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Mafie News

Strage Bologna. Il perito Coppe: ''Non rifarei paragone con esplosivo sequestrato alla terrorista Frohlich''

di AMDuemila
Interruttore? Forse una placca. Ordigno non usato prima

Lo scorso 27 giugno nella sua perizia sulla strage di Bologna l’esplosivista geominerario Danilo Coppe (in foto) aveva sostenuto che probabilmente quello rinvenuto tra le macerie ai Prati di Caprara avrebbe potuto essere l’interruttore della bomba che la mattina del 2 agosto 1980 fece saltare per aria la stazione ferroviaria della città, avanzando, inoltre, un parallelismo con l’ordigno trasportato dalla terrorista tedesca Christa Margot Frohlich fermata all’aeroporto di Fiumicino due anni dopo. Una comparazione forse troppo azzardata come ha voluto far intendere lo stesso Coppe, ascoltato in aula stamani nel corso del processo all’ex Nar Gilberto Cavallini indagato per concorso nella strage alla stazione di Bologna. "Del paragone con l'esplosivo utilizzato da Christa Margot Frohlich mi prendo la responsabilità, ma se dovessi riscrivere la relazione non lo rifarei" ha detto il perito rispondendo alle domande dei pm. La deduzione dell’esplosivista geominerario è giunta, ha ammesso, “basandosi su fotografie in bianco e nero di pessima qualità”. Ad alimentare ulteriori dubbi sulla corrispondenza scritta nera su bianco tra il reperto ritrovato la scorsa estate e l’esplosivo sequestrato alla terrorista tedesca, indagata e poi archiviata insieme a Thomas Kram nella cosiddetta “pista palestinese”, è stato proprio il fascicolo di verbali, depositato ieri dai legali di Cavallini, della Frohlich, all’interno del quale è presente una foto a colori dell’ordigno confiscato alla donna. Dopo aver visionato la foto Coppe ha corretto il tiro sul punto dicendo che “ho visto che potrebbe trattarsi di una placca, piuttosto che di un interruttore". Nel corso dell'audizione, poi, Coppe e Adolfo Gregori, colonnello del Ris di Parma che ha preso parte alla perizia, hanno specificato che allo stato attuale, in riferimento ai paragoni con i due attentati compiuti in Francia dal gruppo dinamitardo di Carlos Lo Sciacallo riportati nella perizia, "un ordigno simile a quello utilizzato a Bologna non si trova in altri attentati”. L’unica somiglianza, ha precisato Coppe, risiede unicamente nel fatto che le loro “location” sono molto simili.

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