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Mafie News

Colle Cesarano: Presadiretta racconta di malasanità, centro rifugiati e soldi pubblici

malasanita effLe domande che restano in piedi ad amministratore, regione e procura
di Giuliano Girlando
L’inchiesta di Presadiretta ci lascia delle domande inevase da parte dei protagonisti di questa inchiesta e allora il compito è quello di rilanciare queste domande. La prima è sicuramente sul centro rifugiati “Agorà” istituito da Salvatore Buzzi, che secondo la testimonianza di una lavoratrice della cooperativa all’interno di Colle Cesarano era di casa e si vedeva spesso dal 2012 in poi. Manfredino Genova, amministratore della Geress e della Clinica Colle Cesarano, a domanda della giornalista Giulia Bosetti sul centro rifugiati, dice: "noi abbiamo affittato solo i locali" verrebbe da chiedere ancora a chi sono stati affittati e chi ha rilasciato l’autorizzazione per l’istituzione del centro all’interno della struttura della Clinica? La Regione Lazio? Il ministero degli Interni? Luca Odevaine?
Un’altra domanda è per la Regione Lazio, che in base all’accreditamento rilasciato nel 2013 stacca un assegno annuale di quasi 9 milioni di euro alla Clinica Colle Cesarano amministrata da Geress Srl. Visto che nell’inchiesta sono emerse opacità sui controlli effettuati dalla Asl e sui reali requisiti minimi per l’accreditamento, non sarà il caso di rivedere tutto questo sistema, basandosi anche sulle denunce effettuate dai sindacati Fials e Sicel, nonché sulle numerose interrogazioni regionali e parlamentari e le nuove ispezioni, come riferito durante la puntata di Presadiretta?
Altra questione è l’argomento tangenti e corruzioni tirato fuori da Aurelio Casati, ex amministratore della Clinica Colle Cesarano fino al 2004, anno in cui subentra la Geress. Come già scritto, Aurelio Casati aveva ampiamente documentato denunce in vari anni, ricordando come era lui a dover tirar fuori somme di denaro come tangenti in grado di continuare a garantire i pagamenti della Asl alla struttura. Ora, se quello che ha detto Casati può essere considerato un elemento di reato, sarebbe opportuno che la procura di Tivoli lo convocasse quanto prima per chiarire e mettere nero su bianco quanto da lui dichiarato alla giornalista di Presadiretta. Può essere che una persona dichiari un pagamento di tangenti come fosse la normalità senza che un magistrato apra una indagine? Anche davanti alle denunce, alle interrogazioni parlamentari, la procura di Tivoli cosa ha fatto in questi anni?
Davanti alle immagini strazianti del caso del paziente Candido Saporetti, al video fatto dai familiari all’interno della camera mortuaria e alle testimonianze della figlia, verrebbe da chiedere che esito ha portato la sua denuncia e quali sono state le eventuali indagini. Insomma, la storia non finisce sul Colle ma dovrà continuare sicuramente nelle stanze del tribunale di Tivoli o Roma.

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