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Mafie News

'Ndrangheta, nel vibonese finisce in manette il latitante Giuseppe Salvatore Mancuso

di AMDuemila
Era fuggito dopo il pentimento del fratello

I carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia e della Compagnia di Tropea hanno arrestato il latitante Giuseppe Salvatore Mancuso, di 33 anni, figlio del boss Pantaleone, detto "l'ingegnere". L'uomo si era allontanato insieme al padre nel 2018, evadendo dagli arresti domiciliari, dopo l'inizio della collaborazione con la giustizia del fratello Emanuele. Il blitz è scattato la notte scorsa a Zaccanopoli, dove gli investigatori hanno individuato Mancuso in un appartamento di proprietà di un 19enne trovato nell'abitazione insieme ad una donna. I due sono stati arrestati per favoreggiamento. Mancuso aveva una pistola con matricola abrasa, un fucile di precisione in grado di colpire un bersaglio distante oltre un chilometro, due passamontagna, munizioni e novemila euro in contanti. E' stato portato nel carcere di Vibo. Deve scontare 5 anni e 4 mesi inflittigli dal Tribunale di Milano. A suo carico anche una misura cautelare nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Reggio Calabria. Insieme al padre Pantaleone è anche imputato in appello per il tentato omicidio del 26 maggio 2008 ai danni della zia, Romana Mancuso, e del figlio Giovanni Rizzo. In primo grado entrambi gli imputati sono stati assolti. Soddisfatto del lavoro svolto dalle forze dell'ordine il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri che ha incontrato i giornalisti dopo gli arresti, in distinte operazioni, di Antonio Felice per l'omicidio di Salvatore Battaglia, e di Giuseppe Salvatore Mancuso: "Bisogna dare atto del grande lavoro che i carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia di Vibo Valentia stanno facendo in modo sistematico e significativo da tre anni a questa parte, perché finalmente hanno una Procura Distrettuale meglio attrezzata, tant'è che quello vibonese è l'unico circondario in cui ho deciso di applicare tre sostituti procuratori".
In merito all'arresto per omicidio, Gratteri ha parlato della "'Ndrangheta di Piscopio come entità dura, arcaica, tradizionale, sulla quale siamo già intervenuti con l'operazione Rimpiazzo di qualche mese addietro. Tuttavia si è registrata una sorta di ripresa da parte delle giovani leve del crimine locale che volevano conquistare quella parte di territorio". Quindi ha anche aggiunto un rilievo amaro: "Ogni volta che effettuiamo delle operazioni antimafia ci aspettiamo che la società civile occupi quegli spazi di legalità che noi liberiamo, ma quando ciò non avviene e' chiaro che sono proprio le nuove leve a coprirli, tant'è che a Piscopio si era ripreso a commettere delle estorsioni. Le indagini non sono state semplici perché ci siamo trovati davanti un muro di omertà. Nessuno parlava, tutti dicevano di non sapere nulla".
Rispetto all'arresto di Mancuso il magistrato ne ha evidenziato la pericolosità testimoniata dalla circostanza che siano state rinvenute armi ma anche un passamontagna ("Ci fa pensare che stesse preparandosi per commettere un omicidio")Quindi, nel corso della conferenza alla presenza dei vertici provinciali dell'Arma, il capo della Procura distrettuale antimafia ha rivolto un ringraziamento ai carabinieri "per aver dimostrato ancora una volta professionalità elevata sul piano investigativo e ai colleghi De Bernardo, Frustaci e Mancuso che sono i punti di riferimento di questo territorio".