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Trattativa Stato-mafia, anche Mancino tra gli indagati

mancino-nicola-webdi AMDuemila - 9 giugno 2012
L'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino è iscritto nel registro degli indagati della Procura di Palermo per falsa testimonianza nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia dopo le stragi del '92. Come scrivono alcuni quotidiani Mancino sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dopo la sua deposizione al processo del generale Mario Mori. “Emergono evidentemente delle contraddizioni nelle cose dette, dai diversi esponenti delle istituzioni sentiti: quindi qualcuno mente.

Ora è compito della procura e del tribunale capire come sono andate veramente le cose” aveva detto quel giorno il sostituto procuratore Nino Matteo dopo l’audizione dell'ex ministro davanti la quarta sezione penale di Palermo durante il processo contro gli ex alti ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu. E oggi Mancino è stato raggiunto dall’avviso di garanzia per falsa testimonianza.
Le discrepanze sarebbero emerse nel confronto con altri esponenti della politica, come Vincenzo Scotti e Claudio Martelli, che come lui erano in carica nel biennio 1992-93. Mancino, Scotti e Martelli sono stati sentiti a più riprese dagli inquirenti palermitani ma i loro ricordi sulle dinamiche politiche dell’epoca sono apparsi in certi casi assolutamente inconciliabili. La discrepanza più rilevante riguardava l'avvicendamento tra il ministro Vincenzo Scotti e Nicola Mancino alla guida del Viminale a fine giugno del 1992, un mese dopo la strage di Capaci e tre settimane prima della strage di via D'Amelio. Scotti, come ha raccontato in aula lo stesso ex ministro, fu spostato a sorpresa agli Esteri e al suo posto arrivò Nicola Mancino. "Sono andato a letto credendo di essere nominato il giorno dopo ministro dell'Interno e mi sono svegliato ministro degli Esteri", aveva detto Scotti mentre Mancino ha dato una versione diversa: "Chiamai Scotti per convincerlo ad accettare il ruolo di ministro dell'Interno", ha detto Mancino, facendo capire che sarebbe stato Scotti a non volere più ricoprire l'incarico di ministro dell'Interno, "dato che nella Dc avevano deciso che chi entrava nel governo doveva dimettersi da deputato -ha detto Mancino in aula- Scotti invece non voleva rinunciare all'indennità perlamentare che per lui era importante".
Inoltre i pm ritengono che Mancino sapesse della trattativa che prevedeva di cedere al ricatto dei boss in cambio della rinuncia all'aggressione terroristica e ai progetti di uccisione di altri uomini politici. E che ora l'ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm neghi l'evidenza per coprire "responsabilità proprie e di altri".
L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli ha più volte sostenuto di essersi lamentato con lui per il comportamento dei Ros. Nel giugno '92, secondo i magistrati, Mori e il capitano Giuseppe De Donno avrebbero infatti comunicato all'allora direttore degli affari penali del Ministero di via Arenula, Liliana Ferraro l'avvio dell'interlocuzione con Vito Ciancimino "per ottenere una copertura politica - sostengono i pm - dall'ex sindaco mafioso sulla trattativa".
Mancino in merito ha sempre negato. Il 24 febbraio aveva però detto che Martelli gli avrebbe accennato di "attività non autorizzate del Ros" e che lui gli avrebbe risposto di parlarne alla procura di Palermo.
Altro punto di discussione riguarda l'incontro che avrebbe avuto con Paolo Borsellino il primo luglio del 1992, il giorno del suo insediamento al Viminale. Mancino lo ha negato a più riprese, arrivando a sostenere di non ricordare di aver stretto o meno la mano al giudice che sarebbe poi stato assassinato in via d’Amelio il 19 luglio seguente, ma al tempo stesso non lo ha escluso categoricamente.
La decisione di iscrivere Mancino è stata adottata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, alla vigilia della chiusura dell'indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Tutte le posizioni dei nove personaggi sotto indagine sono ancora al vaglio dei pm: da stabilire infatti, spiega la procura quale sarà, per ciascuno dei coinvolti, l'imputazione finale.

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