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#Gigliopoli e quel riscatto che fa paura

gigliopoli copdi Lorenzo Baldo - Foto e Video
Mancanza di fondi compromette l’avvio delle attività dell’associazione nel totale disinteresse istituzionale
Le motivazioni racchiudono questioni tecniche: ritardi nella costituzione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Barone G. Lucifero di San Nicolò, partner di Gigliopoli, insolvenze degli affittuari dei beni appartenenti alla Fondazione con relativa mancata concessione delle risorse destinate al progetto Gigliopoli. Il risultato è immediato e tangibile: l’impossibilità per l’associazione di accogliere i minori in quell’oasi di pace che si trova a Capo Milazzo (Me). Sulla pagina Facebook sono gli stessi responsabili del centro a spiegare le ragioni. “Esattamente un anno fa come in questi giorni, Gigliopoli annunciava con gioia l’inizio del nuovo anno al Centro Studi. Quest’anno, con rammarico e un po’ di amarezza, non possiamo comunicarlo. Non possiamo farlo perché quest’anno il Centro Studi non avrà inizio, perché quest’anno la Città dei bambini spensierati non avrà bambini spensierati a cui offrire idee, aggregazione, natura, collaborazioni, educazione, aiuto…”. Il messaggio è chiaro e non lascia spazio all’immaginazione, poi però vengono comunque lanciate alcune proposte. “Sono tanti gli eventi in programma ideati per il pubblico, ma con l’unico scopo di raccolta fondi prioritario a rilanciare le attività dedicate ai bambini, a partire da gennaio. Non si può pensare al futuro, non si può programmare, se non si ha la certezza dell’oggi. Oggi, l’Associazione ‘Il Giglio’ deve fare i conti, non può contare solo sogni, ma deve contare gli spiccioli delle proprie tasche e controllare fin quando è possibile pensare di ‘r-esistere’”. “Lo staff dell’Associazione ‘Il Giglio’ crede in questa realtà e vuole continuare a crederci con la stessa tenacia di sempre. Senza i bambini, Gigliopoli è una città svuotata, senza viscere, senza cuore, senza musica, senza ritmo, senza vita… Senza i bambini, è un pesce che prova a volare… Senza bambini, è una speranza vana, un cambiamento che non avverrà, un duro colpo alla società… Senza i bambini, l’unica gioia che possiamo comunicarvi è che noi continuiamo a crederci e che la speranza è riposta in voi, in tutti coloro che credono insieme a noi e che hanno voglia di essere generosi e sostenerci in ogni modo possibile. Gennaio è vicino, i nostri bimbi vogliono tornare, noi vogliamo poterli accogliere nuovamente a casa… con il vostro aiuto possiamo farcela”. A spiegare cosa rappresenti Gigliopoli sono sempre coloro che hanno messo anima e corpo in questo progetto iniziato alcuni anni fa da un loro sogno: Angela Ollà ed Enzo Scaffidi. “Gigliopoli è una piccola città ecologica a misura di bambino, una piccola comunità, una società ideale, un teatro di esperienze, un centro di aggregazione giovanile, un’officina di idee, collaborazioni. E’ sperimentazione educativa, una struttura multi-funzionale, un luogo immerso nella natura”.



Tempo fa siamo stati ospiti a Gigliopoli e abbiamo toccato con mano la bellezza infinita di una società a misura di bambino - del tutto alternativa agli standard imposti dai tempi moderni - fondata sul rispetto per l’altro, per l’ambiente, per ogni essere vivente. Una realtà del tutto pioneristica dove la fratellanza, l’amicizia e l’educazione si fondono tra loro nei progetti di vita in comune tra bambini, ragazzi, adulti che possibilmente hanno sofferto un disagio nella propria vita e che sono dei “disadattati” in questa società. Quegli stessi “disadattati” di cui parlava Martin Luther King 60 anni fa. “La psicologia moderna - scriveva il pastore protestante, nonché attivista statunitense - ha un termine che probabilmente è utilizzato più di qualunque altro. E' il termine ‘disadattato’. Ora tutti noi dovremmo cercare di vivere una vita non disadattata, per evitare personalità nevrotiche e schizofreniche. Ma ci sono certe cose nel nostro ordine sociale per le quali chiedo a voi di essere dei disadattati. Non intendo adattarmi alla segregazione e alla discriminazione. Non intendo adattarmi alle regole della violenza di massa. Non intendo adattarmi ai tragici effetti dei metodi della violenza fisica e alla tragedia del militarismo. Vi chiedo di essere dei disadattati nei confronti di queste cose”. “Voglia Dio che saremo così disadattati - concludeva Luther King - da essere in grado di uscire allo scoperto e cambiare questo nostro mondo e questa nostra civiltà. Ed allora saremo in grado di allontanarci dalla buia e desolata notte della crudeltà dell'uomo verso l'uomo, verso la luminosa e sfolgorante luce della libertà e della giustizia”. Ed è proprio l’utopia di Martin Luther King quella che si respira a Gigliopoli. Un’utopia che irrita profondamente gli interessi politico-istituzionali di chi intende appropriarsi della tenuta centenaria che domina il golfo di Milazzo.
Minacce e intimidazioni (l’ultima avvenuta il mese scorso) non sono mancate in questi anni. “Davamo fastidio. - ci aveva spiegato Enzo Scaffidi - Abbiamo rotto le uova nel paniere di chi ambiva ad usare questo patrimonio per finalità speculative”. Così, sono arrivati i problemi: “Hanno cominciato a farci la guerra: politica, ma anche con atti intimidatori, minacce di morte, piccoli attentati...”. Ma a compierli sono solamente gli sgherri mandati da chi vuole costringere questa comunità di persone libere e felici ad abbandonare la loro terra. Il riscatto sociale che Gigliopoli ha portato nel territorio di Milazzo fa paura alla mentalità mafiosa che continua a incatenare le prospettive di futuro dei giovani siciliani. Cosa aspetta il Comune di Milazzo a sostenere con ogni strumento in suo possesso questa realtà che toglie i bambini dalla strada e dalle mani di Cosa Nostra? Cosa aspettano le istituzioni locali a difendere con ogni mezzo un presidio di Libera di cui Don Ciotti è ambasciatore? Quali interessi economici si celano dietro i silenzi istituzionali, dietro l’indifferenza o l’immobilismo di chi potrebbe fare e non fa? Dobbiamo dedurre che si tratti di un silenzio complice?


