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Mafie News

Ammesse le parti civili al processo Aemilia

processo aemilia particivilidi Sara Donatelli
Proseguono le udienze del processo Aemilia, il primo grande procedimento penale in Emilia Romagna che vede sul banco degli imputati 219 persone che devono rispondere di numerosi capi di imputazione (associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni,  minacce, usura, intestazione fittizia dei beni, falso in bilancio, turbativa d’asta, corruzione elettorale). Durante l'udienza di ieri si è valutata l'ammissibilità delle richieste di costituzione di parte civile da parte di enti, associazioni e singoli individui. Giornata positiva per  la Regione Emilia-Romagna, per i sindacati Cgil, Cisl e Uil regionali, per  le camere del lavoro di Reggio Emilia e Modena,  per Fita-Cna, per Libera, per  l'Ordine dei giornalisti, Aser e Legambiente. Sono inoltre state accolte (non è ancora chiaro se parzialmente o del tutto)  le istanze presentate da comuni del Reggiano, Parmense e Modenese, e da varie province della regione. Il Gup Francesca Zavaglia ha tuttavia rigettato le richieste presentate da Arci, Avviso pubblico, Sos Impresa, associazione Caponnetto e associazione anti-racket. Molto soddisfatti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della regione. Vincenzo Colla (Cgil) ha affermato: "Ci sentiamo  ancora più responsabilizzati a seguire questo processo". Giuliano Zignani della Uil ha invece sottolineato l'importanza di "un'ordinanza storica" che riconosce "il ruolo del sindacato in questa regione sul tema della legalità e come rappresentante di tutto il mondo del lavoro".

Il caso Cesarini
Tra le ottanta parti offese figura anche il nome di Andrea Cesarini, difeso dall’avvocato Paolo Pirani. L'uomo, proveniente da Tarquinia, risulta essere parte offesa all'interno del procedimento penale  in quanto vittima di estorsione ed usura: sarebbe stato costretto a pagare una cifra che si aggira sugli 830mila euro. Cesarini, infatti, a causa di un presunto debito  contratto con l'azienda reggiana dell'imprenditore Omar Costi, imputato nel processo Aemilia,  avrebbe pagato 230mila euro in contanti, 600mila in assegni e ceduto addirittura la propria auto, una Lamborghini, per paura di ulteriori ripercussioni. Un caso molto delicato questo: il fatto che Cesarini sia stato ritenuto una vittima del sistema mafioso porta a riconsiderare  la sua posizione come  indagato all'interno di  un altro processo, in corso a Reggio Emilia, per presunte fatture false. La sua posizione, a questo punto, cambierebbe del tutto.
Durante l'udienza, alcuni avvocati difensori hanno presentato la richiesta di trasferimento del processo presso il Tribunale di Catanzaro. Davanti al GUP, Francesca Zavaglia,  sono state sollevate eccezioni di competenza territoriale: secondo i legali, infatti, il procedimento dovrebbe svolgersi in Calabria in quanto il gruppo criminale di stampo mafioso, individuato dalla DDA di Bologna, ha radici a Cutro, paese d'origine dei Grande Aracri. Di parere opposto invece i PM della DDA di Bologna che parlano di un gruppo di 'ndrangheta autonomo che da anni si è radicato nel territorio emiliano. Il GUP deciderà durante la prossima udienza.

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