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Mafie News

'Ndrangheta, 35 arresti: imprenditori complici delle cosche

guardia finanza gicodi AMDuemila
Erano il riferimento delle cosche Piromalli a Gioia Tauro, Lanzino-Ruà a Cosenza e Muto nell’alto tirreno cosentino. Oggi le Dda di Reggio Calabria e Catanzaro hanno ordinato l’arresto di 35 imprenditi grazie ai quali, secondo gli inquirenti, la 'ndrangheta metteva le mani sui più importanti e lucrosi appalti pubblici. Le accuse, a vario titolo, riguardano i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso in atti pubblici.
L’operazione nasce dal connubio delle due inchieste: quella a Reggio Calabria ha svelato come il clan dei Piromalli tra il 2012 e il 2015 si fosse aggiudicato nella zona di Gioia Tauro i più consistenti lavori pubblici in diversi settori e attraverso varie società. "Si tratta in larga parte di imprese calabresi, ma ci sono anche importanti realtà del centro-nord Italia” ha dichiarato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho. Il modus operandi prevedeva la creazione di "un vero e proprio cartello di imprese, spesso riunite in associazione temporanea, che quando si presentano ad una gara presentano le offerte in bianco. Poi chi di dovere si occupa di riempirle in modo che il cartello si aggiudichi i lavori”.
Sul versante catanzarese, nella procura guidata da Nicola Gratteri, è emerso un metodo simile nell’inchiesta che rappresenta, ha detto il procuratore, "una costola dell'indagine sul clan Muto di Cetraro eseguita a luglio”, quando era stato arrestato il boss Franco Muto insieme ai suoi sodali. “Abbiamo scoperto - ha proseguito Gratteri - che il maggior imprenditore del cosentino, Barbieri, era d'accordo con i colletti bianchi dei Muto. Lavoravano sempre in cordata, a Cosenza come a Cetraro”.
Nell’operazione sono state sequestrate 54 società (di cui alcune a Roma). Tra gli indagati anche alcuni funzionari e dirigenti di varie stazioni appaltanti che avrebbero favorito le imprese della ’Ndrangheta.

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