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Addio a Mario Almerighi, il giudice che seppe raccontare la storia di Ciaccio Montalto

almerighi giacalonedi Rino Giacalone
Se ne è andato via improvvisamente, lasciando un vuoto di quelli veramente incolmabili. Mario Almerighi è morto a Roma, dismessa la toga di magistrato era rimasto ancora di più ancorato ai valori della lotta a difesa della Costituzione, continuando a mettere in luce i nemici della Democrazia, quelli che aveva affrontato durante la sua lunga carriera giudiziaria e che ha proseguito a combattere con la nuova attività di scrittore. Sposando in pieno il senso dell’articolo 21 della Costituzione. Entrato in magistratura nel 1970, mentre svolgeva le funzioni di pretore a Genova ha modo di conoscere un magistrato trapanese, Gian Giacomo Ciaccio Montalto. All’epoca lui a Genova si occupava di quello che poi diventerà lo “scandalo dei petroli” e Ciaccio Montalto a Trapani si occupava di un progetto che petrolieri…e mafiosi avevano messo in piedi per realizzare una raffineria nel trapanese, tra Cofano e San Vito Lo Capo. In quel momento nacque una amicizia interrotta soltanto dall’omicidio mafioso del pm Ciaccio Montalto.

Il racconto di un viaggio fatto dai due magistrati in barca a vela, ha poi anni dopo portato in scena la storia di Gian Giacomo Ciaccio Montalto. “Il testimone”, testo teatrale scritto da Mario Almerighi e Fabrizio Coniglio, messo in scena dallo stesso Coniglio e da Bebo Storti. E ad ogni rappresentazione Mario Almerighi è stato sempre presente, pronto a raccontare un pezzo di storia italiana, la storia di magistrati, come Ciaccio Montalto, che lavoravano e di altri che dietro le quinte si facevano corrompere e andavano a braccetto con la mafia, di magistrati coraggiosi, come Ciaccio Montalto, e di una società che spesso preferiva seguire le sirene del malaffare. Mario Almerighi ha saputo raccontare molto bene una parte non secondaria della storia di Trapani, dei “traditori” del giudice Ciaccio Montalto. Con Mario Almerighi ci siamo velocemente intesi e conosciuti, mi ha mandato i suoi libri ma sopratutto mi ha donato la sua amicizia. E’ morto la scorsa notte all’età di 78 anni: ex presidente del Tribunale di Civitavecchia, nel 1976 fu eletto al Consiglio Superiore della Magistratura , testimone dell’omicidio dell’allora vice presidente del Csm, il prof. Vittorio Bachelet.

Almerighi è stato poi giudice istruttore a Roma e aveva, tra l’altro, indagato sulla morte di Roberto Calvi, scoprendo per primo che si era trattato di omicidio e non di suicidio. Alla sua attività di magistrato e giudice aveva affiancato negli anni anche quella di scrittore e sceneggiatore di storie a sfondo giudiziario. Tra i suoi lavori “I banchieri di Dio”, proprio legato alla vicenda Calvi, “Diritto e ambiente”, “Petrolio e Politica”, “Tre suicidi eccellenti”, “Mistero di Stato” dedicato alla morte dell’ispettore Donatoni, per finire con “Suicidi?” – Castellari, Cagliari, Gardini”, da cui è stato tratto un altro adattamento teatrale portato ancora una volta in scena da Bebo Storti e Fabrizio Coniglio. Mario Almerighi era stato tra i fondatori, assieme a Giovanni Falcone, del Movimento per la Giustizia. E’ stato al vertice del Tribunale di Civitavecchia dal 2008 al 2012, anni nei quali ha saputo distinguersi anche per le battaglie condotte al fine di incrementare il numero degli addetti al Palazzo di Giustizia. Ciao Mario, ciao amico mio, ciao amico di Articolo 21.

Tratto da: articolo21.org

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