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Mafie News

Mafia capitale: 37 arresti, tra gli indagati anche l'ex sindaco Gianni Alemanno

carminati-massimo-arrestodi AMDuemila - 4 dicembre 2014
Una solida alleanza per infiltrarsi agevolmente nel settore imprenditoriale ed ottenere appalti pubblici dal comune di Roma. È la “Mafia capitale”, così definita dagli inquirenti che hanno svelato l’esistenza di una vera e propria associazione criminale tutta romana. A capo della struttura c’è Massimo Carminati, l’ex terrorista nero appartenente alla storica Banda della Magliana. “Sul piano soggettivo Mafia Capitale si è strutturata prevalentemente attorno alla figura di Massimo Carminati, il quale ha mantenuto e mantiene stretti legami con soggetti che hanno fatto parte della Banda della Magliana o che comunque le gravitavano intorno” si legge nell’ordinanza. Ma nell’inchiesta sono finiti anche nomi di spicco dell’ambiente politico, come l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, indagato per associazione mafiosa. Tra i 37 arrestati anche Riccardo Mancini, ex amministratore delegato per l’Ente Eur. Nel sistema sarebbero coinvolti anche molti altri politici e funzionari come il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, quello Pdl Luca Gramazio, e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti, che hanno ricevuto un avviso di garanzia. I reati ipotizzati per gli indagati sono, tra gli altri, associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio.
Gli appalti riguardavano le aziende municipalizzate, anche riguardanti i campi nomadi e i centri di accoglienza per gli immigrati. Coordinatori dell’indagine sono il procuratore capo Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Michele Prestipino ed i sostituti Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli. Parallelamente si sta procedendo al sequestro di beni per il valore complessivo di 200 milioni di euro.

L’organizzazione stando alle parole dello stesso Carminati, si legge ancora nell’ordinanza, “opera, soprattutto, in un mondo di mezzo, un luogo dove, per effetto della potenza e dell’autorevolezza di Mafia Capitale, si realizzano sinergie criminali e si compongono equilibri illeciti tra il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il mondo di sotto, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi”. La struttura criminale “siede a pieno titolo al tavolo di altre e più note consorterie criminali, condizionandone l’attività sul territorio romano, che ha piena consapevolezza di sé e del suo ruolo nella gestione degli affari illeciti della capitale”. Nonostante i solidi contatti con il mondo politico ed imprenditoriale, però, “l’associazione continua a esercitare il suo potere anche attraverso la realizzazione dei delitti classici delle associazioni di stampo mafioso, quali l’usura e l’estorsione”.
L’indagine proverebbe, grazie alle intercettazioni, come molti esponenti politici romani fossero direttamente “stipendiati” dall’organizzazione criminale: “C'avemo Ozzimo (Daniele, poi nominato assessore alla Casa, indagato e che ha già rassegnato le dimissioni, ndr)", dice Salvatore Buzzi, braccio destro di Carminati, "Me so' comprato Coratti (Presidente Pd dell'Assemblea capitolina, ugualmente indagato e dimessosi, ndr), lui sta con me, gioca con me ormai" sono solo alcune delle conversazioni registrate dai Carabinieri del Ros.
Nella prima tornata di interrogatori dei magistrati quasi tutti, compreso Carminati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi, altra figura chiave e anello di congiunzione tra il mondo politico e quello del clan, ha respinto le accuse fornendo una versione dei fatti ritenuta dagli inquirenti per niente convincente. "Non sono mai stato a libro paga di nessuno", ha dichiarato Panzironi definendo "un fatto normale" i finanziamenti sospetti, che ammontano a circa 40 mila euro, ricevuti dalla Fondazione Nuova Italia presieduta da Gianni Alemanno. Peccato che l'ordinanza riporta in più di un passaggio le lamentele dei fedelissimi di Carminati sui "soldi dati a Panzironi", fino a "15 mila euro al mese".

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