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''Lo Stato illegale'', il nuovo libro di Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte

lo stato illegaledi AMDuemila
E’ uscito in tutte le librerie d’Italia il libro “Lo Stato illegale. Mafia e politica da Portella della Ginestra a oggi” (ed. Laterza). Il volume, dal costo di 18 euro, è scritto a quattro mani da due magistrati che nel corso delle loro lunghe carriere si sono occupati di delicate inchieste su mafia e terrorismo, Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, oggi entrambi in pensione.Il primo ha trascorso parte della sua vita come giudice istruttore a Torino indagando su Brigate Rosse e Prima Linea per poi trasferirsi, su sua richiesta dopo le stragi dei primi anni '90, a Palermo come procuratore della Repubblica dove per 7 anni si è dedicato al contrasto a Cosa Nostra. Nel 2002, dopo una breve esperinza come rappresentante italiano all'Eurojust, è tornato a Torino prima come procuratore Generale e successivamente come Procuratore Capo. Il secondo, invece, è stato pubblico ministero a Palermo, prima come sostituto e poi come procuratore aggiunto. Con la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha curato il processo Andreotti nella fase delle indagini e del dibattimento di primo grado. Successivamente è stato Procuratore capo della Procura di Messina.

Il libro
La mafia è storia di un intreccio osceno di interessi, affari comuni e favori reciproci con pezzi del mondo legale. Lungi dall’essere un nemico invisibile, è da sempre ben conosciuta anche dai governi del Paese. Un nemico addirittura, a volte, volentieri tollerato.

"Ci si può stupire se un mafioso chiede il pizzo a un negoziante? Se ricatta? Se uccide? È un mafioso, che cosa vuoi che faccia? Alla fine le mosse di un mafioso le puoi prevedere. È la gran parte ‘sana’ della società a essere imprevedibile e a fingere. Finge di non sapere, finge di non capire, finge di non potere, finge che quel che accade non la riguardi. Insomma, finge di essere ‘sana’. Finge così tanto che, forse, ci crede veramente. È una ‘associazione di finzione mafiosa’. Io non ho paura del mafioso, ho paura del mio vicino che finge di essere come me."

PIF (Pierfrancesco Diliberto)

Oltre un ventennio ci separa dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992 e da quelle di Firenze, Milano e Roma del 1993. Una tragedia nazionale che sembrò scuotere definitivamente le coscienze e provocare una reazione finalmente determinata dello Stato contro la criminalità organizzata. Eppure, la mafia è tornata a essere molto forte. Per capire le ragioni del suo radicamento dobbiamo volgere indietro lo sguardo e ripercorrere una serie di tappe che dalla strage di Portella della Ginestra, il 1° maggio 1947, arrivano fino a oggi. Ricostruendo questa storia, Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte mostrano che le mafie non sono tanto il prodotto di una arretratezza economica e culturale, quanto di una caratteristica perversa della società e dello Stato italiani. Cosa nostra è una organizzazione criminale che ha affermato, troppo spesso in maniera indisturbata, la propria ‘sovranità’ di Stato illegale. Come tutti gli Stati, anche Cosa nostra ha una sua politica interna e un suo ordinamento giuridico. E ancora, come tutti gli Stati, pure Cosa nostra ha un suo sistema funzionale ed efficace di relazioni esterne. La mafia non va dunque affrontata come semplice fatto criminale: costituisce invece l’esplicazione di un modello inquinato e inquinante che ostacola lo sviluppo del Mezzogiorno e del Paese.

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