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Mafie News

Camorra: il recupero sociale dei beni confiscati

di Emiliano Federico Caruso
Tra terreni, ville e immobili, centinaia sono i beni confiscati alla Camorra nei territori di Caserta e dintorni, molti dei quali riconducibili al clan Schiavone.
Uno dei modi migliori per indebolire la criminalità organizzata è quello di colpirla nelle sue risorse economiche, compresi terreni, appartamenti, locali, ville, campi agricoli. In questo modo i clan vengono privati dei guadagni e della presenza sul territorio, due elementi molto importanti per il loro potere.
Quello del Casertano è oggi uno dei territori italiani più caratterizzati da numerosi sequestri e confische ai danni dei clan, tra i quali troviamo alcuni dei più importanti e pericolosi nomi della camorra. Parliamo di più di 150 beni recuperati e destinati a numerosi altri usi sociali e pubblici come ristoranti, scuole, fabbriche, laboratori, campi sportivi, ambulatori e altro.
Molti dei beni confiscati, nel cui recupero ha avuto un ruolo di primo piano Agrorinasce, società con sede a Casal Di Principe che da sempre si occupa del recupero sociale e pubblico del territorio, appartenevano a esponenti degli Schiavone, uno dei clan più potenti e pericolosi della storia della Camorra, che da solo è stato in grado di controllare l'intera Caserta e dintorni.
Il clan, una derivazione dei Casalesi, è stato fondato a cavallo tra gli anni '80 e '90 da Francesco "Sandokan" Schiavone insieme al cugino Carmine Schiavone e a Mario Iovine, ed è considerato ancora oggi il nome più potente dei clan campani. Coraggioso al punto da schierarsi, insieme a Mario Iovine e Antonio Bardellino, contro la Nuova camorra organizzata, struttura piramidale e paramilitare fondata da Raffaele Cutolo il 24 ottobre del 1970 (giorno in cui si festeggia l'arcangelo raffaele), "Sandokan" venne arrestato una prima volta il 13 dicembre del 1990.
Scarcerato tre anni dopo, si diede subito alla latitanza fino all'11 luglio del 1998, quando venne finalmente arrestato insieme al cognato Mario Schiavone. Le redini del clan passarono poi a Nicola Schiavone, figlio maggiore di "Sandokan" che poi, immaginando di essere arrestato (verrà infatti preso il 15 giugno del 2010 nella sua villa-bunker), passò il potere ai fratelli Ivanoe ed Emanuele Libero. I due, tra le altre cose, misero su anche un racket fondato sull'imposizione di gadget pubblicitari ai commercianti del Casertano, che in verità nascondeva un vero e proprio giro di pizzo.
A lui, a "Sandokan", il boss dei boss casalesi,  appartenevano molti dei beni confiscati nel Casertano, tra cui i terreni della una ex-masseria a S.Maria La Fossa, dove oggi si trovano un impianto di produzione di energia rinnovabile e un'isola ecologica, oltre ad alcune ville a Casal Di Principe (in una delle quali, considerata la casa di famiglia,  vivevano anche i genitori del boss), dove oggi si trovano dei centri per i pazienti affetti da autismo, comprensivi di laboratori interni di pasticceria, serigrafia, uffici e alloggi.
Altri beni appartenevano a un altro Francesco Schiavone, cugino omonimo del boss, ma questo soprannominato "Cicciariello". Latitante dal 2002, arrestato poi a Krosno (Polonia) il 13 marzo del 2004 grazie al lavoro degli investigatori che per stanarlo si misero sulle tracce della sua giovane amante (il classico cherchez la femme), Francesco "Cicciariello" Schiavone venne infine condannato a 16 anni di carcere nel 2017.
A lui appartenevano, tra l'altro, una villa a Casal Di principe, oggi convertita in asilo nido, e un esteso terreno dove ora si trova un campo di calcetto.
