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Mafie News

La provincia "babba" di Roma e Mafia Capitale. Scomode verità?

roma-panoramicadi Giuliano Girlando - 6 agosto 2015
Era l'anno 2013 quando Antonio Valenzi pubblica un romanzo dal titolo “La provincia del diavolo”, il cui protagonista è Alessandro Vescovi, un giornalista che sogna di diventare famoso e che indaga nella città di Palestrina su alcuni scavi sulla statale, sorvegliati dalla Guardia di Finanza. Sembra impossibile avere informazioni al riguardo finché, in un paese vicino, non scoppia una crisi idrica che porta alla luce un’enormità di informazioni sulla storia di quel territorio, abusato per anni dagli interessi di poteri occulti: Chiesa,logge massoniche, intrighi politici e addirittura di Gladio, l'organizzazione paramilitare promossa dalla NATO in Italia per contrastare l’eventuale ascesa di partiti politici comunisti a occidente. Alessandro Valenzi, alter ego dell’autore, a costo di rischiare la vita per qualcosa che va oltre la sua missione giornalistica, riesce con caparbietà e fatica a ricostruire le vicende passate che hanno portato la zona prenestina al centro di vicende inquietanti e intricatissime. Un romanzo è sicuramente un modo fantasioso di narrare verità o costruire scenari immaginari. Vero è che con l'avvento di Mafia Capitale, si è squarciato un velo di nebbie e silenzi che stranamente ricopriva la provincia di Roma da anni, una provincia “babba” per usare un termine siciliano riferito però alla provincia di Messina, ma che calza a pennello con quanto succede in quella di Roma. Già Michele Prestipino membro della Dda di Roma e procuratore aggiunto, aveva parlato del fenomeno romano di mafia capitale usando un parallelo con Palermo, “Roma come Palermo neglli anni 80.” Stavolta a parlare della provincia è il prefetto di Roma Franco Gabrielli che in audizione davanti la commissione parlamentare antimafia dice che:
“dalle indagini risulta in modo chiaro come Mafia capitale sia il prodotto originale e originario dell'evoluzione di alcuni ambienti della criminalità romana. Ne è una sintesi la figura del suo leader indiscusso Massimo Carminati”.

«Le mafie tradizionali si muovono a Roma e provincia con un modello non diverso da quello usato negli anni '70 e '80 da Cosa Nostra, con l'insediamento del suo cassiere Giovanni Pippo Caló, uomo capace di intessere alleanze sia con la delinquenza romana della banda della Magliana che con frange dell'eversione nera».«I media nazionali ed esteri negli ultimi giorni hanno dato grande risalto al problema del degrado nel Comune di Roma che non solo incide sulla qualità della vita ma rischia anche di alimentare il terreno di coltura della criminalità organizzata».Il prefetto si sofferma
«Non mi pare sia inoltre da sottovalutare il campanello d'allarme che risuona anche in altre località della provincia, dove anche di recente si sono verificati gravi episodi di mala amministrazione e si è reso necessario procedere alla sospensione dei sindaci di Marino e Guidonia, entrambi destinatari di misure restrittive della libertà personale nell'ambito di procedimenti penali per gravi fatti di corruzione». «Roma e la sua provincia - ha aggiunto - presentano fattori che continuano a renderle permeabili ai traffici illeciti delle organizzazioni criminali».
«Inoltre ho altri quattro comuni - Morlupo, Sacrofano, Castelnuovo di Porto e Sant'Oreste - a rischio scioglimento, che sono stati oggetto di accessi delle commissioni. Nei prossimi giorni definiremo una valutazione che porteremo all'attenzione del ministro dell'Interno».

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