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Allarme Dia: ''La 'Ndrangheta mira a conquistare i porti del Nord Europa''

porto container c keystonedi Davide de Bari
Nella relazione Dia i rapporti con le locali all’estero e i narcos del Messico e della Colombia

“Il Messico continua ad essere un’area di interesse per le organizzazioni criminali italiane rappresentando, assieme alla Colombia, una delle principali aree di produzione e di transito della cocaina destinata a rifornire non solo i mercati statunitensi e canadesi, ma anche quelli europei”. E’ da questa considerazione che parte l’ultima relazione del primo semestre 2018 della Dia (Direzione investigativa antimafia), nell’affrontare il tema dei legami tra la ’Ndrangheta ed i cartelli dei narcos messicani e colombiani. Gli analisti evidenziano come il “cartello del Golfo e quello dei Los Zetas avrebbero sancito alleanze con esponenti della criminalità organizzata italiana, in particolare con quella calabrese”. Non solo. Questi rapporti si estenderebbero anche “a forme di reciproca assistenza, per dare rifugio ai latitanti”. Le rotte del narcotraffico che riguardano il Messico si dividerebbero in tre direttrici: dai porti atlantici del Messico in direzione di alcuni Paesi dell’Africa occidentale ed europei del Nord Atlantico e del Mediterraneo, quella che dai porti messicani del Pacifico in direzione, attraverso lo stretto di Panama, dell’Europa (Polonia, Paesi Baltici, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania) e dai porti messicani del Pacifico direttamente verso i Paesi del Sud-est Asiatico (Indonesia), seguendo la rotta del Pacifico. Mentre i narcos colombiani, tramite “accordi”, hanno “consentito” alla ‘Ndrangheta di “assumere un ruolo di primo piano nei traffici verso l’Europa”. La relazione, però, ha sottolineato la presenza di “Cosa nostra che, da tempo, cerca di recuperare un ruolo di maggior rilievo nel narcotraffico, sia attraverso accordo con i sodalizi di ’Ndrangheta, sia provvedendo ad approvvigionarsi in autonomia”.
Per quanto riguarda il Nord America, con particolare riferimento al Canada, la Dia ha evidenziato “la pressione esercitata da altre organizzazioni per il controllo del territorio, in particolare della ’Ndrangheta, che si starebbe sostituendo ai rivali siciliani nel controllo del traffico e dello spaccio di stupefacenti. Allo stesso tempo, la ‘Ndrangheta sarebbe altrettanto attiva nel riciclaggio e nel reimpiego di capitali illeciti”. La criminalità organizzata calabrese anche in Canada ha “replicato” la stessa “struttura delle zone di origine” e per questo “I locali canadesi assicurerebbero, infatti, alle cosche calabresi, appoggi funzionali al riciclaggio dei proventi illeciti e al traffico di stupefacenti”. Oltre a questo, la cocaina “prodotta in Colombia transiterebbe attraverso il Venezuela, per il successivo passaggio verso gli U.S.A. ed il Canada”. Anche in Australia, la ‘Ndrangheta “è la principale organizzazione mafiosa di origine italiana presente in quel Continente”. Anche in questo caso “il sodalizio avrebbe legami con i clan calabresi per l’esecuzione coordinata delle attività criminali a livello internazionale. Tra i settori illeciti di interesse risulta preminente quello dell’importazione di stupefacenti dall’Europa, dalla Cina e dal Sud America, rispettivamente di droghe sintetiche, precursori e cocaina”.

I tentacoli della 'Ndrangheta in Europa
Un dato significativo che emerge dalla relazione è la presenza in Germania "delle mafie di matrice italiana”. “Un dato - si legge - confermato non solo dal Bundeskrimi nalamt (BKA) a livello federale, ma anche dalle numerose indagini svolte nel tempo dalle Forze di polizia italiane, in collaborazione con quelle tedesche”. E l’organizzazione “maggiormente presente è la ’Ndrangheta, che nel corso degli anni ha realizzato strutture analoghe a quelle calabresi”. Per la Dia le cosche calabresi “in Germania sono dedite in particolare ad attività di riciclaggio attraverso acquisizioni di esercizi commerciai e beni immobiliari”. Mentre per quanto riguarda il traffico di droga “il territorio tedesco risulta di notevole importanza per le cosche calabresi, grazie all’utilizzo del porto di Amburgo, uno degli scali più importanti d’Europa, e alla posizione geografica della Germania, che confina con l’Olanda, altro punto di appoggio degli stupefacenti provenienti dal Sud America”. L’Olanda è proprio uno dei Paesi su cui si concentrano le attenzioni degli inquirenti, in particolare rispetto allo scalo internazionale di Rotterdam, particolarmente sfruttato nel traffico di stupefacenti. Anche il Belgio si trova in una posizione strategica e per la sua importanza portuale di Anversa “risulta essere anche uno snodo strategico per numerose attività illecite tradizionali, compreso il narcotrafficio dal Sud America”. Infatti, le indagini condotte in Italia “hanno evidenziato la forte propensione della ‘Ndrangheta ad insediare contesti criminali nei paesi del Nord Europa, ove da tempo esponenti delle ionico-reggine si sono inseriti in vari settori economici”. Inoltre si conferma “l’esistenza di una fitta rete di relazioni in diversi Stati europei, tra cui la Spagna, individuata dalla ‘Ndrangheta quale area di transito della droga e per il reinvestimento dei capitali illeciti, nonché per il rifugio dei latitanti”. In Francia, invece, le inchieste “confermano la presenza di una seconda generazione di criminali ‘ndranghetisti” e che “i notevoli interessi criminali della ‘Ndrangheta avrebbero portato alla costituzione di strutture sovraordinate di coordinamento, tra le unità periferiche e la casa madre reggina”.
Secondo il documento, in territorio austriaco le cosche “avvalendosi di prestanome che si erano trasferiti nel territorio” sarebbero riuscite “ad investire, anche in questo Paese, i proventi delle attività illegali”. Non solo. Le indagini segnalano la presenza della ‘Ndrangheta anche “nel settore delle scommesse e dei giochi on line”. Per quanto riguarda la Repubblica Slovacca, grazie alla indagini sul report Jan Kuciak, ucciso il 22 febbraio scorso, le mire “espansionistiche della ‘Ndrangheta si sono rese evidenti proprio nel semestre” e si è evidenziato “l’interesse delle cosche verso i fondi europei per l’agricoltura”.

Foto © Keystone

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