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Mafie News

Detenzione di esplosivo, Ciancimino ed Avara condannati in Appello

ciancimino massimo web4Non riconosciute le attenuanti nonostante l'accusa sia frutto di un autodenuncia
di Aaron Pettinari
Tre anni di reclusione e 20 mila euro di multa per Massimo Ciancimino, accusato di detenzione e cessione di esplosivo, due anni (pena sospesa) per il coimputato, Giuseppe Avara, che era accusato di detenzione di esplosivo.
E' questa la decisione della Terza sezione penale d'appello, presieduta da Raimondo Lo Forti, che questa mattina ha confermato la sentenza di primo grado, emessa dal gup Daniela Cardamone il 19 novembre 2013. La vicenda è quella relativa al ritrovamento di 13 candelotti di dinamite nel giardino dell'abitazione palermitana di Massimo Ciancimino. Il pg Rosalba Scaduto in fase di requisitoria aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, richiesta accolta oggi in appello e, così come era avvenuto in primo grado, il giudice non ha ritenuto di riconoscere le circostanze attenuanti a nessuno dei due imputati.
Eppure, secondo gli avvocati del figlio di don Vito, Francesca Russo e Roberto D'Agostino, di attenuanti ve ne sarebbero diverse proprio a cominciare dallo “stato di necessità” provocato dalle ripetute minacce subite dallo stesso che di fatto ne hanno condizionato l'agire sin dal primo momento di questa vicenda. A queste si erano aggiunte quelle per il tentativo di depotenziamento dello stesso esplosivo e le generiche così come non sono bastate le considerazioni di inconsapevolezza, in merito al contenuto del sacchetto consegnatogli da Ciancimino, di cui si è poi disfatto, per le attenuanti richieste dalla difesa di Avara, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Seminara.

I fatti risalgono ai primi giorni di aprile 2011 e a raccontarli è lo stesso Ciancimino jr. In quei giorni in cui era ospite dai suoceri a Bologna, riceve un plico anonimo e all'interno vi trova una lettera di minacce, una foto del figlio, Vito Andrea, scattata con il teleobiettivo, ed i candelotti di dinamite.
Ciancimino aveva sostenuto di non avere segnalato subito i fatti a Bologna anche per non creare fastidi alla moglie e ai suoi familiari (il suocero era malato ndr) e di aver preferito perciò portarlo Palermo, all'insaputa della scorta che all'epoca ancora lo seguiva, dove avrebbe potuto disfarsene più facilmente. In base a quello che è sempre stato il suo racconto, in parte la dinamite era stata eliminata dal suo amico, che lo aveva gettato in un cassonetto, mentre alcuni candelotti sono stati seppelliti in giardino, con tanto di accorgimenti per cercare di depotenziare gli effetti dei candelotti. Non solo. E' stato lo stesso Massimo Ciancimino ad indicare ai pm dove trovarli all'interno della propria abitazione.
Ciancimino, presente in aula assieme ad Avara, ha lasciato il palazzo di giustizia senza rilasciare dichiarazioni (solo in un secondo momento l'avvocato D'Agostino ha detto di attendere le motivazioni della sentenza per poi valutare il ricorso in Cassazione, ndr) mentre prima della sentenza aveva depositato alcune dichiarazioni spontanee.
Eppure bastano le poche righe pubblicate su Facebook per capire lo stato d'animo che si trova ad affrontare: “Cari amici domani come saprete sarò in Corte di Appello per l'episodio della dinamite. Quanto si è detto e scritto, mamma mia, ho letto di tutto, 'nascosta nel giardino', 'occultata', trovata solita informazione ben distorta per minare la mia credibilità in un processo che anche oggi ha regalato la sua ennesima pagina di vergogna. Era in pericolo la vita di mio figlio, ho avuto paura, ad accusarmi sono stato io stesso. Eppure massimo della pena e nessuna attenuante riconosciuta in primo grado. Paura? No, rassegnazione? Mai! Sconforto? Sì, tanto”. E poi ancora: “Ho agito da padre, ho sbagliato, amo mio figlio più di ogni altra cosa al mondo, lo cresco da solo giorno dopo giorno, farei e farò sempre di tutto per proteggerlo”.
A prescindere dalla condanna odierna resta il dato di fatto che senza le rivelazioni ed i documenti di Ciancimino jr, molto probabilmente tutti quegli smemorati di Stato che hanno parlato solo dopo le sue dichiarazioni di certi episodi inseriti nel contesto della trattativa Stato-mafia, avrebbero proseguito il loro silenzio, oggi non ci sarebbe un processo ed i tanti tasselli di verità che stanno via via emergendo non sarebbero mai venuti alla luce.