Non è ammissibile che per far fronte all’emergenza che ha impedito l’avvio del nuovo anno al Centro studi siano chiamati in causa unicamente i responsabili dell’associazione. Non c’è retorica a domandare dove siano lo Stato, la Regione Sicilia, la Provincia di Messina, il Comune di Milazzo mentre Gigliopoli affonda. E non c’è linguaggio “burocratese” che possa spiegare il loro silenzio alla luce dell’urgenza di trovare una soluzione per bambini e ragazzi che si vedono negare la possibilità di riscatto. Lasciare questi giovani in mezzo a una strada, o peggio chiusi nelle loro case senza un sogno da realizzare è la peggiore responsabilità di cui un uomo delle istituzioni si possa far carico. Una responsabilità che va a braccetto con la più becera complicità con un sistema politico-mafioso ben noto in una terra come la Sicilia. A ricordarcelo era stato lo stesso Enzo Scaffidi quando l’avevamo incontrato nella città dei bambini spensierati. “Ci sono bambini a rischio di devianza o di reclutamento come manovalanza mafiosa - aveva evidenziato -. Nel loro ambiente vedono brutture e storture, noi qui proponiamo loro la bellezza: pareti colorate, meditazione, contatto con la natura, e poi gli strumenti musicali ed il laboratorio di arti circensi, per i bambini importantissimo strumento che aiuta ad affrontare le loro paure, a scoprire il loro corpo e mondi nuovi”. Un progetto vivo e pulsante che, nel tempo, ha incontrato anche la collaborazione delle famiglie: “Abbiamo cercato di spiegare che se non volevano che i loro figli finissero in carcere come i padri o i fratelli era necessario un impegno nell'ambiente familiare. Oggi con i genitori c'è una bella intesa, continuità con i nostri intenti e quindi maggiori opportunità per i bambini”. E di opportunità a Gigliopoli ce ne sono davvero tante: dal semiconvitto per alcuni bambini, bisognosi di accompagnamento, all'accoglienza di ragazzi con sindrome di Down, Asperger, autismo. D'inverno il Centro Studi per i compiti e i laboratori, d'estate le colonie. E c’è anche chi, dopo gli studi, decide di restare. Particolarmente efficace anche la collaborazione con gli Sprar, insieme ai quali sono stati ospitati rifugiati politici e richiedenti asilo. Tre anni fa, poi, è nata Gaia, “scuola materna ambientale che accoglie tredici bambini”. Grande attenzione è data anche all'alimentazione, vegetariana, autosostenuta quasi del tutto grazie ai campi coltivati che si estendono sul territorio: “Con l'orto naturale siamo totalmente affrancati dall'uso di pesticidi” ci aveva raccontato Enzo. Che aveva specificato un concetto dal sapore rivoluzionario. “I bambini non si formano, né ci si deve limitare a riempirli di nozioni: un giorno trascorso fuori ne vale tre al chiuso. L'educatore è un facilitatore che sa accompagnare senza invadere. Cerchiamo di metterci in gioco con spirito di servizio, insegnando loro ad avere sempre la schiena dritta e lo sguardo frontale”. “Occorre - aveva concluso - ricominciare a parlare con bambini e ragazzi in maniera seria, costruire relazioni di qualità, adottare regole condivise e, soprattutto, inondarli di amore”. Quell’amore che a Gigliopoli deve essere difeso e protetto prima che sia troppo tardi. Prima che coloro che hanno deciso la fine di questa comunità - per meri fini speculativi - realizzino il loro obiettivo con tanto di imprimatur istituzionale.

Per conoscere e sostenere le attività di Gigliopoli: gigliopoli.org

Pagina Facebook: facebook.com/Gigliopoli

Per donazioni IBAN IT22W0312782290000000000108 intestato ad “Associazione Il Giglio”

Fotogallery
: facebook.com/groups/Gigliopoli/photos

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