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Mafie News

Gratteri a La7: ''Oggi i politici cercano la 'Ndrangheta per i voti''

di Davide de Bari - Video
Travaglio: “In Italia il vero problema è pena zero, non fine processo mai”

"Negli ultimi 20 anni il rapporto si è capovolto, 20-25 anni fa erano gli 'ndranghetisti che cercavano i politici, oggi sono i politici che cercano gli 'ndranghetisti per avere pacchetti di voti in cambio di appalti. Oggi la 'Ndrangheta è più forte e credibile rispetto alla politica. Un candidato politico mediamente è sul territorio 5 sei mesi prima delle elezioni, il capo 'ndraghetista è 365 giorni l'anno sul territorio. Il capo mafia dà risposte clientelari, drogate, parziali, ma dà risposte, mentre in certi territori la politica è assente”. E’ così che il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, è intervenuto, sulla maxi inchiesta 'Rinascita-Scott’, all’interno del programma diMartedì su La7, condotto da Giovanni Floris. "I capi mafia hanno, quindi, pacchetti di voti che spostati a destra o sinistra determineranno i sindaci - ha sottolineato il magistrato - e determineranno anche le cogestioni della cosa politica. E capita che sia proprio la 'Ndrangheta a nominare il candidato sindaco".
Il procuratore Gratteri ha anche parlato di prescrizione, spiegando che “in un Paese civile, nel 2020, prescrizione, sanatorie, indulti non sono termini da Paese civile, non dovrebbero essere usati. Avrebbe bisogno di un sistema giudiziario veloce, perché un fascicolo rimane fermo per anni, non si deve arrivare alla prescrizione". Quindi, bisogna “lasciare la legge così com'è perché serve a costringere la politica a fare le riforme che servono, per velocizzare processi e non inviare ogni mattina 4000 carabinieri a fare i messi notificatori invece che le indagini".
Durante la trasmissione di La7, insieme al magistrato, è intervenuto il direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, che ha spiegato come l’operazione “Rinascita-Scott” “in Calabria rappresenta qualcosa di molto vicino a quello che ci fu al tempo in Sicilia con la retata che ha dato vita al maxiprocesso di Falcone e Borsellino”. “Noi appena abbiamo saputo abbiamo dedicato la prima pagina - ha aggiunto il direttore - Mi sono meravigliato che praticamente il resto della stampa italiana non ha messo tra le prime pagine la notizia, come se fosse una questione locale; quando in realtà era una vicenda nazionale. Simili operazioni le abbiamo viste in Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, la linea della palma è arrivata fino alle alpi”.
Riguardo al fine processo mai, in riferimento alla prescrizione, Travaglio ha spiegato che “da sempre esiste la lunghezza intollerabile dei processi, per il fatto che ci sono troppi processi”. Questo avviene in quanto, secondo il giornalista, “tutti i processi vanno a dibattimenti, quelli che non si prescrivono in fase d’indagine. Nei sistemi che funzionano i processi che vanno a dibattimento sono il 10%, il resto sono tutti patteggiamenti e rito abbreviato”. Quindi, per Travaglio il vero problema in Italia “è la pena zero e non il fine processi mai”.
In conclusione, il direttore de “Il Fatto Quotidiano” ha spiegato che i rimedi giudiziari “erano scritti tutti all’interno della proposta della commissione Gratteri-Davigo-Di Matteo che Renzi ha commissionato e buttato nel cesso”.

VIDEO L'intervento integrale di Nicola Gratteri al minuto 1h 16' 05''

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