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Sentenza Mori-Obinu: azione disciplinare per il “quattro meno” di Teresi

teresi-vittorio-c-castolo-gianninidi AMDuemila - 13 febbraio 2014
Il pool della trattativa Stato-mafia continua ad essere bersagliato di procedimenti disciplinari. Questa volta – come si apprende dalle colonne di Repubblica – il destinatario è il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, coordinatore nell’ambito del processo in corso a Palermo.
L’azione disciplinare è stata comunicata al Csm il 3 di febbraio dal procuratore generale Gianfranco Ciani. L’accusa mossa al magistrato è di aver “tenuto un comportamento gravemente scorretto” nei confronti dei colleghi Mario Fontana, presidente della IV sezione del Tribunale, e dei giudici a latere Wilma Mazzara e Annalisa Tesoriere che emisero la sentenza di assoluzione in primo grado per il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di non aver arrestato Bernardo Provenzano a Mezzojuso.

“Se fossi un insegnante metterei alla sentenza dei giudici del processo Mori un quattro meno perchè chi l'ha scritta è andato fuori tema. Insomma, ha scritto la sentenza di un altro processo” aveva commentato a caldo Teresi in riferimento alla sentenza e, nello specifico, alla scelta di dedicare le prime ottocento pagine (su oltre milletrecento) a un tema, quello della trattativa, “che è stato trattato dall'accusa solo come eventuale ipotesi di movente che dovesse in qualche modo supportare il dolo, e occuparsi solo in minima parte del tema principale del processo, cioè la mancata cattura di Provenzano, è un modo curioso che ha scelto l'estensore di scrivere le decisioni”.
Sulle motivazioni della sentenza, nella quale i giudici di Palermo hanno scritto che la strage di via D’Amelio era stata programmata da tempo e che non fu l’opposizione del magistrato alla trattativa la causa della sua morte, si era espressa anche la Procura di Caltanissetta, ribadendo la competenza dei pm nisseni in merito: “Solo la competente magistratura di Caltanissetta potrà direttamente intervenire sugli aspetti che riguardano il barbaro eccidio di Paolo Borsellino – è scritto in una nota –. Il Tribunale palermitano, dunque, ha potuto esaminare solo indirettamente (e probabilmente con un diverso compendio probatorio) questa vicenda di competenza nissena, e solo al fine di rispondere a quello che era il vero tema del processo: la mancata cattura dell’allora latitante Bernardo Provenzano” causata da scelte, prese da Mori e Obinu, che il presidente Fontana si limitò a giudicare “discutibili” e solo “astrattamente idonee a compromettere il buon esito di una operazione che avrebbe potuto procurare la cattura di Provenzano”.
Ma Teresi è solo l’ultimo della lista ad aver ricevuto un’azione disciplinare. Il 2 agosto 2012 Nino Di Matteo era stato raggiunto da un provvedimento, in merito all’intervista rilasciata a Repubblica dove avrebbe rivelato l’esistenza delle intercettazioni Mancino-Napolitano (mentre a fare lo scoop fu Panorama), insieme al procuratore Francesco Messineo, al quale si chiedeva se avesse autorizzato il magistrato a rilasciare tali dichiarazioni. A distanza di quasi un anno e mezzo il Csm non ha ancora deciso sulla richiesta di archiviazione di un procedimento che sarebbe stato suggerito proprio dal Quirinale. Nella richiesta di proscioglimento depositata a fine dicembre dal Pg Gianfranco Ciani e dal sostituto Antonio Gialanella si legge: “Al Procuratore generale presso la Cassazione perveniva, in data 11.7.2012, dal Segretario generale della Presidenza della Repubblica, una missiva datata al 9.7.2012” dove il segretario generale del Quirinale Donato Marra trasmette alcune sue lettere con l’Avvocatura dello Stato e fra questa e la Procura di Palermo in riferimento ad un’intervista di Nino Di Matteo a Repubblica.

Foto © Castolo Giannini

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