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Mafie News

Stragi, parla “faccia da mostro”: “Io non sono un killer di Stato”

aiello-faccia-mostro-bolzoniLa Repubblica raggiunge l'ex poliziotto in Calabria
di AMDuemila - 5 dicembre 2013
Per la prima volta dopo tanti anni “faccia da mostro” parla e rigetta ogni accusa nei suoi confronti. Lo ha fatto tramite le colonne di La Repubblica, che lo ha raggiunto nella propria abitazione in Calabria, a Montauro. Si chiama Giovanni Aiello, è un ex poliziotto di Palermo ed ha il volto sfregiato da una fucilata.
Il suo nome da qualche anno ormai è emerso nell'ambito di diverse indagini in quanto sospettato di avere fatto omicidi e stragi in Sicilia come ufficiale di collegamento tra cosche e servizi segreti.
A parlare per primo di lui è stato, nel 1995, il confidente Luigi Ilardo (infiltrato dai Carabinieri al seguito di Bernardo Provenzano e ucciso in circostanze misteriose nel 1996) che raccontò di un uomo, un uomo dello Stato, con il viso orribilmente devastato (da qui il soprannome "faccia da mostro").

Secondo Ilardo sarebbe stato presente in alcuni momenti molto misteriosi della storia recente di Palermo, e vale a dire: presente davanti all'omicidio di un bambino di 12 anni nella borgata di San Lorenzo, presente all'omicidio di Nino Agostino (un poliziotto palermitano ucciso insieme alla moglie nell'agosto 1989), presente alla tentata strage di 2 mesi prima, nel giugno del 1989, contro Giovanni Falcone, quella che passerà alla storia come la tentata strage dell'Addaura. Di lui ha parlato anche il collaboratore di giustizia Vito Lo Forte che ha identificato Aiello come l’uomo con cui spesso si accompagnava, assieme ad un altro uomo di Stato, nel corso di una ricognizione fotografica avvenuta nell’agosto 2009: “Li chiamavamo il bruciato e lo zoppo. Uno aveva il viso deturpato, l’altro camminava con un bastone”. Lo Forte ha sostenuto di aver visto entrambi “incontrarsi due o tre volte con Gaetano Scotto, il mio capo famiglia”. Incontri che sarebbero avvenuti - sempre secondo Lo Forte - in esercizi pubblici, forse anche nel ristorante di proprietà del boss.
Di “faccia da mostro” parla anche il padre di Nino Agostino, l’agente rimasto ucciso nel 1989. Il Signor Agostino racconta che una settimana prima dell'omicidio un uomo con il volto deturpato andò a bussare a casa sua: “Era un uomo con i capelli biondi, dal viso orribilmente butterato”.
Qualche mese fa Aiello è uscito da un’inchiesta per associazione con l’archiviazione, qualche settimana fa è di nuovo entrato nelle indagini dei pm di Caltanissetta che cercano frammenti di verità sulle uccisioni di Falcone e Borsellino.
Naturalmente, con le sue dichiarazioni a La Repubblica, allontana da sé ogni accusa: “Sono qui, libero, mi addossano cose tanto enormi che non mi sono nemmeno preoccupato di nominare un avvocato per difendermi. Se avessi fatto tutto quello di cui mi accusano — lo so che ancora i miei movimenti e i miei telefoni sono sotto controllo — dovrei avere agganci con qualcuno al ministero degli Interni, ma io al ministero ci sono andato una sola volta quando dovevo chiedere la pensione d’invalidità per la cicatrice”. Sulla stessa ha detto: “Nel 1966 i sequestratori della banda di Graziano Mesina mi hanno ridotto così durante un conflitto a fuoco in Sardegna, poi sono stato trasferito a Cosenza, poi a Palermo”. Parla di alcune figure di polizia con cui ha avuto a che fare alla Catturandi: “All’investigativa c’era Vittorio Vasquez, anche Vincenzo Speranza, un altro funzionario. Comandava Bruno Contrada (l’ex capo della Mobile che poi è diventato il numero 3 dei servizi segreti ed è stato condannato per mafia, ndr) e poi c’era quello che è morto”. E quest'ultimo altri non è che Boris Giuliano, ucciso dalla mafia il 21 luglio del 1979.
Quindi giura di non aver più messo piede a Palermo dal 1976: tutti quegli omicidi e quelle stragi sono venuti dopo, mai più stato a Palermo neanche a trovare mio fratello”.
Sulle indagini nei suoi confronti aggiunge: “So soltanto che mi hanno messo sott’indagine perché me l’hanno detto amici che sono stati ascoltati dai procuratori, anche mio cognato e la mia ex moglie. E poi tutti frastornati a chiedermi: ma che hai fatto, che c’entri tu con quelle storie? A me non è mai arrivata una carta giudiziaria, nessuno mi ha interrogato una sola volta”. Quindi nega di aver mai conosciuto Luigi Ilardo, e tanto meno il pentito dell'Acquasanta Vito Lo Forte. Esclude anche di aver mai conosciuto Nino Agostino o il padre Vincenzo.
E quindi conclude raccontando anche fatti che lo hanno riguardato in passato, come il “Piano Solo”: “Era l'estate 1964. Molto tempo dopo ho saputo che tutti noi, 320 giovanissimi poliziotti ben piantati, eravamo stati selezionati come forza di supporto - non so dove - per il golpe del generale Giovanni De Lorenzo”. Un golpe contro il governo di sinistra. Misteri su misteri che lo riguardano. E oggi lo indagano, su impulso della direzione nazionale antimafia, quattro procure italiane. Palermo e Caltanissetta per la trattativa, Reggio Calabria e Catania per i suoi presunti contatti con ambienti mafiosi.

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