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donadio gianfranco 610Il magistrato Donadio in Commissione parlamentare antimafia
di AMDuemila
Il ruolo di una donna negli attentati del ’93 e quello dell’ex poliziotto Giovanni Aiello, deceduto quest’estate e chiamato in causa da diversi pentiti nel biennio stragista, sono stati alcuni dei punti su cui il magistrato Gianfranco Donadio (in foto) ieri ha riferito in Commissione parlamentare antimafia per ben 4 ore. A renderlo noto è il deputato Davide Mattiello su Facebook: “Il dott. Donadio ha insistito molto sull’analisi della tecnologia adoperata nelle stragi del ’92, una tecnologia molto sofisticata, che per esempio consentiva già allora ai mafiosi di clonare i telefoni cellulari per schermarli. Ha insistito sul ruolo accertato di una donna almeno negli attentati del ’93, così come sul ruolo tante volte evocato da collaboratori ritenuti attendibili, alcuni dei quali ammazzati, di Giovanni Aiello, recentemente morto” si legge nel post. Il magistrato Donadio ha inoltre parlato a lungo del prezioso contributo a suo tempo dato dal dott. Di Legami della Polizia e dall'ing. Naselli, nell'ipotizzare il "secondo cantiere" a Capaci e “sui legami con l'estrema destra eversiva”, infatti Donadio ha sollecitato “a guardare al perimetro ampio nel quale quei fatti sono maturati che comprende anche la sigla della “Falange Armata”, adoperata, parrebbe, da un “consorzio” vasto di criminali, la “banda della Lancia Terminca”, le Leghe meridionali indipendentiste, Gladio, il Sismi e la massoneria del GOI, con le denunce di Di Bernardo e le sue dimissioni nel ’93”. Un perimetro che, scrive Mattiello “comprende anche il grande business della droga, dominato almeno fino al ’93 da Cosa Nostra, e degli enormi flussi di denaro da riciclare che conducono al nord, al ruolo della Banca Rasini, di Mangano e di Dell’Utri”. Il quadro delineato, secondo il deputato, “ricorda molto quello della OCC “‘ndrangheta stragista” della DDA di Reggio Calabria della estate scorsa, che non a caso pare essere stata fino a qui la Distrettuale che meglio ha saputo fare tesoro dei 36 atti di impulso che la DNA aveva prodotto negli anni in cui è stata guidata dal dott. Grasso, che aveva delegato proprio il dott. Donadio sulla materia”. Il significato del perimetro delineato da Donadio, scrive Mattiello, “ha un significato molto più pregnante rispetto alle pure gravissime ipotesi di reato per le quali si procede nel cosidetto "processo Trattativa" a Palermo: la mafia, unita nella strategia, non soltanto trovò in alcuni ambienti politico istituzionali orecchie sensibili ai propri lamenti, ma non fece tutto da sola, ci fu una concreta convergenza non solo di interessi, ma di uomini e mezzi estranei alla mafia. Forse i tempi sono maturi per una ricomposizione storica e politica di quei fatti e di quelle responsabilità ma bisognerà capire cosa succederà nella Direzione nazionale antimafia ora che a guidarla c'è l'ex Procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho e che lì potrebbe tornare a lavorare Donadio. Ci sarà il tempo per la verità storica; oggi è ancora il tempo della verità processuale".

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