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Mafie News

Testimoni di giustizia: quando per i propri diritti ci si incatena davanti al Viminale

cutro-igazio-incatenatoIgnazio Cutrò: “Sono positivo”
di Francesca Mondin - 26 febbraio 2014
Si è svolto oggi a Roma davanti al Ministero dell'Interno il sit-in dei testimoni di giustizia col fine di ottenere un incontro con il Ministro dell'Interno Angelino Alfano. Si sono incatenati per protestare contro il silenzio delle Istituzioni che troppo spesso abbandonano quei cittadini impegnati nella lotta alla mafia. "Lo Stato ci poteva evitare quest'altra umiliazione, oggi siamo qui per riacquistare la nostra dignità" – ha commentato Ignazio Cutrò, presidente dell'Associazione testimoni di giustizia, e parlando di una buona parte dello Stato ha detto: "Con i loro silenzi, i loro sotterfugi, le loro non applicazioni stanno lanciando un messaggio negativo, siamo costretti a combattere contro la burocrazia" e spiega che: "C'è la magistratura e le forze dell'ordine che sono come una famiglia e poi c'è la politica invece, quella che potrebbe fare e non fa, quella che potrebbe dire e non dice".

Oggi i testimoni di giustizia sono andati a Roma per chiedere di poter continuare a fare la loro lotta contro la mafia ma non da soli: "Noi diciamo sempre agli imprenditori, denunciate, denunciate è una questione di dignità, denunciate per i vostri figli". Assieme a lui erano presenti altri due testimoni tra cui Pietro Di Costa, imprenditore di Tropea, che ai microfoni di Rainews24 ha dichiarato: “Sono qui perchè vorrei riaprire il mio sito di vigilanza, Io chiedo di essere ascoltato perché ho mandato varie e-mail con le dovute documentazioni al Ministero dell'interno ma non mi hanno mai risposto. Io credo che la criminalità organizzata si debba combattere nel proprio paese non dobbiamo nasconderci”. I tre testimoni di giustizia, Ignazio Cutrò, imprenditore edile di Bivona (Sicilia), Gianfranco Franciosi, proprietario di un cantiere  a Genova che aiutò le forze dell'ordine nelle indagini conquistando la fiducia dei narcos e agendo da infiltrato e Pietro Di Costa, imprenditore di Tropea si sono incatenati assieme in rappresentanza di tutti i testimoni di giustizia. Molti dei quali presenti ma che giustamente Ignazio, come presidente dell'associazione, ha preferito proteggerle non esponendoli alle telecamere delle televisioni presenti, essendo molti di loro ancora sotto il programma di protezione. cutro-ignazioroma2Davanti al Viminale oggi erano tante le persone a sostenere questa lotta: “Era presente Elio Di Cesare, presidente dell'Associazione Caponnetto del Lazio, c'erano alcuni ragazzi dell'università, sono venuti anche  alcuni finanzieri liberi dal servizio che sono partiti da Formia per sostenerci e proteggerci, questo è stato bellissimo”. Dopo essersi incatenato il presidente dell'Associazione testimoni di giustizia ha detto: “Voglio regalare la chiave di questo lucchetto che cinge le nostre catene alle tre cariche dello Stato, così si vengono a mettere al posto nostro, ci liberano da queste catene che purtroppo ci ha messo lo stesso Stato”. La risposta non si è fatta attendere molto: “Purtroppo nè Renzi nè il ministro Alfano erano presenti. Ma sono venuti subito il viceministro uscente Bubbico, alcuni componenti dei 5 stelle e pure il senatore Giuseppe Lumia assieme al direttore del Servizio centrale di protezione. Ci hanno garantito che ora appena nomineranno il viceministro del nuovo governo, subito con urgenza chiameranno me a Franciosi e si farà questo incontro, questo tavolo tecnico per vedere e capire come possono intervenire subito”.
Già due anni fa l'imprenditore era dovuto ricorrere all'estremo gesto di incatenarsi di fronte al Ministero dell'Interno  ma questa volta si dice positivo, ha lasciato Roma con la speranza che le garanzie promesse vengano mantenute anche perchè “se anche questa volta non mantengono le promesse - dichiara Cutrò - andremo lì in numero massiccio per farci sentire ancora di più”. Otre a percepire forte la vicinanza della cittadinanza e apprezzare la visibilità data a livello mediatico del caso, Cutrò ha ottenuto l'attenzione di alcuni politici. Inoltre negli ultimi tempi, assieme al sostegno e impegno da sempre dimostrato dalla presidente della Crim Sonia Alfano e il senatore del Pd Giuseppe Lumia, un altro politico che si sta impegnando affinchè le istituzioni si attivino per risolvere la situazione dei testimoni di giustizia è il deputato regionale del Pd e vicepresidente dell'Antimafia regionale Fabrizio Ferrandelli . “Mi ha chiamato oggi e mi è stato molto vicino, mi ha chiamato anche il vice segretario del Pd siciliano, Mila Spicola mi ha fatto piacere perchè dimostra che ci sono delle persone dentro la politica che sono sensibili alle nostre problematiche.” - Ha detto ancora il testimone di giustizia - “Io ora ho l'azienda in vendita ma spero ancora, soprattutto dopo le parole di Fabrizio cutro-ignazioroma1Ferrandelli che mi ha detto 'dove vai tu veniamo anche noi tu non te ne devi andare, tu sei l'orgoglio dei palermitani e dei siciliani quindi ti impediremo di partire'. Quel 'ti impediremo di partire' mi ha fatto molto piacere perchè effettivamente mi ha fatto capire che hanno preso coscienza della nostra situazione”.
Certamente quello di oggi è un fatto significativo che fa sperare, anche se risulta assurdo che per farsi ascoltare un testimone di giustizia debba arrivare ad incatenarsi davanti al Ministero dell'Interno. “Avrei evitato volentieri l'umiliazione di mettermi una catena al collo così come quella di dover vendere tutto ma sono disposto a fare anche questo se può servire, non faccio rubare a nessuno il futuro dei miei figli e neanche il futuro dei figli degli altri testimoni.”

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