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Cassata preparò il dossier infamante su Parmaliana

parmaliana adolfo 1Depositata la sentenza, ora la vedova chiede il risarcimento in sede civile
di Francesca Mondin
Il potente magistrato Franco Antonio Cassata è il corvo che diffamò, con un dossier anonimo, Adolfo Parmaliana, il docente che a lungo lottò contro il malaffare e che stremato si suicidò il 2 ottobre 2008. Ora anche Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, due città dove Cassata ha sempre avuto un ruolo molto influente, non possono far finta di nulla. Il fatto è scritto nero su bianco nella sentenza di condanna depositata nei giorni scorsi, che mette un punto fermo sulle azioni tutt'altro che onorate dell'ex Procuratore Generale di Messina.
E' inevitabile constatare che l'esigua condanna di risarcimento di 800 euro certo non restituisce la giusta dignità alla famiglia Parmaliana. Ma grazie a questa però la vedova Cettina Merlino può ora chiedere un risarcimento in sede civile.
La condanna della Cassazione, emessa a luglio scorso, in parte è riuscita a scalfire quell'onorabilità protetta anche dal muro di gomma eretto da una casta restia a fare pulizia al proprio interno. La vedova Cettina Merlino ha denunciato al Corriere della Sera la resistenza, nella società messinese e dintorni, di una radicata mentalità torbida: “Nonostante le condanne in primo, secondo e terzo grado, lui si muove per Barcellona Pozzo di Gotto, la sua città, come fosse sempre Sua Eccellenza il Signor Procuratore Generale. Come se nessuno sapesse nulla. E gli fanno pure l’inchino.”

Il caso
Prima di togliersi la vita, Adolfo Parmaliana lasciò un’ultima lettera nella quale aveva illustrato il suo definitivo atto d’accusa contro “la Magistratura barcellonese/messinese” che “vorrebbe mettermi alla gogna, umiliarmi, delegittimarmi - aveva scritto il docente nella lettera - mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito, di servitore dello Stato e docente universitario”.
cassata franco web3 bisDel caso Parmaliana si interessò il giornalista e scrittore Alfio Caruso che scrisse il libro “Io che da morto vi parlo”. E fu durante la stesura del libro che Caruso, contemporaneamente al deputato Lumia, ricevette un dossier anonimo pieno di veleni sul docente universitario. Una trentina di pagine il cui scopo era distruggere la credibilità di chi aveva osato denunciare le infiltrazioni mafiose nei palazzi di giustizia messinesi e che, evidentemente, dava fastidio anche da morto.
“L'anonimo” però fece un errore fatale e sul margine di uno dei fogli del dossier lasciò il timbro del telefono della cartoleria da dove era stato spedito. Così gli inquirenti risalirono al destinatario di uno dei fax del dossier ed il numero che emerse era intestato proprio alla Procura generale di Messina.
La prova schiacciante della responsabilità di Franco Cassata, emerse quando gli investigatori scoprirono all’interno della stanza del Procuratore Generale di Messina tre copie di quel dossier anonimo. Si arrivò così ben presto al processo contro Cassata per “diffamazione pluriaggravata in concorso con l’aggravante di aver addebitato alla presunta vittima fatti determinati e di aver agito per motivi abietti di vendetta”.
In tutti e tre i gradi l'ex Procuratore Generale di Messina fu condannato e la Cassazione recentemente ha sottolineato che “...tale ritrovamento è evidente spia di un lavoro di dossieraggio che vedeva l’imputato raccogliere carte per usarle contro la memoria del professore…”.
Ora la speranza è che in sede civile venga restituita piena dignità (per quanto possibile in quella sede) alla storia di un uomo giusto che denunciò fino all'ultimo quel malaffare che si annida silenzioso nel tessuto sociale.

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