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Mafie News

'Ndrangheta: 169 arresti, anche il presidente della provincia di Crotone

Maxi operazione “Stige” tra Italia e Germania
di AMDuemila - Video
Una vera a propria 'holding criminale' capace di gestire affari per milioni di euro ed arrivare fino alla Germania, oltre che Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Una 'Ndrangheta infiltrata e radicata nel settore economico e politico in grado di mettere i proprio uomini all'interno di amministrazioni locali “piegandole agli interessi e agli affari del clan”.
Questo quanto emerge dalla maxi operazione “Stige” che stamani ha decapitato la potente cosca Farao-Marincola Cirò Marina, con ben 169 arresti.
Un'operazione che il Procuratore della DDA di Catanzaro, Nicola Gratteri, in conferenza stampa ha definito “la più grande operazione degli ultimi 23 anni, per il numero degli arrestati”. Nata dal sogno di liberare la Calabria: “Prima che io mi insediassi – ha detto Gratteri – sono andato a trovare il Generale Del Sette che oggi ci onora della sua presenza... Quando andai da lui gli parlai di un’idea, un sogno che è quello di liberare la Calabria. E lui da subito ha mandato giù i suoi migliori uomini”. “Questa è una indagine da portare nelle scuole di magistratura per spiegare come si fa una indagine per 416 bis” ha aggiunto Gratteri ringraziando il suo collega Filippo Spiezia, di Eurjust, in video conferenza dalla Germania.



Colletti bianchi
Dalle indagini è emerso chiaramente come “tutte le attività imprenditoriali e gli imprenditori sono organici all’associazione. Imprenditori mafiosi che hanno gestito attività imprenditoriali nei paesi”, e “non poteva mancare il controllo politico. La 'Ndrangheta ha messo suoi uomini alla gestione del potere funzionali all'organizzazione criminale” ha spiegato Gratteri. Infatti nella lista degli arrestati non mancano nomi di amministratori locali, sindaci e colletti bianchi che dal 2006 ad oggi, a vario titolo, hanno fatto gli interessi e gli affari del clan.
Tra questi spicca il nome del presidente della provincia di Crotone, nonché primo cittadino di Cirò, Nicodemo Parrilla, considerato "uno dei rappresentanti della cosca in seno all'amministrazione comunale di Cirò Marina".
Secondo gli inquirenti, Parrilla "ha sempre usato gli incarichi elettivi appena citati per curare gli interessi della consorteria".
Ed è in buona compagnia, perchè anche Roberto Siciliani, eletto nel 2011 con la lista civica di centrodestra "Unione Popolare per Cirò Marina" a detta dei magistrati non sarebbe estraneo alla mafia, e lo stesso vale per i suoi fratelli: l'imprenditore Mario e l'ex assessore comunale Nevio.
Nell'amministrazione di Cirò Marina ci sarebbero anche altri soggetti ritenuti essere vicino al clan Farao-Marincola: il vicesindaco e assessore ai tributi, Giuseppe Berardi, eletto con la lista civica Cirò in rete, e il presidente del consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo.
Stessa sorte è toccata ad altri comuni vicini a Cirò Marina, dove il clan è riuscito con ferocia ad imporre i suoi “colletti bianchi”. In manette infatti sono finiti anche: il sindaco di Strongoli, Michele Laurenzano (Pd), accusato di concorso esterno, il vicesindaco di Casabona, Domenico Cerelli, eletto con la lista civica Ci siamo, il suo predecessore, Giuseppe Benincasa, il sindaco di Mandatoriccio Angelo Donnici (Pd, eletto con una lista civica), e il suo vice Filippo Mazza.

Business Italia-Germania
La cosca dei Farao-Marincola, diretta dal boss ergastolano Giuseppe Farao classe ‘47, aveva la sua base operativa nell’area di Cirò, Cirò Marina e comuni circostanti, dove aveva il controllo del territorio e delle altre realtà criminali. Le infiltrazioni del clan andavano della produzione e commercio di pane, alla vendita del pescato, dal commercio di vino e dei prodotti alimentari tipici alla raccolta e riciclo sia di materie plastiche sia di R.s.u. Fino ad arrivare al controllo del settore di taglio/raccolta del legname nelle aree boschive in cui sarebbero riusciti, attraverso imprese mafiose e atti intimidatori contro la concorrenza, a pilotare le aste pubbliche per l’assegnazione di lotti di terreno boschivo. Anche nel terzo settore la cosca 'ndranghetista era riuscita ad infiltrarsi: nell'ambito dell’accoglienza dei migranti è stata disvelata la riconducibilità alla cosca di una struttura immobiliare, adibita a centro di accoglienza profughi, gestita da una serie di cooperative compiacenti, i cui rappresentanti fungevano da collegamento con gli enti pubblici per ottenere finanziamenti e autorizzazioni.
 L’indagine è riuscita quindi a delineare il quadro complessivo degli interessi illeciti gestiti in ambito nazionale e estero dal sodalizio indagato, verificando altresì la disponibilità di ingenti risorse finanziarie che venivano reimpiegate in numerose iniziative imprenditoriali e commerciali nel nord-Italia e in Germania.
Sono ben tredici le persone arrestate in Germania grazie alla collaborazione della Dda catanzarese con tre diverse procure tedesche. Le indagini hanno svelato l’esistenza di una cellula operativa in Francoforte, Wiesbaden, Monaco e Stoccarda. Lì la cosca avrebbe imposto, con metodo 'ndranghetistico, le forniture di vino, prodotti caseari, olio e semilavorati per pizze ai ristoratori italiani. Un business che i clan progettavano di allargare anche alla Svizzera, dove più di uno degli uomini dei Farao poteva contare su agganci e contatti.
Nel corso dell'operazione, sono stati sequestrati beni del valore di oltre 50 milioni di euro, incluse società e aziende dei più diversi settori, tutti riconducibili agli uomini del clan.

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