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Mafie News

Colpo alla holding della 'Ndrangheta: 71 arresti e sequestri in Piemonte

di Davide de Bari
Tra gli indagati anche dei “colletti bianchi”. Il pg di Torino: “Nessuna parte della Regione è immune dalla ’Ndrangheta"

Il traffico di droga in Piemonte è in mano alla ‘Ndrangheta che ha saputo trovare l’accordo con i narcos sudamericani per importare cocaina, stringendo affari anche con i grandi fornitori spagnoli per ottenere le droghe leggere come hashish e marijuana. E’ questo il dato che emerge dall’operazione “Cerbero” scattata ieri mattina che ha portato all’esecuzione da parte sia dei Carabinieri che dalla Guardia di Finanza di ben 71 provvedimenti cautelari: 57 arresti, 4 persone ai domiciliari, 8 sottoposte all’obbligo di firma e 2 all’interdizione dell’esercizio della professione. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Quattrocento carabinieri del comando provinciale di Torino hanno anche sequestrato beni mobili e immobili degli indagati, conti correnti bancari e quote societarie.
Secondo le indagini i fiumi di droga sarebbero stati reinvestiti nei centri scommesse e nelle palestre di cross-fit, come ad esempio la “Black Fox” di Volpiano luogo in cui si incontravano i giovani boss della ‘Ndrangheta piemontese. I giovanissimi avrebbero preso il posto dei padri e degli zii dei clan Assisi, Agresta che già dagli anni ’80 si sarebbero stanziati non solo in Calabria ma anche a Torino, continuando a gestire gli affari anche dal carcere o dal Sudamerica come Nicola Assisi arrestato poi in Brasile a luglio, dopo una latitanza che durava dal 2014. “L’attività criminale delle ‘locali’ di Volpiano e San Giusto dimostrano quando sia pervasiva e pericolosa questa organizzazione che, nonostante i provvedimenti giudiziari, continua ad allargarsi su tutto il territorio nazionale. - ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho - C’è un asse che lega la ‘Ndrangheta del Nord e del Centro con la Calabria, senza dimenticare il traffico internazionale di droga, con rotte che raggiungono la Spagna e i porti del Nord Europa, dove l’associazione ha delle basi. Si muovono ormai come delle holding, che ha riferimento ovunque”.
All’interno dell’inchiesta sono anche implicati personaggi non appartenenti all’associazione mafiosa, ovvero i “colletti bianchi”, professionisti che spiegavano come reimpiegare il denaro guadagnato illecitamente, come creare società ad hoc. Tra questi Angelo Raffaele Romano, un commercialista di Settimo Torinese, e Pierfranco Bertolino, un noto avvocato penalista della città, accusato di aver svelato ai suoi clienti notizie riservate su indagini e intercettazioni in corso.
L’operazione di ieri è il frutto di tre indagini parallele, del Nucleo investigativo dei carabinieri, dei carabinieri della compagnia di Chivasso e delle Fiamme gialle, che sono poi confluite in un unico dossier. Si tratta del narcotraffico sotto la Mole, nell'hinterland torinese, e in Lombardia con nomi di spicco come Assisi, Agresta, Catanzariti o Versaci, solo per citarne alcuni. Dell'organigramma dei clan di 'ndrangheta radicati in particolare a Volpiano e San Giusto Canavese. Un terzo filone e' invece legato alle dichiarazioni di Domenico Agresta, in carcere per omicidio, collaboratore di giustizia che ha permesso di capire ancora meglio l'intricato mondo e gli equilibri delle cosche e dei suoi aderenti. Durante la conferenza stampa di presentazione dell’operazione , il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo ha fatto una “amara considerazione”: “Nessuna parte del Piemonte è indenne dalle infiltrazioni della ‘Ndrangheta”.
In conclusione è anche intervenuto il comandante provinciale dei carabinieri di Torino, colonnello Francesco Rizzo che ha commentato come “questa operazione dimostra come la ‘Ndrangheta è presente”.

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