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Processo Masi, il luogotenente Armenise: ''Con arrivo Sottili ridotta l'operatività del reparto''

sottili giammarcodi AMDuemila
A giudizio anche il maresciallo Fiducia, l'avvocato Carta ed 8 giornalisti. Alla prossima udienza sarà sentito il generale Gebbia

"Se con l'arrivo di Sottili si siano incrementate le indagini? No, anzi, forse si è persa l'operatività del reparto in sé". Così il luogotenente dei carabinieri Donato Armenise ha risposto ad una delle domande dell'avvocato Sandro Grimaldi durante il processo che si tiene di fronte al I Collegio della X Sezione Penale del Tribunale di Roma (giudice monocratico Gennaro Romano). Imputati sono gli assistiti di Grimaldi, i marescialli Saverio Masi e Savatore Fiducia e il loro avvocato Giorgio Carta, insieme ad otto giornalisti (Sigfrido Ranucci, Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza, Antonio Padellaro, Michele Santoro, Sandro Ruotolo, Dina Lauricella e Walter Molino) accusati di diffamazione nei confronti degli ufficiali dei Carabinieri Giammarco Sottili, Michele Miulli, Fabio Ottaviani e Stefano Sancricca.
"Avevamo tante notizie ma non si arrivava a nulla - ha ricordato Armenise che a Palermo ha lavorato anche alla Quarta sezione, occupandosi della cattura di latitanti - Ci siamo occupati di operazioni come quelle dei cardellini al Borgo Vecchio o la corsa dei cavalli in viale Regione Siciliana". In particolare il teste ha specificato che con l'arrivo di Sottili, nel 2001, "vi fu una riunione dove diede delle direttive. Non poteva più esserci un passaggio di informazioni tra chi compiva certe indagini, ma le richieste dovevano essere fatte solo al Comandante della sezione. In questo modo non c'erano scambi di informazioni e si complicava tutto con la possibilità di una duplicazione di indagini. Fare i lavori era come farli 2-3 volte. Non potevamo neanche visionare i fascicoli o i modelli OP85, utili per le indagini". E poi ancora: "Così si rischiava anche di intercettare utenze che non servivano a nulla, perdendo tempo. Le indagini si facevano al contrario". Quindi l'accusa: "Noi ci siamo lamentati ma ci è stato risposto che doveva essere così, senza spiegazioni ulteriori". Per quanto concerne la direttiva l'avvocato di Sottili, Ugo Corona, ha cercato di inserirla nel contesto delle indagini sulle Talpe alla Dda, come se fosse stata presa per evitare eventuali fughe di notizie. Ma il teste, su questo aspetto, è stato perentorio e le nuove direttive furono prese sin dall'insediamento, nel 2001, e non ai tempi dell'inchiesta che fu del 2003.
Il teste ha poi riferito di essere a conoscenza del fatto che Masi e Fiducia si erano occupati della ricerca di latitanti, quindi ha raccontato alcune problematiche vissute in prima persona. "Dovevamo fare un pedinamento fino a Canicattì. Ci siamo trovati io ed un brigadiere. Con una sola macchina non si potevano fare riscontri e così ci siamo trovati a fare un accompagnamento. Mi fu detto questi siamo e si deve fare così. Se mancavano uomini? Assolutamente no. E anche laddove mancassero in quella squadra per un pedinamento. In tutto il reparto eravamo in 250". Armenise ha anche confermato che non erano rari episodi in cui per le indagini venivano utilizzate le macchine private e non quelle di servizio.
Un altro episodio che lo ha riguardato riguarda l'arresto di Giuseppe Calvaruso. "Stavamo svolgendo delle indagini nei suoi riguardi. Durante il servizio ci accorgemmo che la fidanzata di questi era coricata nell'auto del padre del soggetto. La seguimmo e al contempo chiesi di fare un intervento perché c'era la possibilità di catturare lo stesso che risultava irreperibile. Erano le 12 e l'intervento c'è stato solo dopo le 16 passate. Ma così c'era il rischio di far saltare l'arresto. Io lo feci presente al maggiore Sancricca e lui rispose che dovevamo essere sicuri che era là. Poi lui proseguì l'avvistamento in collina con un altro maresciallo, mentre io feci l'intervento assieme ad altri".
Il processo è stato poi rinviato al prossimo 10 dicembre quando sarà ascoltato il generale Nicolò Gebbia, oggi in pensione. La sua audizione è stata ammessa dalla Corte, dopo il completamento dell'istruttoria, su richiesta dell'avvocato Grimaldi. La deposizione dell'ufficiale potrebbe avere un rilievo importante tenuto conto delle dichiarazioni rilasciate in passato in cui aveva detto di essere stato "preso in giro e condotto per il naso verso direzioni che non erano quelle che avrebbero potuto assicurare alla giustizia i principali latitanti di mafia”.

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