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Mafie News

Mafia spa: quando la crisi è un business mondiale

soldi-bigLa necessità di una forma di contrasto uniforme ed internazionale
di Aaron Pettinari - 28 agosto 2012
“La crisi finanziaria globale è stata una benedizione per il crimine organizzato”. Con questo concetto lo scrittore Roberto Saviano ha esordito sulle pagine del New York Times, in un articolo tradotto e pubblicato in forma ampliata ieri sul quotidiano La Repubblica. Sotto la lente d'ingrandimento dell'autore di “Gomorra” è finito il mondo della finanza che, secondo recenti indagini, sarebbe sempre più collegato con le mafie, le organizzazioni criminali ed i cartelli del narcotraffico.

Saviano individua nella seconda metà del 2008, quando le banche si trovavano ad affrontare pesanti problematiche di liquidità, l'esatto momento in cui le organizzazioni criminali mondiali, da sempre dedite al riciclaggio di denaro, hanno effettuato il proprio ingresso nel mondo della finanza passando dalla porta principale fornendo un enorme flusso di capitali. E se questo “quadro” era già concreto e reale ancor prima del crack Lehman, che ha dato il via alla crisi economica globale, a maggior ragione oggi che ci troviamo in una situazione peggiore le banche del mondo vengono attratte dal denaro facile del crimine.
La casistica è davvero vasta. Si può pensare alla Wachovia Bank, che ha letteralmente “chiuso più di un occhio” sulle transazioni di denaro legate alla guerra della droga in Messico. O ancora di HSBC, che ha fatto fronte a 700 milioni di dollari in sanzioni per aver favorito il riciclaggio di denaro di signori della droga messicani, terroristi internazionali e banche iraniane (sottoposte a embargo).
Secondo le stime delle Nazioni Unite, il riciclaggio di denaro sporco nel 2009 ammonterebbe ad un volume di 1600 miliardi di dollari, di cui oltre un terzo risalirebbe a forme di crimine organizzato.
Saviano nel suo articolo ha poi ricordato che nel febbraio 2012, in una recente seduta del congresso USA sul crimine organizzato il capo della Sezione Riciclaggio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Jennifer Shasky Calvery ha ricordato come: “Le banche negli Stati Uniti sono usate per accogliere grandi quantità di capitali illeciti occultati nei miliardi di dollari che vengono trasferiti tra banca e banca ogni giorno”.
Un esempio di certe operazioni finanziare viene fornito da una recente inchiesta di due economisti colombiani, Alejandro Gaviria e Daniel Mejiia dell'Università di Bogotà: il 97,4% degli introiti provenienti dal narcotraffico in Colombia viene puntualmente riciclato da circuiti bancari di Usa ed Europa. E non è una cifra da poco: si parla di 352 miliardi di dollari.
Ma se per le banche il vantaggio è prettamente commerciale, per la criminalità è doppio. Da una parte la connivenza del sistema bancario permette alle mafie di ripulire i propri guadagni illeciti, dall'altra la crisi offre grandissime occasioni per aumentare il bacino dei propri affari, specie nel campo dell'usura o del mercato nero.
Saviano nella propria analisi sostiene di aver individuato le cause di tutto ciò nel lassismo delle istituzioni, specialmente del Regno Unito e degli USA che non intervengono né a livello legislativo, né a livello di repressione e se lo fanno si applicano “con il freno a mano” combattendo la "microeconomia" delle mafie, ma non la "macroeconomia".
Secondo lo scrittore e giornalista venezuelano Moisés Naím: “Fino a pochi anni fa le mafie avevano molta influenza su alcuni personaggi all’interno dei governi, ora sono i governi stessi a prendere il controllo delle reti illegali internazionali”. Se da una parte, rispetto a Saviano, nell'articolo pubblicato su “La Repubblica”, “salva” Italia, Spagna e Grecia (riconosciuti comunque come paesi dove la corruzione è fortissima), dall'altra fornisce esempi concreti sul Venezuela, suo Paese natale, “dove l’ex giudice supremo Eladio Aponte sta fornendo ampie prove che dirigenti governativi di primo piano sono anche i capi di importanti bande criminali internazionali”, “Per non parlare dell’Afghanistan, dove il fratello del presidente, il governatore di Kandahar Ahmed Wali Karzai, assassinato nel 2011, era stato ripetutamente accusato di essere coinvolto nel traffico d’oppio, la principale attività economica del Paese”.
