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Mafie News

Le mani della cosca Bellocco tra Calabria e Sud America: emissari impegnati fuga Rocco Morabito

di Davide de Bari
L’indagine ha ricostruito anche l'interessamento per favorire la scarcerazione di Morabito prima dell'estradizione

"I Bellocco avevano ormai internazionalizzato le loro attività criminali grazie ad una forte capacità di relazione con altre cosche di 'Ndrangheta, come i Morabito e i Mollica di Africo, con cui avevano posto solide basi nell'area platense, tra Buenos Aires e Montevideo, da dove coordinavano l'acquisto e la spedizione di quintali di cocaina verso l'Italia e l'Europa”. Sono queste le parole del procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri per descrivere l’operazione che oggi ha portato alla disarticolazione del vertice di una delle cosche di ‘Ndrangheta più potenti. L’operazione “Magma” ha portato all’arresto di ben 45 persone appartenenti alla cosca di Rosarno grazie all’importante lavoro d’indagini del Comando Provinciale Reggio Calabria della Guardia di Finanza e dello S.C.I.C.O. di Roma, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia che ha colpito anche le articolazioni extra regionali della cosca operante nella piana di Gioia Tauro, in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia. I Bellocco avevano una forza tale da imporsi nel controllo di ogni aspetto del territorio, soprattutto a livello pubblico ed economico con l'intento di giungere all'assoggettamento egemonico del territori, realizzando accordi anche con le cosche dei Pesce in Rosarno, cosca Gallace in Anzio, cosca Morabito di Africo. "L'indagine - ha detto il procuratore aggiunto Gaetano Paci - prende l'avvio dopo il sequestro di 385 chili di cocaina rinvenuti in mare al largo di Gioia Tauro. Da quell'episodio la Guardia di Finanza ha ricostruito la rete dei Bellocco che avevano da tempo ormai loro referenti in Sudamerica, i quali avrebbero avuto un ruolo anche nella fuga di Rocco Morabito 'u tamunga', arrestato a Montevideo e in attesa di essere estradato, ma poi riuscito ad evadere dalle carceri uruguaiane. Tale episodio è sintomatico della forza e dell'affidabilità dei Bellocco, che erano anche riusciti ad inserirsi tra i 'colletti bianchi' del Tribunale di Buenos Aires, riuscendo ad ottenere informazioni riservate su inchieste a loro carico". La cosca dei Bellocco con grande disponibilità finanziarie, per importare la cocaina, ha individuato in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia occultate, per il trasporto navale, in appositi borsoni all'interno di container.

L’emissario in Sud America
Dalle indagini è emerso che i Bellocco si sarebbero serviti di emissari che hanno effettuato diversi viaggi in territorio sudamericano, per visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco al fine di poter organizzare gli aspetti logistici dell'importazione. Grazie alla collaborazione tra la Guardia di Finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria Argentina, è stato possibile accertare che proprio a Buenos Aires l'associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni 'colletti bianchi' italoargentini, intranei all'organizzazione, disposti ad agevolare la pianificazione degli illeciti traffici e l'importazione di ingenti quantitativi di cocaina. Inoltre, uno di questi, sfruttando le proprie conoscenze, riusciva ad ottenere informazioni riservate riguardanti l'attività d'indagine avviata presso il Tribunale penale-economico di Buenos Aires, informando tempestivamente i sodali calabresi e fornendo loro anche copia di alcuni atti di indagine. "L'area platense, quella prospiciente al Rio della Plata su cui si affacciano quasi dirimpettaie Buenos Aires e Montevideo, capitale dell'Uruguay - ha detto il comandante regionale della Guardia di Finanza, gen. Fabio Contini - è diventata da tempo una zona su cui si sono installati vari gruppi di 'ndrangheta che coordinano i rapporti con i narcos di Colombia, Bolivia e altri paesi Centroamericani. Peraltro, se dal versante argentino le istituzioni finanziarie di quel Paese hanno istituito una legislazione antiriciclaggio efficace e collaborano con le nostre forze di polizia, in Uruguay, la legislazione attuale non offre la medesima possibilità, lasciando maglie più larghe alle attività della mafia".

morabito rocco 2

Il boss Rocco Morabito


La scarcerazione di Morabito
L'emissario in Sud America della cosca Bellocco non si limitava alla mera funzione di intermediario nell'ambito degli illeciti traffici, ma si prodigava anche per la risoluzione di questioni estremamente rilevanti che hanno interessato la famiglia di 'Ndrangheta dei Morabito di Africo (RC). A tal fine, risulta emblematico il coinvolgimento dell’emissario con alcuni componenti della cosca Morabito per far pervenire in territorio uruguaiano una ingente somma di denaro, pari a 50.000 euro, finalizzata a far scarcerare Rocco Morabito arrestato dopo una significativa latitanza e successivamente evaso. La stessa organizzazione, diversificando i propri affari, ha curato anche la coltivazione di sostanze stupefacenti di tipo cannabis utilizzando alcune serre dislocate in Toscana per poi adoperarsi, attraverso una fitta rete di spacciatori, ad effettuare le cessioni sull'intero territorio nazionale. Inoltre, alcuni componenti dell'organizzazione, al fine di approvvigionarsi di notevoli disponibilità di denaro contante, da investire successivamente nell'acquisto dello stupefacente, portavano a termine atti diretti univocamente ad eseguire una rapina presso un istituto postale sito nel Lazio. A tal proposito, le attività investigative hanno permesso di monitorare alcuni degli indagati mentre effettuavano diversi sopralluoghi e riprese video del luogo dove doveva essere effettuata la rapina documentando, tra l'altro, i movimenti dei furgoni portavalori e la condotta delle guardie giurate poste a vigilanza delle operazioni. Le attività investigative, culminate con le ordinanze eseguite oggi, hanno permesso di sequestrare circa 400 chili di cocaina, 30 chili di hashish, 15 chili di marijuana, un fucile d'assalto automatico, 3 pistole semiautomatiche, un silenziatore e munizionamento di vario calibro.

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