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Mafie News

Mafia Capitale detta legge: "Con noi sali in taxi e poi non scendi più"

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di AMDuemila - 5 giugno 2015
Tangenti, appalti pilotati e centri d’accoglienza: “Mi dai un euro per ogni migrante”
"Bisogna sta attenti a scenne dal taxi... perchè co noi sali ma non scendi più". Così avvertiva Salvatore Buzzi, presunto braccio destro di Massimo Carminati intercettato telefonicamente, parlando della logica alla quale si doveva sottostare per fare parte del “mondo di mezzo” di Mafia Capitale. Il dialogo avviene tra il ras delle cooperative sociali e il suo collaboratore, Claudio Caldarelli, ugualmente arrestato lo scorso dicembre, quando è stata scoperchiata l’organizzazione criminale romana. Ieri, con la prosecuzione dell’operazione di sei mesi fa, altri 44 soggetti sono stati arrestati, molti dei quali appartenenti alla sfera politica. Uno di questi, stando all’inchiesta, sarebbe Mirko Coratti, ex presidente Pd del Consiglio comunale. Buzzi racconta a Caldarelli una sua conversazione con lui: "Ho fatto 'però a noi Giordano (Tredicine, consigliere romano di Fi, arrestato ieri, ndr) c'ha sposati e semo felici de sta co Giordano", in quanto Coratti avrebbe chiesto a Buzzi del suo rapporto con Tredicine. Buzzi si dichiarava molto soddisfatto: "Però come sto sul pezzo a Giordano non c'ho mai visto nessuno eh – riferisce  Buzzi a Carminati, nel corso di un'altra conversazione -, credimi, mai nessuno". "Lui ricambia, è serio – è la risposta dell'ex terrorista -, poi è uno che è poco chiacchierato, nonostante faccia un milione di impicci". Coratti era stato ribattezzato “Balotelli” da Buzzi, perchè non faceva "gioco di squadra", dice in telefonate intercettate. "Me so' comprato Coratti, gioca con noi", disse poi a Carminati, anche se l’ex presidente Pd del Consiglio comunale "aveva pretese continue, tra cui l'assunzione di persone nelle coop di Buzzi". Gli affari, però, andavano a gonfie vele: "Massimo Carminati e' un grande. Ci sta facendo fare un sacco di cose, un sacco di lavori" commenta Buzzi a Emilio Gammuto, suo collaboratore. “Su a Ostia - spiega -, anche se non direttamente ma attraverso un suo collaboratore, abbiamo preso un milione e due per il taglio del verde". "Per il campo nomadi ci ha messo pure i soldi, mi sa, eh?", chiede Gammuto. E Buzzi conferma: "Si', ci ha messo 500mila euro di tasca sua". "Ma li ha ripresi?", chiede l'altro. "Ha ripreso tutto. A giugno ha ripreso tutto. E non solo: ci avra' guadagnato 300mila euro".

Perquisizioni
"Molteplici perquisizioni" sono state svolte, nell’ambito dell’inchiesta, anche nel Catanese in alcuni uffici, tra cui quelli del Consorzio "Sol Calatino - Società Cooperativa Sociale", inserito nell'A.T.I. che si occupa delle gestione dei servizi all'interno del Cara di Mineo, e della Provincia Regionale di Catania, attività condotte nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per l'affidamento dei servizi al Cara di Mineo. Un’altra perquisizione, che rientra sempre negli accertamenti sulla gestione degli appalti per i rifugiati, riguarda la cooperativa "La Cascina", vicina al mondo cattolico, che tra l’altro amministra il Cara di Mineo in Sicilia.

Ulteriori accertamenti sono scattati anche nell'abitazione dell'ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, Maurizio Venafro. L'ex braccio destro del presidente della Regione è indagato dai pm romani per il reato di tentativo di turbativa d'asta. La vicenda, per la quale Venafro si è dimesso nel marzo scorso, è relativa ad una gara d'appalto per l'acquisto del servizio Cup (il Centro Unico Prenotazione) che venne indetta e poi revocata nel dicembre scorso dallo stesso Zingaretti dopo che il bando era finito nelle carte della maxinchiesta.


Indagati
Tra i nomi finiti del filone investigativo capitolino, anche quello della marsicana Pierina Chiaravalle, 31 anni. I carabinieri hanno infatti notificato un'altra ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, con nuovi capi di imputazione per la donna, stretta collaboratrice di Buzzi e già detenuta in casa ad Avezzano nell'ambito del primo filone di indagine.

