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Mafie News

Blitz contro la mafia nigeriana: a Ballarò ''uno Stato parallelo''

polizia ballaro 2 2Azzerati i vertici dell’organizzazione a carattere transnazionale
di AMDuemila
Un'organizzazione mafiosa transnazionale dedita al traffico di essere umani ed alla commissione di gravi delitti contro la vita, l’incolumità individuale, la libertà personale, ed il patrimonio. Questa è “Black Axe”, la mafia nigeriana. Un sodalizio che era riuscito ad acquisire in modo diretto o indiretto, grazie al vincolo associativo ed alla condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, la gestione ed il controllo di redditizie attività economiche (dall’illecita riscossione di crediti allo sfruttamento ed al controllo della prostituzione e del traffico di stupefacenti).
“In questi anni sono diventati uno “stato parallelo” - ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci che con i sostituti procuratori Gaspare Spedale e Sergio Demontis ha coordinato l'indagine della Squadra Mobile - "all’organizzazione Black Axe contestiamo il reato di associazione mafiosa, perché come mafiosi operavano. E' una struttura protettiva, un'organizzazione criminale, con ruoli, cariche direttive, un capo. E il suo vice che assume la carica di ministro della Difesa”. “Grazie a questa operazione che è stata anticipata di qualche giorno perché si temeva la fuga di alcuni componenti centrali dell'organizzazione - ha aggiunto Agueci - è stato evitato anche il pericolo di possibili contrasti e guerre intestine”.
Ieri dunque è scattato il blitz che ha portato all'esecuzione di ventitré provvedimenti di fermo con la collaborazione degli uffici di altre Questure d’Italia. Di questi 17 sono stati eseguiti nella notte ed altri tre vengono tuttora ricercati dalla squadra mobile.
“Tra i fermati c'è il capo Festus Pedro Erhonmosele, nigeriano di 26 anni, fermato a Padova, definito Head, - ha detto il capo della squadra mobile di Palermo Rodolfo Ruperti - ritenuto vertice supremo del sodalizio in costante contatto con il vertice nigeriano e con i membri più autorevoli delle altre articolazioni nazionali, europee e mondiali. La quarta carica a livello nazionale - detto il 'ministro della difesa' - è Osahon Kennet Aghaku, nigeriano, di 22 anni. Il suo compito prevedeva la gestione delle punizioni dei disobbedienti, la protezione dei membri”.
Le indagini hanno permesso di accertare come l'organizzazione al suo interno riproducesse “compiti, funzioni e persino organigrammi tipici tipici di uno Stato, tanto che per indicare le figure verticistiche faceva riferimento al tipico formulario tipico di cariche istituzionali” (come il consiglio dei saggi e il ministro della difesa).

“Lo faccio per i miei figli”
Importante contributo alle indagini è stato dato da un pentito, un giovane componente del gruppo che era stato arrestato e condannato a 12 anni in agosto, che di fatto ha svelato i segreti della mafia nigeriana in Italia. “Lo faccio per i miei figli - ha detto agli inquirenti Austine Johnbull - non voglio che passino quello che ho vissuto io. Per questo ho deciso di raccontarvi tutto. A Palermo c’è un forum dal 2009. E un capo zona che opera a Ballarò, il cuore di tutto. Lui si chiama Sylvester Collins detto Evans”. Anche questi figura tra i colpiti dal provvedimetno. Quindi il neo collaboratore di giustizia ha descritto il “modus operandi”: “Arrivarono da tutta Italia per la costituzione del forum di Palermo prenotammo un intero pub alla Vucciria per la riunione, si chiama 'Il Covo'”. In quell'occasione partecipò anche il capo della “zona italiana”, Pedro Erhonmosele detto Pedro, che è finito in manette la scorsa notte a Padova.
Johnbull ha anche parlato delle violenze che venivano perpetrate contro chi si ribellava alle regole del clan. “Le punizioni erano esemplari attraverso violenze sessuali e pestaggi”. C'è anche un altro nigeriano che confermato ed anche lui è stato trasferito lontano da Palermo.
Il pentito ha poi descritto l'organizzazione della struttura: “A livello nazionale, Head è il capo supremo Spiritual interviene nelle procedure di punizione, il ministro della difesa è incaricato delle operazioni sul campo”. A Palermo “il Cif Asa, si occupa della cassa, il Cif eye, incaricato di controllare la sicurezza delle riunioni. Poi ci sono i Bucha, i picchiatori... Sono loro che sceglievano chi affiliare a Ballarò. Il first match, lo chiamavano. La prima partita. Chi si rifiutava veniva picchiato: un giovane fu violentato per tutta la notte con un tubo di ferro perché non voleva essere affiliato. Sono davvero un gruppo pericoloso. A un certo punto ci fu anche una guerra fra noi... 'Ti taglio la testa', urlavano in strada. Camminavano armati. E le vendette scattavano anche nei confronti dei parenti in Niger. Soprattutto per le ragazze che si rifiutavano di prostituirsi”.
E Cosa nostra? “Cosa nostra ha consentito ai nigeriani di organizzare una struttura subalterna alla mafia - ha detto Agueci - erano tollerati a patto che non uscissero dal loro 'perimetro' di appartenenza”. Lo stesso ha aggiunto anche Ruperti: “La mafia tollerava abbiamo prova che i nigeriano fornivano droga e altro tipo di servizi criminali agli italiani”.
Tra gli “affari” più importanti vi è lo sfruttamento dei migranti. Sul punto è inverenuto anche il questore di Palermo, Guido Longo: “L'inchiesta è nata per cercare di ricostruire cosa avviene ai migranti dopo gli sbarchi. Molti si integrano, mentre alcuni finiscono nella rete di spacciatori e nel giro della prostituzione. Lo sfruttamento di queste persone che arrivano nel nostro paese per cercare una vita migliore. In questo caso sono reati più odiosi. Per contrastare la tratta dei migranti la questura di Palermo è molto impegnata e questa di oggi rappresenta l'inizio di un nuovo filone che porterà a nuovi sviluppi per contrastare lo sfruttamento di quanti arrivano nelle nostre coste".

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