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Mafie News

Processo ''Picciotteria Bis'': inflitti quasi due secoli di carcere

di Davide de Bari
Tra i condannati c’è anche l’imprenditore calabrese Vadalà

Quasi due secoli di carcere. Sono questi gli anni che il Gup di Venezia, Francesca Zancan, ha inflitto, all’interno del processo abbreviato “Picciotteria Bis”, nei confronti dei 17 imputati, con una sola assoluzione. Dunque, sono stati condannati: Vittorio Attilio Violi a 23 anni; Antonio Catalano a 12 anni 4 mesi; Costantin Dascalu a 1 anno 6 mesi; Mariana Dascalu a 10 anni 5 mesi; Guido Di Francesco a 3 anni 4 mesi; Antonio Femia a 10 mesi; Nicodemo Fuda a 10 anni 6 mesi 20 giorni; Franco Monteleone a 11 anni 6 mesi; Santo Morabito a 20 anni 8 mesi; Leo Palamara a 5 anni 10 mesi 7 giorni; Mario Palamara a 14 anni; Rocco Scordo a 5 anni 4 mesi; Giovanni Pietro Sculli a 10 anni 2 mesi 20 giorni; Pasquale Edoardo Vadalà a 5 anni 10 mesi 7 giorni; Pasquale Virgara a 13 anni 9 mesi 10 giorni; Leo Zappia a 17 anni 9 mesi 10 giorni; Stefano Vincenzo Romeo assolto. Tra questi c’è anche l’imprenditore reggino Antonino Vadalà (in foto) che è stato condannato a nove anni e quattro mesi di carcere. Il Gup su di lui ha applicato la riduzione di due anni rispetto a quanto chiesto dalla Procura.
Secondo i magistrati l’imprenditore, difeso dagli avvocati Antonio Mazzone e Pietro Bertone, sarebbe stato a capo della “batteria milanese” dell’organizzazione i cui carichi di droga erano organizzati e diretti da Attilio Vittorio Violi, originario di Ferruzzano nella Locride.
L’inchiesta veneziana aveva fatto emergere che l'imprenditore calabrese era coinvolto nei traffici di cocaina dall'America Latina al Nord Italia. Inoltre, secondo gli inquirenti, Vadalà avrebbe anche gestito un business che spaziava dall’agricoltura, all’allevamento, alle energie rinnovabili in Slovacchia. Un “sistema” che sarebbe stato garantito grazie a contatti con i servizi segreti, con le dogane, fino ad arrivare alle alte cariche dello Stato. Un dato che troverebbe riscontro proprio da una telefonata, intercettata nel 2012, in cui l'imprenditore parlava con l'allora presidente slovacco, Robert Fico.
Oltre all’imprenditore, sono stati condannati altri 16 imputati, in gran parte originari della Locride. Erano accusati a vario titolo e con modalità differenti di far parte di una narco-associazione che avrebbe importato dal Sud America alla Calabria ingenti quantitativi di cocaina, in almeno una circostanza nascosta in vasi contenenti integratori alimentari. La maxi operazione 'Picciotteria Bis' fu condotta dagli investigatori del Gico della Guardia di Finanza e un ruolo determinante per le indagini è stato quello ricoperto da un agente della Finanzia sotto copertura, nome in codice 'UC 8067', che utilizzò una società e conti correnti di appoggio per lo svolgimento dell'operazione, che ha operato all'interno del sodalizio quale persona in grado di consentire l'utilizzo del Porto di Venezia come luogo sicuro per l'importazione della droga.

I legami con la 'Ndrangheta
Secondo i magistrati della Dda di Reggio Calabria la famiglia Vadalà appartiene alla cosca Morabito, clan di Africo che è al vertice della ’Ndrangheta. “In un’importante indagine sul narcotraffico, abbiamo potuto constatare come Vadalà e Rodà siano vicini ai Morabito, cui, peraltro sono legati da parentele di sangue. - ha spiegato il procuratore reggente Gaetano Paci - Così come, quando parliamo di Antonino Vadalà, parliamo di altri legami di sangue con i Vadalà di Bova Marina”.

Il coinvolgimento nell’omicidio Kuciak
Il nome di Antonino Vadalà era finito anche nell’inchiesta dell’omicidio del giornalista slovacco Ján Kuciak e della sua fidanzata, Martina Kušnírová, uccisi il 22 febbraio 2018. Il giornalista si stava occupando di legami fra politici slovacchi, imprenditori italiani e 'Ndrangheta. E proprio Vadalà sarebbe stato al centro del reportage del giovanissimo giornalista che scriveva degli affari della criminalità organizzata italiana con i fondi europei in Slovacchia. Per questo motivo Vadalà, che ha sempre negato le accuse nei suoi confronti, qualche giorno dopo, per mancanza di prove, venne rilasciato.

Foto by Topky

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