Gramazio, quel collegamento tra mafia e politica
Luca Gramazio, consigliere regionale di Forza Italia arrestato ieri, "svolge un ruolo di collegamento tra l'organizzazione da un lato e la politica e le istituzioni dall'altro, ponendo al servizio della stessa il suo 'munus publicum' e il suo ruolo politico" scrive il gip Flavia Costantini nell'ordinanza di custodia cautelare. L'esponente di Fi rappresenta "un collegamento che, sul piano politico, si traduce nella costruzione del consenso necessario ad assecondare gli affari del sodalizio; sul piano istituzionale, in materia di iniziative formali e informali intese per un verso a collocare nei plessi - sensibili per l'organizzazione - dell'amministrazione pubblica soggetti graditi, per altro verso nell'orientare risorse pubbliche in settori nei quali il sodalizio, in ragione del capitale istituzionale di cui dispone, ha maggiori possibilità di illecito arricchimento". Secondo il gip, Gramazio elabora "insieme ai vertici dell'organizzazione le strategie di penetrazione della pubblica amministrazione".  Le indagini avrebbero evidenziato la sua “straordinaria pericolosità” in quanto "potrebbe sfruttare la rete ampia dei collegamenti per fornire nuova linfa alle attività delittuose e agli interessi dell'associazione" capeggiata da Massimo Carminati, "nonostante lo stato detentivo di numerosi sodali". Tra le “utilità” che Gramazio avrebbe secondo l’accusa ricevuto, figurano "novantottomila euro in contanti in tre tranches (50mila-28mila-20mila); 15mila euro con bonifico per finanziamento al comitato Gramazio; l'assunzione di 10 persone, cui veniva garantito nell'interesse di Gramazio uno stipendio; la promessa di pagamento di un debito per spese di tipografia". Il consigliere regionale è accusato di concorso in corruzione in quanto avrebbe favorito "la destinazione di risorse regionali destinate al comune di Roma, poi orientate verso il X Municipio", oltre ad aver commesso una serie di atti contrari ai doveri d'ufficio di consigliere regionale comunale. Tra questi, lo stanziamento di un milione di euro per le piste ciclabili, la proroga dei lavori sul verde pubblico alle cooperative sociali, il riconoscimento del debito fuori bilancio per l'emergenza dei minori non accompagnati provenienti dal Nord-Africa, l'assestamento del Bilancio di Previsione 2012 e pluriennale 2012-2014.

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Daniele Ozzimo

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Buzzi e la ‘Ndrangheta dietro le elezioni europee di Alemanno
Gianni Alemanno si sarebbe rivolto a Buzzi in occasione delle elezioni al parlamento europeo del maggio 2014, nel quale era candidato nella lista Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, nella circoscrizione Sud. Buzzi, da parte sua, si sarebbe mosso per ottenere il sostegno alla candidatura anche contattando la ‘Ndrangheta dei Mancuso di Limbadi, nello specifico appoggiandosi a Giovanni Campennì per procurare i necessari consensi in occasione della campagna elettorale. Buzzi contattava Giovanni Campennì, al fine di interessarlo per "da 'na mano a Alemanno... in campagna elettorale...". Il tentativo, si legge ancora, "di Buzzi di mascherare, in maniera evidentemente strumentale con l'interlocutore ("sto numero è intercettato... però so telefonate legali..."), l'illecita richiesta pervenutagli, facendola passare come innocua e legittima istanza volta ad ampliare il consenso elettorale ("…basta che non sia voto di scambio... tutto è legale... uno po' vota' gli amici???!!!"), nell'ambito di una circoscrizione elettorale particolarmente ampia, veniva perfettamente compreso da Campennì, il quale, avendo evidentemente ben inteso il vero senso della richiesta, aderiva prontamente alla richiesta: “va bene... allora... è qua la famiglia è grande... un voto gli si dà".

Parlando con il suo commercialista Stefano Bravo, Odevaine ricostruisce la storia del Villaggio di Mineo (Catania), ex residence per militari americani diventato poi Centro di accoglienza per richiedenti asilo. L'uomo cita poi Giuseppe Castiglione, ex presidente dell'Upi e politico vicino ad Alfano. “...Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro ... Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra...”. “Comunione e Liberazione appoggia Alfano?” chiede Bravo. “Si ... – risponde Odevaine – stanno proprio finanziando ... sono tra i principali finanziatori di tutta questa…”. E Bravo: “Apposta regge ...”. Odevaine: “Questa roba sì ... e Lupi è ... (si accavallano le voci) ... e si sta dentro ... Lupi ... (si accavallano le voci) ... e infatti è il Ministro del ... .del coso ... delle Opere Pubbliche ...”. Bravo: “e si Infrastrutture ...”. “Infrastrutture eh ... – commenta Odevaine – e Castiglione fa il sottosegretario ... all'Agricoltura ... però ... ed è il loro principale referente in Sicilia ... cioè quello che poi gli porta i voti ... perchè poi i voti loro ... ce li hanno tutti in Sicilia ...”.

