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Pizzo ai panificatori, minacce e terrore. Arrestati 6 uomini del clan Vigilia: c’è anche il boss

arresto notturnodi Francesco Ferrigno
Imponevano il pagamento del pizzo ad una ditta di panificazione dal 2015 con la minaccia costante di far saltare in aria i punti vendita aziendali. Per questi fatti poche ore fa a Napoli sono state arrestate 6 persone che secondo le autorità farebbero parte del clan di camorra dei Vigilia. A finire in manette, a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dalla squadra mobile e richiesta al gip dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) partenopea, sono stati: il boss Pasquale Vigilia di 29 anni; Cristian Monaco di 25 anni; Luigi Testa di 28 anni; Francesco Allegretti di 37 anni; Antonio Divano di 56 anni; Giuseppe Mazziotti di 30 anni.

L’accusa per tutti gli affiliati alla cosca egemone nella zona di Soccavo a Napoli è di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Polizia ed Antimafia hanno documentato più episodi posti in essere dai membri del gruppo malavitoso del ras Vigilia contro i dei titolari di un’azienda di panificazione. Secondo gli inquirenti da circa due anni, dal settembre 2015 al giugno 2017, gli imprenditori subivano continue vessazioni e tentativi di estorsione da parte del clan culminati, dopo che gli imprenditori si erano rifiutati di consegnare l’ennesima tangente, nella minaccia di far esplodere i punti vendita aziendali.

“La vicenda ben si inquadra in un modello estorsivo ‘classico’, - hanno fatto sapere dalla Questura di Napoli - volto essenzialmente alla percezione di somme di denaro da parte delle vittime cadenzate nel tempo, secondo i canoni classici della criminalità organizzata. La zona di insediamento dell’attività imprenditoriale vessata e quella di predominanza del gruppo criminale di riferimento sono sovrapponibili, tant’è che quasi tutti gli autori delle condotte vessatorie rientravano pienamente nella loro sfera di conoscenza”. Dopo aver ceduto una prima volta alla richiesta di pizzo, consegnando ai malviventi ben 1800 euro a settembre 2015, i titolari della ditta hanno continuato a subire vessazioni e intimidazioni sia presso le loro abitazioni sia per le strade del quartiere Soccavo e nei punti vendita.
“Gli arresti di oggi, confermano, purtroppo, che il mondo della panificazione continua a essere nel mirino dei clan che impongono il pizzo alle ditte che non si piegano al loro controllo”. A dichiararlo sono stati il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il presidente dell’Unipan, Mimmo Filosa. “Sulla panificazione e sul controllo della camorra nella produzione e nella vendita non bisognerebbe mai abbassare la guardia – hanno continuato – perché al danno derivante dal controllo camorristico di un mercato fiorente quale quello del pane, si aggiungono i rischi per la salute per il consumo di pane prodotto in forni sporchi e inadeguati. Purtroppo, dopo l’iniziale mobilitazione, grazie anche all’attenzione mediatica che riuscimmo a creare, sulla panificazione controllata dalla camorra è venuta meno l’attenzione se si eccettuano alcuni interventi sporadici, mentre servirebbe un’attenzione continua e costante”.

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