A Walter Schiavone, fratello del boss "Sandokan", apparteneva poi quello che è forse il bene sequestrato più famoso: una villa di 850mq su tre livelli in un terreno di 3.400 mq. Caratterizzata da quella pacchianeria di arredi tanto cara alla camorra, costruita ispirandosi a quella di Tony Montana del film "Scarface" e citata da Roberto Saviano nel suo "Gomorra" la villa, dopo numerosi atti vandalici che hanno tentato di impedirne il recupero sociale, è oggi destinata a Centro sportivo riabilitativo e per disabili.
A essere raggiunto da sequestri e confische c'è poi un altro Schiavone, Saverio Paolo, cugino di "Sandokan" e fratello di "Cicciariello", arrestato a novembre 2012 per furto di energia elettrica. Aveva manomesso il contatore per mantenere le strutture del suo allevamento di bufale. A lui appartenevano numerosi terreni nel casertano, oggi destinati a varie iniziative di agricoltura sociale.
Ma non solo Schiavone, a essere oggi recuperati sono anche i beni un tempo appartenuti a nomi come Gaetano Darione e Mario Caterino.
Il primo, arrestato il 23 novembre del 2002 per associazione a delinquere di tipo mafioso, oltre a essere in stretti rapporti con Vincenzo "O' Fuggiasco" De Falco, metteva spesso la sua abitazione a disposizione dei clan ed era il loro tramite nel settore dell'edilizia stradale. A lui apparteneva, tra laltro, una villetta a Casal Di Principe, oggi convertita in una polifunzionale "Università per la legalità e lo sviluppo".
Il secondo, Mario "'a botta" Caterino, è un altro nome collegato alla peggiore storia della camorra, quella dei piani alti: considerato "l'eminenza grigia" del clan dei casalesi e il numero due dopo Michele Zagaria, venne arrestato il 2 maggio del 2011, dopo tre anni di latitanza, nella "sua" Casal Di Principe e condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio.
A Caterino, un tempo considerato tra i latitanti più pericolosi in circolazione, appartenevano tra l'altro un terreno a Casal Di Principe, in corso di progettazione per un "Centro di aggregazione e gruppo di acquisto solidale", e una villa oggi intestata a don Milani e convertita in centro di recupaero e avviamento al lavoro, comprensivo di pizzeria, ristorante e laboratorio di ceramica.
Ma la lista dei nomi coinvolti nei beni consfiscati è ancora lunga: da Alfonso Diana a Giuseppe Caterino, fino a Sebastiano Panaro. Dai nomi più importanti della camorra fino ai pesci più piccoli. Al pentito Diana (zio di Luigi Diana, anche lui pentito) apparteneva un immobile di due piani, oggi in corso di progettazione per una "Comunità residenzale per minori in area penale". Mentre a Giuseppe "Peppinotto" Caterino, arrestato poi insieme ad altri esponenti del clan per l'omicidio del vigile Antonio Diana, apparteneva tra l'altro l'immobile a S.Cipriano d'Aversa dove poi sarebbe sorta la sede dei Vigili urbani.
A Sebastiano Panaro, considerato uno dei più fidati referenti di "Sandokan" e arrestato il 12 dicembre 2006 dopo un anno di latitanza, apparteneva anche un terreno di quasi 1000 mq, dove oggi Agrorinasce ha proposto un progetto per realizzare un'isola ecologica.
I tempi cambiano in peggio, quindi, anche per la criminalità organizzata: nella villa dove Walter Schiavone giocava a imitare Tony Montana e si rilassava al sole e in piscina, verranno aiutate delle persone disabili, mentre nei beni una volta appartenuti a "Cicciariello" si trovano oggi asili e campi di calcetto, e lì dove "Sandokan" Schiavone, una volta considerato il boss più potente di tutti i clan di camorra, animava i centri del suo potere criminale, vengono oggi realizzate energie rinnovabili e curate le persone affette da autismo.

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