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Mafie News

Il riesame respinge il ricorso contro l'arresto di Dell'Utri

dellutri-marcello-web13Aggiornamento delle ore 15.50
di AMDuemila - 28 aprile 2014

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha respinto il ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dalla Corte d'Appello di Palermo lo scorso 8 aprile per “pericolo di fuga” nei confronti di Marcello Dell'Utri. La richiesta di annullare il provvedimento era stata presentata dai legali dell'ex senatore, attualmente ricoverato per problemi di salute nel reparto detenuti di un ospedale di Beirut, la città dove è stato arrestato lo scorso 12 aprile.
La Procura generale, rappresentata da Luigi Patronaggio, la scorsa settimana, durante l’udienza del Tribunale del Riesame, aveva depositato altri atti della Dia per chiedere la conferma del provvedimento di arresto. Mentre i legali, Giuseppe Di Peri e Nicoletta Piergentili Piromallo, avevano sostenuto la tesi che Dell’Utri non avesse alcuna intenzione di fuggire.

Il Riesame, presieduto da Giacomo Montalbano che ha svolto anche le funzioni di relatore, ha così confermato l'ordine di custodia cautelare emesso dalla Corte di appello di Palermo ed é motivato proprio col pericolo di fuga di Dell'Utri in vista della pronuncia della Cassazione, prevista per il 9 maggio, che potrebbe definitivamente confermare la condanna a sette anni per concorso in associazione mafiosa. Il 12 maggio invece scadranno i termini previsti dalla legge libanese nei casi di richiesta di estradizione.
Secondo quanto sostengono i giudici c'era "la deliberata volontà di fuga", infatti "emerge amplissima la sussistenza della eccezionale portata delle ravvisate esigenze cautelari - scrivono - che a fronte di una programmata e dunque deliberata volontà di fuga consentono di ritenere le esigenze cautelari 'di un non comune, spiccatissimo e allarmante rilievo' tale da superare il divieto di custodia cautelare per gli ultrasettantenni".
Il provvedimento evidenzia il fatto che Dell'Utri il 24 marzo scorso ha raggiunto Beirut da Parigi con due valige di 23 e di 27 chilogrammi rispettivamente. Inoltre l'informativa della Dia, inserita nel provvedimento, attesta che  l'ex senatore al momento dell'arresto "era in possesso di circa 30mila euro in contanti" ma anche di "quattro cellulari, di due passaporti, di cui uno di servizio scaduto e di un registratore manuale".
"Gli elementi riferiti dalla Dia, nella loro indiscutibile oggettiva essenzialità, contribuiscono ad alimentare la negativa valutazione prognostica sulla quale va fondata la concreta sussistenza del pericolo di fuga", è quanto scrivono ancora i giudici, i quali hanno accolto la tesi del sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio. Secondo il pg la volontà di fuga di Dell'Utri sarebbe stata dimostrata dal viaggio dell'ex senatore da Parigi a Beirut. "Essendo operativi voli diretti per Beirut da Milano Malpensa il transito di Dell'Utri allo scalo parigino indubitabilmente non poteva che essere finalizzato ad eludere, in territorio nazionale, le procedure di controllo passaporti, cui sarebbe stato sottoposto se avesse utilizzato il volo diretto Milano-Beirut trattandosi di rotta esterna all'area Schengen e tanto appare logicamente e praticamente incompatibile con un 'normale' e transitorio allontanamento dal territorio nazionale a meno che non si volessero ipotizzare, ma questo è un paradosso a dir poco offensivo di una normale intelligenza, necessità economiche connesse a risparmiare sul costo dei biglietti, circostanza per altro smentita dal prezzo, certamente non lieve, realmente pagato, di 1.728,89 euro".
I giudici sostengono inoltre che "appare irrilevante l'utilizzo del proprio cellulare e della propria carta di credito" ma anche della "registrazione a proprio nome nell'albergo che ha ospitato" dell'Utri in Libano prima di essere arrestato.
L'utilizzo del proprio cellulare "appare irrilevante, tenuto conto che la localizzazione di Dell'Utri in territorio libanese è avvenuta il 3 aprile, ovvero otto giorni dopo il suo espatrio". Ricostruendone gli spostamenti, è emerso che Dell'Utri il 24 marzo 2014 "alle ore 12:55, insieme al figlio Marco è partito da Milano Linate diretto a Parigi". Successivamente, "alle ore 15:07 a Parigi a acquistava al banco Air France due biglietti per Beirut, alle ore 15:15 effettuava il check in e, pagata un'eccedenza di 4 chilogrammi su un bagaglio, imbarcava due valigie del peso, rispettivamente di 23 e 27 chilogrammi". Alle 21;35 era già a Beirut. Il 3 aprile il figlio Marco è rientrato da Beirut a Roma e nella stessa data Marcello Dell'Utri ha effettuato un pagamento di 5.222,73 euro presso l'hotel Intercontinental Phoenicia di Beirut con la propria carta di credito.
I giudici sottolineano che nel corso della ricerca di Dell'Utri sia la figlia, Maria Chiara Francesca, sia altri famigliari hanno riferito agli investigatori di non conoscere la destinazione del padre, "mentre la moglie, Miranda Ratti, ha dichiarato di non vedere il marito dalla settimana precedente e di non sapere dove si trovasse".
Smontata anche la tesi che vedeva l'ex senatore a Beirut in 'missione politica' per conto di Silvio Berlusconi: "E' del tutto indimostrata la circostanza secondo cui Marcello Dell'Utri sarebbe stato inviato a Beirut su preciso incarico, al fine di svolgere attività di supporto politico e/o professionale". Subito dopo l'arresto si era infatti detto che l'ex senatore si sarebbe recato in Libano "su incarico di Berlusconi" per motivi politici.
Intanto resta da attendere la data del 9 maggio, giorno in cui la Cassazione si esprimerà sulla condanna a sette anni di reclusione per Dell'Utri, per concorso esterno in associazione mafiosa. Almeno fino a quel momento l'ex senatore rimarrà in carcere. Nel frattempo sono in corso le pratiche per richiedere l'estradizione al Libano, secondo le misure stabilite dal trattato stipulato con l'Italia che fissa il limite di trenta giorni per la custodia cautelare in attesa dell'estradizione.

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