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Mafie News

Gotha, chiesto il processo per il senatore Caridi

caridi antonio ilfattodi AMDuemila
Per la Procura di Reggio Calabria “fa parte del sistema ‘riservato’ della ‘Ndrangheta

La Procura di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio per 70 delle 72 persone indagate nel maxi processo “Gotha”, frutto dell’unificazione delle inchieste “Mamma Santissima”, “Reghion”, “Fata Morgana”, “Alchimia” e “Sistema Reggio” che hanno svelato l’esistenza di un sistema “riservato” della ‘Ndrangheta. La decisione è arrivata nella giornata di ieri, dopo che, nelle scorse settimane, era stato inviato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e si era proceduto poi all’interrogatorio di alcuni indagati ed al deposito di ulteriore materiale.
Tra le figure più importante che dovranno presentarsi davanti al Gup figura il senatore Antonio Caridi (in foto), in carcere da sei mesi per associazione a delinquere di stampo mafioso. Per i magistrati della Dda (il Procuratore capo Federico Cafiero de Raho, l’aggiunto Gaetano Paci e i sostituti Giuseppe Lombardo, Roberto Di Palma, Stefano Musolino, Giulia Pantano e Walter Ignazitto) il parlamentare di Gal faceva parte del “direttorio”, una componente “riservata” della criminalità organizzata calabrese con una strategia programmatica che puntava ad alterare “l’equilibrio degli organi costituzionali”. Nel capo di imputazione è scritto che il senatore non solo “fruiva dell’appoggio della cosca De Stefano”, ma anche operava “in modo stabile, continuativo e consapevole a favore del sistema criminale”. Un sistema criminale che proprio il senatore agevolava “mediante l’uso deviato del proprio ruolo pubblico, delle cariche di volta in volta ricoperte all’interno del Consiglio e della Giunta comunale di Reggio, del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria e del Senato della Repubblica”.
Oltre a Caridi, ad essere sotto accusa sono gli avvocati Giorgio De Stefano e Paolo Romeo e l’ex dirigente della Regione, Francesco Chirico. Questi soggetti, secondo la Dda, rappresentano, gli “invisibili”, ovvero il vertice della componente riservata della ‘ndrangheta in grado di far fare il salto alla criminalità organizzata calabrese influenzando la vita politica, istituzionale, economica e sociale.
Non a caso i pm contestano anche la violazione della legge Anselmi a quindici indagati tra cui figurano sempre Paolo Romeo, don Pino Strangio (il prete di San Luca), il magistrato in pensione Giuseppe Tuccio, l’avvocato Antonio Marra, la giornalista Teresa Munari, l’ex assessore comunale Amedeo Canale, Saverio Genoese Zerbi e il funzionario della Corte d’Appello Aldo Inuso. Per loro l’accusa è di far parte di un’associazione segreta, capace di infiltrarsi negli enti locali dettandone gli indirizzi politici.
Il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per diversi politici locali come il presidente della Provincia di Reggio Giuseppe Raffa (Forza Italia) e il sottosegretario regionale Alberto Sarra (ex An e Pdl). L’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, condannato a dicembre a 5 anni di carcere per falso e abuso d’ufficio, non è tra i 69 soggetti per i quali è stato chiesto il processo. Tuttavia è indagato per reato connesso perché, secondo la procura, è stato sostenuto dalla cosca De Stefano e dal killer oggi pentito Nino Fiume.
Proprio Sarra, che era stato arrestato nell’operazione “Mamma Santissima” ha fornito alcuni riscontri alle indagini condotte in questi mesi. Interrogato dal pm Lombardo aveva riferito di aver avuto rapporti con Fiume mentre Scopelliti avrebbe tenuto i rapporti con i De Stefano. “Paolo Romeo - ha detto al magistrato - è l’anello di congiunzione tra un mondo deviato. Aveva rapporti con Pirilli (l’ex presidente della Provincia di Reggio, ndr) e aveva degli spazi all’interno dell’amministrazione provinciale. Che lui avesse dei rapporti con Valentino (l’ex sottosegretario alla Giustizia, ndr), io lo posso testimoniare perché mi risulta ed erano i rapporti anche in cui lui gli indicava, incideva, esprimeva, dava indicazioni”.
Non dovranno affrontare l’udienza preliminare soltanto in tre: Giuseppe Benedetto (il cui nominativo era stato già espunto dall’elenco in fase di conclusione delle indagini preliminari), Antonino Miceli e Andrea Miceli.
Ora non resta che attendere la data di fissazione dell’udienza preliminare davanti al gup di Reggio Calabria e poi si capirà quando avrà davvero inizio uno dei processi più importanti degli ultimi decenni nell’intero distretto giudiziario reggino.

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