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Intervista ad Agnese Borsellino

Sta male, Agnese Borsellino. è appena uscita dall’ospedale dove le curano una gravissima malattia, una di quelle che spesso purtroppo non perdona. Giorni interi in un ambiente asettico, senza poter comunicare se non con i figli, e uno per volta. L’avevamo incontrata ad aprile nella casa dove ha vissuto con Paolo Borsellino.

Lì tutto è rimasto com’era: la targa alla porta, il salotto buono, lo studio del magistrato in ordine. In mezzo c’è passato un ciclone che ha distrutto tutto, a cominciare dalle certezze che sembravano acquisite sulla strage di via D’Amelio. Oggi che il pentito Gaspare Spatuzza, prove alla mano, distrugge il teorema di un altro pentito, Vincenzo Scarantino. Oggi che vengono scarcerati quelli che un’inchiesta sbagliata (“eclatante forzatura investigativa”, la definiscono i pm di Caltanissetta) aveva indicato come i responsabili della strage. Oggi che viene fuori che in un appunto del Sisde, il Servizio segreto civile di allora, di fatto preannuncia di due mesi la versione di Scarantino e che l’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera, che in quei giorni del ’92 guidava la squadra mobile della città, un ruolo l’ha avuto in questa falsa pista costruita per chiudere in fretta un tremendo affare di Stato. E occultare la verità. Oggi Agnese Borsellino è una donna che quella verità invece la vuole. L’aspetta in silenzio da vent’anni insieme alla sua famiglia: i figli Manfredi, Fiammetta, Lucia. Quando la incontrammo mesi fa ci salutammo con la promessa che avrebbe scritto per il ventennale della strage una lettera a Paolo. Adesso il tempo forse non c’è più.


In questa conversazione telefonica di pochi giorni fa ci dice tutta la sua amarezza, ci racconta le parole di Cossiga nell’ultima telefonata, il bisogno di verità, che oggi più che mai è necessaria.
«La storia di via D’Amelio mi ha distrutto la vita. è una situazione apocalittica, mio figlio non vuole più che legga i giornali, che senta queste cose perché giustamente mi dice mamma, gli ultimi giorni che ti restano ti avveleni la vita più di quanto te la sia avvelenata. A me resta solo piangere, anche dopo vent’anni. Perché per me è come fosse stato ieri».

Ma perché hanno raccontato un’altra versione?
Perché sono venduti e comprati tutti. Quando succedono queste cose sono coinvolti tutti. C’è il segreto di Stato, cose atipiche per cui trovare la verità non è facile.

Ad aprile mi ha detto che per il ventennale della strage voleva scrivere una lettera aperta a suo marito…
Sì, ma non so se ci arriverò, non so cosa succederà da qui al prossimo anno. E comunque alla fine l’ho stracciata via dalla testa perché io sono morta due volte. Sono resuscitata da poco. La prima dopo quel 19 luglio di quasi vent’anni fa… è una brutta pagina della storia italiana. Le dico solo che mi chiamò l’ex presidente Cossiga un mese prima di morire. In quella telefonata mi disse «la storia di via d’Amelio è da colpo di Stato».  Poi ha chiuso il telefono senza dirmi nient’altro. Adesso il telefono lo voglio dimenticare. Non rispondo più, mi chiamano migliaia di persone e io non ho voglia di parlare, non sto bene. Sono uno straccio. Così come è volato come uno straccio mio marito, sto volando come uno straccio io. Via D’Amelio mi ha distrutto la vita. Che parole vuole che ci siano? Piango anche se di lacrime ne ho versate tante. Mi vergogno di essere cittadina italiana. Spero che queste notizie facciano il giro del mondo.

Signora Borsellino, si è fatta un’idea di cosa possa essere accaduto?
Non nell’imminenza, poi avevamo avuto dei sospetti che ora sono certezze.

Cioè?
Che vuole che le dica. Quello che scrivete sui giornali è già parecchio.

Qual è il sospetto che lei ha?
No, guardi, di sospetti non se ne può parlare. La nostra posizione è delicatissima. La storia di via D’Amelio mi ha distrutto la vita e io sono tra la vita e la morte. Questo è bene che sappiano le persone. Perché non sono una vedova come le altre, che si sono ricostruite bene o male una vita. Io ci soffro da venti anni e in silenzio. Io e tutta la mia famiglia. Non posso dire nient’altro se non il grido di dolore per questo che mi ha distrutto la vita letteralmente. La mia vita è finita e lo sanno molte persone. Non devo avere emozioni e non posso piangere perché sono ammalata grave. E invece piango perché tutte queste notizie mi fanno piangere. E piango come il primo giorno. Questa  è la storia. E via D’Amelio non solo ha distrutto l’immagine dell’Italia. Ha distrutto la mia vita. E questo per me è molto più importante. Non mi interessa più niente. Letteralmente. Verità, non verità. Sì, va bene, per voi cittadini  italiani è giusto  che si sappia la verità. Io non ho vendetta. Non voglio la verità per questo. Vorrei che si scoprisse la verità per gli italiani.

C’è qualcuno che la può raccontare questa verità, qualcuno che la sa?
Di certo non la so io. Io devo credere a quello che scrivono i giornali. Perché sarebbe la fine del mondo, altrimenti. Ci devono credere tutti, non solo io. Io e la mia famiglia non vogliamo fare commenti. Noi vogliamo solo dare un esempio alla nazione intera. Perché solo così qualcuno si può redimere. A me hanno distrutto la vita e non ho niente da sperare. Se non che si sappia la verità. Sarò viva o sarò morta, non lo so. Noi siamo stati sempre silenziosi, non abbiamo inveito contro nessuno. Anzi abbiamo preso con le buone tutti, cristianamente. Perché abbiamo bisogno di pace e non di guerra. Lo diciamo noi che la guerra l’abbiamo subita. Siamo stati un esempio per tutta la nazione. Io sono orgogliosa che la famiglia Borsellino sia un esempio per la nazione intera. Malavitosa e non.  Se scriverà questo mi farà un regalo.

Tratto da: left.it

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