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‘Ndrangheta e cocaina: operazione “Columbus 2”, arresti in Costarica

cocainadi AMDuemila
Le mani della ‘ndrangheta sulla cocaina non solo in Colombia. La polvere bianca destinata ai mercati europei e statunitensi viene negoziata anche in altri paesi del centro e latino America. Questo è il quadro emerso dall’operazione di ieri denominata "Columbus 2", coordinata dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguita tra Italia e Costarica da polizia di Stato e Sco (assieme ad agenti del Fbi, dell'Homeland security, dell'Interpol e del Organismo de investigacion Judicial del Costarica). In manette sette persone, di cui cinque costaricani e due cubani.
Nell'ambito dell'operazione sono stati recuperati ingenti quantitativi di cocaina e scoperti personaggi legati a filo doppio con la 'ndrangheta. Sequestrati atti e documenti relativi ai trasporti e ai container spediti in Europa, per ricostruire i contatti nel nostro paese e i possibili collegamenti con altre cosche calabresi.
Nella scorsa operazione era emerso che la cocaina partiva dal Costarica nascosta nei container di frutta tropicale, veniva stoccata nei porti americani e successivamente spedita in Italia e in Europa. Furono emessi 13 provvedimenti di fermo dalle autorità italiane e tre provvedimenti di arresto dal Fbi, tra cui quello nei confronti del titolare del ristorante Gregorio Gigliotti, un calabrese fino ad allora incensurato e ritenuto dagli inquirenti broker della droga a livello mondiale, in stretto contatto con i narcos sudamericani e anello di collegamento tra la cosca degli Alvaro in Italia e gli esponenti della famiglia mafiosa dei Genovese a New York.
Le indagini odierne, coordinate dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Paolo Sirleo, hanno permesso di sgominare un'organizzazione di narcotrafficanti grazie alla quale i broker Franco Fazio e Gregorio Gigliotti avevano creato un’asse con l'Europa e gli Usa. Per Gigliotti e la sua famiglia (la moglie Eleonora e il figlio Angelo) il gip di Reggio Calabria ha chiesto alle autorità statunitensi l'arresto ai fini estradizionali, con l'accusa di associazione a delinquere. Marito e moglie sono detenuti negli Stati Uniti con l'accusa di traffico di droga, mentre il figlio Angelo, dopo aver pagato una cauzione di 5 milioni di dollari, è libero.
"Un'operazione di livello internazionale - ha dichiarato il procuratore reggino Federico Cafiero de Raho - frutto di un lavoro certosino del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e reso possibile grazie ad un accordo tra gli inquirenti italiani e gli operatori americani della Dea e del Fbi".


"Un protocollo d'intesa - ha proseguito Gratteri - senza il quale è praticamente impossibile indagare in centro e sud America e che ha permesso alla Dda di Reggio Calabria di avviare e consolidare rapporti di fiducia e di reciprocitaà con i colleghi magistrati di tutti i Paesi centroamericani. Avevamo compreso, grazie ad un lavoro di costante attenzione con le autorità colombiane che la 'ndrangheta aveva esteso le proprie basi in Costarica, Bolivia e Perù, spingendosi verso i grandi porti di Brasile e Argentina, da cui da tempo aveva iniziato a spedire lo stupefacente".
"Siamo riusciti ad incastrare un ulteriore tassello – ha affermato Andrea Grassi, dirigente della prima sezione dello Sco - nel più vasto mosaico del traffico di cocaina dove comunque, a tutt'oggi, è l'organizzazione criminale più accreditata presso i grandi produttori centroamericani".

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