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Mafie News

Narcotraffico: dal Sud America a Venezia

narcotraffico dosi drogaEcco i nuovi porti della droga
di Francesca Mondin
Non più solo Gioia Tauro ma Venezia, Civitavecchia, e Livorno. Sono questi i nuovi porti della droga usati dai narcos per introdurre in Italia tonnellate e tonnellate di cocaina da oltre oceano. L'operazione “due mari”, condotta dal Goa della Finanza e dalla Dea americana porta allo scoperto un complesso sistema di traffico internazionale di stupefacenti. Una struttura che sembra non avere un leader ma che si presenta flessibile e dinamica con più persone ai vertici e broker, batterie di corrieri e logisti con i contatti giusti.
Pronta a riorganizzare carichi e spedizioni se qualcosa va storto. Esemplare è il caso di Enzo Pescetelli, broker romano considerato a capo di una organizzazione con base nei Castelli romani, che nel 2013 si sarebbe dimostrato veloce e pronto a organizzare una nuova spedizione dopo aver perso, per un errore del caso, un carico di 93 chili di cocaina. Pescitelli infatti, venuto a sapere che il carico diretto a Civitavecchia era partito con un altra nave per Panama, dove poi verrà segnalato dalla Gdf, si sarebbe subito accordato con il calabrese Giuseppe Grillo per la nuova spedizione.
L'indagine, iniziata ad aprile 2013 mostra come i punti di riferimento del narcotraffico internazionale restano le 'ndrine calabresi della Locride. Con soggetti pronti ad investire, mantenere i contatti, trattare e distribuire la cocaina. Tra questi secondo la procura ci sono: I fratelli Franco e Giuseppe Cosimo Monteleone, Giuseppe Grillo e Pasquale Virgara. Nello specifico Grillo e Monteleone, avevano il ruolo, dicono gli inquirenti, di stabilire “le linee programmatiche della associazione, assicurando il finanziamento della stessa, decidendo quali broker utilizzare per procurarsi la cocaina”.
Questo testimonia “che la 'ndrangheta ha rapporti strettissimi con i grandi trafficanti internazionali - spiega il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho - tanto che alcuni di loro sono stati ospitati proprio a Platì, per concordare i carichi e ricevere i pagamenti”.
La decisione invece di cambiare luoghi per lo scalo deriva anche da fatto che “Gioia Tauro - spiega ancora de Raho - è super controllato, in questi primi 6 mesi del 2016 abbiamo sequestrato 1,5 tonnellate di droga. Dunque le organizzazioni tendono a delocalizzare i carichi”.
Parte della droga, infatti, sarebbe stata stoccata un un magazzino di Marghera e poi spostata nel garage vicino all'abitazione di Pasquale Virgara a Marcon, nel veneziano. La cocaina sarebbe stata nascosta in tuberi di manioca e ananas. Ad andare in Sud America per trattare con la ditta fornitrice della copertura sarebbe stato Monteleone mentre tramite Giovanny Andre Rivera sarebbe stato negoziato l'acquisto degli stupefacienti dal fornitore Josè Jhonny Angulo Fernandez. Virgara, invece si sarebbe occupato anche del recupero della merce e del suo occultamento.
Uno spaccato inedito riguarda invece le modalità di pagamento della droga. L'indagine ha svelato come il denaro veniva nascosto in ovuli ingeriti da corrieri, strategia utilizzata da tempo per trasportare la droga.
L'inchiesta italiana ha consentito alla Dea di intervenire in diversi paesi: tra Colombia, Costarica, Panama, Messico, Brasile, Perù, Cile, Venezuela, Repubblica Dominicana ed Ecuador. Sono stati distrutti ben 7 laboratori clandestini, arrestate più di 100 persone e sequestrate decine si tonnellate di cocaina. A finire in manette in Colombia ci sono anche alcuni membri dell'Esercito di liberazione nazionale (Eln), un'organizzazione considerata di matrice terroristica. Il loro compito sarebbe stato quello di garantire il trasporto in sicurezza della droga dai laboratori nella giungla ai depositi lungo la costa. Un fatto questo che, come dichiarato dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, “Vuol dire che il contrasto al terrorismo è efficace quando si contrastano le attività che finanziano il terrorismo”. Questa operazione è “Una delle più importanti degli ultimi anni” dichiara Roberti che sottolinea come il lavoro congiunto dei vari organi “dimostra per la prima volta in modo significativo l'importanza di indagare non solo sui carichi di cocaina ma anche sulle transazioni che li muovono. E dunque la strategia vincente, che consente un vero salto di qualità, è sequestrare i soldi che sono a monte delle spedizioni”.

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