Saviano parla invece dell'Europa, in particolare della Spagna e della Grecia divenuti “Stati porta” per le rotte della cocaina in Europa. Lo scrittore ricorda l'indagine condotta nel 2011 dall'antimafia milanese in cui vennero arrestate complessivamente 11 persone e che portò al sequestro di 117 chili di cocaina, 48 di hashish e di vari automezzi utilizzati per un traffico illecito di droga dal Sudamerica in Italia attraverso la Grecia.
Non solo. secondo altri dati nel Paese ellenico, venendo a mancare i canali di prestito ufficiali a causa della crisi, sempre più persone ricorrono ai prestiti illegali, rivolgendosi agli strozzini. Un mercato nero di prestiti illegali che produrrebbe un giro d'affari di circa 5 miliardi di euro all'anno. Un'attività che pare sia quadruplicata dall'inizio della crisi nel 2009.
Anche l'Italia non è immune all'incidenza delle criminalità organizzate. Secondo l'ultimo rapporto di Sos Impresa la “Mafia spa” fattura 100 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 7% del Pil. Secondo l'associazione “Le imprese italiane subiscono 1.300 reati al giorno, 50 all’ora, un reato al minuto ed è sempre più difficile distinguere tra economia legale e non”. Il motivo? “Le imprese(e non solo) sono attratte da capitali mafiosi e quindi possono diventare complici. Proprio grazie alla connivenza collusiva con il mondo politico e amministrativo e di professionisti compiacenti, le mafie si sono insediate nel Centro e nel Nord Italia. Controllano la quasi totalità del mercato del gioco d’azzardo, anche lecito, dello smaltimento dei rifiuti, specialmente quelli tossici e nocivi, del ciclo delle costruzioni fino ad arrivare a nuovi settori”.
In base a tutti questi dati si evince come i capitali mafiosi stanno traendo profitto dalla crisi economica europea e, più in generale, dalla crisi economica dell’Occidente, per infiltrare in maniera capillare l’economia legale. Eppure tali capitali non sono solo l’effetto della crisi globale, ma anche e soprattutto la causa, perché presenti nei flussi economici sin dalle origini di questa crisi. Nel dicembre 2009, il responsabile dell’Ufficio Droga e Crimine dell’Onu, Antonio Maria Costa, rivelò di avere le prove che i guadagni delle organizzazioni criminali fossero l’unico capitale d’investimento liquido che alcune banche avevano avuto a disposizione durante la crisi del 2008 proprio per evitare il collasso.
Una soluzione ad una problematica così globale è chiaro che non può essere trovata solo dall'inasprimento delle leggi di un singolo Paese ma deve essere affrontato  in una maniera globale.
Ed è questo aspetto che cerca di approfondire la nuova commissione antimafia europea che ha come presidente l'europarlamentare italiana Sonia Alfano.
“Di recente, la ’Ndrangheta ha riciclato 28 milioni di euro in poche ore, acquistando un intero quartiere in Belgio” - ha raccontato la presidente del Crim. “Il parlamento europeo - ha continuato - vuole conoscere il modello Italia di lotta alla mafia, che tanti risultati ha dato sul fronte del contrasto all’ala militare delle organizzazioni criminali e per questo dopo aver visitato la Serbia sarà presto in Italia a Palermo, Roma e Milano per ascoltare non solo magistrati e investigatori, ma anche rappresentanti del sistema bancario e del mondo imprenditoriale. Ma le audizioni sono mirate anche a capire perché l’Italia sia in ritardo sulla legislazione riguardante il riciclaggio e la corruzione. Ad esempio, continua a non essere previsto il reato di autoriciclaggio”. Tra gli obiettivi fissati dalla Alfano anche quello “di predisporre un piano di contrasto a livello europeo, con la previsione di un testo unico antimafia, che permetta in tutti i paesi dell’Unione Europea di punire la partecipazione ad organizzazioni mafiose, di aggredire i patrimoni criminali e di contrastare efficacemente i fenomeni corruttivi e il riciclaggio di denaro, compreso quello attraverso il sistema finanziario”. Riforme importanti quanto necessarie come ricordato in più occasioni anche dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia (ormai prossimo al trasferimento in Guatemala dove le Nazioni Unite gli hanno chiesto di dirigere una Commissione internazionale contro l’impunità) è “fondamentale potenziare l’azione di contrasto su scala transnazionale. L’Italia, che suo malgrado ha esportato la mafia, ora deve portare all’estero anche l’antimafia sotto il profilo organizzativo e strategico. L’azione va pensata, coordinata e attuata a livello mondiale. Bisogna contare su organismi stabili in cui ci si incontra e ci si confronta. Tanto in America quanto nell’Est, europeo e asiatico”.

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