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Mafie News

Mafia Capitale, la clinica Colle Cesarano e la Procura di Tivoli. E' un porto delle nebbie

tribunale-tivoli-effdi Giuliano Girlando - 13 giugno 2015
Tre denunce datate 2007, 2009 e 2011 e presentata alla Procura di Tivoli senza nessuna indagine aperta, una serie di processi con i giudici che hanno sempre motivato il proscioglimento attribuendo le responsabilità alla Asl Rm G, che inspiegabilmente, interrompeva i rimborsi per le prestazioni sanitarie svolte dalla Casa di Cura di Colle Cesarano, una vicenda assurda, un cittadino che viene ingiustamente accusato e a cui sembra venire meno il diritto di poter ribadire le proprie accuse in un aula giudiziaria. Questa storia è da sfondo a Mafia Capitale dove dalla prima ordinanza si vede il coinvolgimento dell'attuale amministratore della clinica Manfredino Genova tirato in ballo da Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci. A parlare è Aurelio Casati, l'ex amministratore della clinica “Colle Cesarano” di Tivoli, che da qualche anno è adibita a centro di accoglienza per immigrati, frutto dell'accordo appunto tra la Geress s.r.l e Salvatore Buzzi.

“Durante la mia gestione, dal 1994 al 2003, senza accreditamenti regionali, ma solo grazie ai rimborsi derivanti dalla ASL RM G, ho cercato di investire per migliorare l’accoglienza e la permanenza dei pazienti nella clinica. Quando nel 2004 lasciai l’amministrazione alla Geress s.r.l., venni sottoposto a indagine giudiziaria dalla Procura di Tivoli con l’accusa di bancarotta.
In otto anni di indagini non sono mai stato convocato dalla Procura per essere ascoltato. Possibile? Si, poiché nonostante le mie numerose denunce e successive richieste di essere ascoltato dal Procuratore Capo di Tivoli e dal Sostituto Procuratore di allora, Gabriella Fazi, la mia posizione all’interno della vicenda non è mai stata chiarita, fino al proscioglimento avvenuto due anni fa che escludeva ogni mia possibile colpa o coinvolgimento nella situazione finanziaria disastrosa che si era venuta a creare.
Sono stato accusato senza prove di aver usufruito di fondi della Regione Lazio a mio piacimento quando invece ho lasciato la clinica perché ho ritenuto doveroso chiudere con quel sistema di tangenti che prevedeva il 3 % su ogni rimborso delle prestazioni sanitarie da parte della ASL RM G di Tivoli, somme di denaro per giunta difficili da reperire.
La situazione divenne insostenibile per me, in quanto messa in piedi anche da sindacalisti che mi accusavano di intascare soldi direttamente e di non eseguire una corretta gestione amministrativa della clinica, persino nei confronti dei lavoratori.
Nel 2013 ho inviato due e-mail indirizzate all’attenzione del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, segnalando una fatturazione della clinica (sotto l’attuale gestione) in cui si riscontravano 3,5 milioni di euro in più rispetto agli accordi regionali e chiedendo conto di una procedura di accreditamento regionale avvenuta in maniera repentina subito dopo il suo insediamento.
Nello stesso periodo ho presentato anche un esposto alla Procura della Corte dei Conti della Regione Lazio riguardante gli accordi tutt’ora vigenti tra Regione e Geres s.r.l, sulla copia delle fatture di liquidazione della ASL RM G e su dettaglio dei posti letto equivalenti.
Non ho mai ricevuto risposte in merito dalla Regione e tantomeno sono mai riuscito, ripeto, a chiarire quanto accaduto sotto la mia gestione della clinica riguardo la mia posizione giudiziaria presso la Procura di Tivoli.
Mi auguro che visto il coinvolgimento dell’attuale amministrazione della clinica nella vicenda di Roma Capitale, si possa chiarire anche la mia vicenda personale e del la mia figura, danneggiata sia economicamente che moralmente."
Aurelio Casati ha messo per iscritto tutte le sue accuse: denunce e-mail e quanto altro e ovviamente non possiamo fare a meno di notare che tutto si è perso nelle nebbie della procura di Tivoli che incredibilmente negli anni non ha svolto indagini per capire cosa stava accadendo. Sarebbe doveroso che qualcuno chieda conto al procuratore capo Luigi De Ficchy sempre che i suoi impegni da procuratore capo di Perugia non gli consentano di gestire con serenità l'operato della procura.

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