Odevaine ai manager de “La Cascina”: “Mi dai un euro per ogni migrante”
"Se me dai...me dai cento persone facciamo un euro a persona". Si tratta del "criterio di calcolo delle tangenti", secondo il gip “un vero e proprio 'tariffario per migrante ospitato'" che Luca Odevaine avrebbe spiegato ai manager della cooperativa La Cascina, interessati alla gestione dei Centri per gli immigrati e disposti a pagare uno stipendio fisso a Odevaine. Decine le intercettazioni tra loro, tutte centrate su quale debba essere la percentuale da corrispondere, per “l'aiuto” ottenuto per la gara relativa al Cara di Mineo e per quanto Odevaine potrebbe fare per i centri di Roma e di San Giuliano di Puglia. "Allora altre cose in giro per l'Italia - dice Odevaine a Cammisa, agli arresti domiciliari - ...possiamo pure quantificare, guarda... se me... se me dai... cento persone facciamo un euro a persona... non lo so, per dire, hai capito? E... e basta uno ragiona così dice va beh... ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina... 50 là... e... le quantifichiamo, poi". I manager della cooperativa “La Cascina” sarebbero stati "partecipi degli accordi corruttivi con Luca Odevaine" in quanto avrebbero commesso "plurimi episodi di corruzione e turbativa d'asta" dal 2011 al 2014, mostrando così una "spiccata attitudine a delinquere" per ottenere vantaggi economici. Nel mirino dell’inchiesta anche Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa. Per Ferrara è stato disposto il carcere, mentre nei confronti degli altri tre sono scattati i domiciliari.

Il gip sottolinea che è stato lo stesso Odevaine, in dichiarazioni spontanee ai magistrati, a parlare del suo ruolo di “raccordo”, sostenendo che in realtà il Tavolo aveva solo una funzione politica. "Non aveva nessun potere - ha messo a verbale Odevaine - nell'attivare Centri o spostare immigrati da un centro all'altro, semplicemente dettava le linee generali della politica". Scelte che invece spettavano al Viminale. Nelle conversazioni con i manager della cooperativa, però, Odevaine è più chiaro. Il mio compito, spiega infatti ad un dipendente de La Cascina, "non è tanto stare direttamente dentro ai Centri... il lavoro che gli faccio è di collegamento con il ministero dell'Interno soprattutto per trovare... poi... la possibilità di implementare il lavoro... e facciamo accordi sugli utili in genere... insomma ci si dividono un po' gli utili".


Mille euro al mese a consigliere Comune
Il clan di Carminati e Buzzi avrebbe poi garantito mille euro al mese e un posto di lavoro per un conoscente al consigliere comunale Massimo Caprari del Centro democratico, della maggioranza del sindaco Ignazio Marino. Il consigliere, in cambio, avrebbe assicurato all'organizzazione "il suo voto favorevole al riconoscimento del debito fuori bilancio per l'anno 2014". In un colloquio intercettato tra Buzzi e il vicepresidente della cooperativa "La Cascina", Francesco Ferrara, braccio destro di Carminati afferma: "te l'ho detto, “Caprari è venuto da me: voleva tre posti di lavoro". Buzzi, scrive il gip nel provvedimento, riferiva a Ferrara che, per accogliere le sue richieste, Caprari si era rivolto a lui chiedendogli in cambio l'assunzione di tre persone, che poi era stata ridotta a una sola al che il rappresentante de La Cascina replicava dicendo che un posto di lavoro equivaleva a circa 30mila euro l'anno". Concluso l'accordo e assunta la persona indicata da Caprari, lo stesso Buzzi, intercettato, avrebbe poi commentato "quello di Caprari l'ho preso per tre mesi, in tre mesi la mucca deve mangiare in tre mesi". “La mucca – dice ancora Buzzi a Franco Figurelli, componente della segreteria di Coratti – deve mangiare per essere "munta". E Figurelli: "Aho ma questa metafora io gliela dico sempre al mio amico, mi dice: 'Non mi rompere il ca.. perché se questa è la metafora lui ha già fatto, per cui non mi rompere'". Buzzi: "Aho, però diglielo: 'Guarda che ha detto Buzzi che qui la mucca l'amo munta tanto'". Figurelli: "Allora, ieri me c'ha mannato aff... per avè detto sta cosa, tu non hai capito, me c'ha mannato aff..., dice: 'Non ti può rispondere così l'amico Salvatore perché noi già fatto'". Secondo il Ros dei carabinieri Buzzi avrebbe tra le altre cose assunto nelle sue cooperative una ragazza segnalata da Coratti, comunicando l'arrivo della giovane al 'ndranghetista Rocco Rotolo, anch'egli inserito nelle coop.

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