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Mafie News

Torino: un sistema di riciclaggio di denaro gestito dalla ‘Ndrangheta

dia-faldoni-logoArresti e sequestri di beni, imprenditori complici
di AMDuemila - 22 luglio 2015
Un sistema di riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga e dai sequestri di persona. E’ quello che gestiva la ‘Ndrangheta a Torino, con la complicità di diversi imprenditori locali. Questa mattina la Direzione Investigativa Antimafia di Torino ha eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un pregiudicato, due imprenditori ed un noto professionista torinese, sequestrando beni mobili, immobili, aziende e quote societarie, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Scattate, inoltre, altre trenta perquisizioni domiciliari in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e Calabria.

Gli arrestati sono accusati di riciclaggio aggravato dall’aver agevolato un’organizzazione di tipo mafioso, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di documentazione per operazioni finanziarie inesistenti.
Secondo le indagini il boss di ‘ndrangheta Francesco Ietto, già agli arresti domiciliari a San Colombano al Lambro (nel milanese) per associazione a delinquere di stampo mafioso, gestiva l’attività di riciclaggio di notevoli quantità di denaro accumulate, a partire dagli anni ’80, dalla cosca Ietto-Cua-Pipicella di Natile di Careri (RC), attraverso i sequestri di persona ed il traffico di stupefacenti. Alcuni imprenditori locali avevano accettato, dietro compenso, di emettere fatture false o gonfiate, o intestando società di comodo a prestanome insospettabili. Così Ietto era riuscito ad immettere il denaro sporco nel circuito dell’economia legale piemontese.
Un ruolo chiave l’ha rivestito Pasquale Bafunno, noto commercialista torinese già coinvolto in altre indagini per aver agevolato organizzazioni criminali di tipo mafioso, ideatore di un sistema in grado di trasformare semplici fatture per operazioni inesistenti, in continuo e periodico denaro contante. Grazie alla consolidata esperienza professionale e all’elevato numero di clienti gestiti, il “ragioniere della ’ndrangheta” era riuscito a creare un sistema di documentazione contabile intersocietaria, basato su rapporti commerciali e movimentazione finanziaria fittizi, in modo da rendere difficoltosa la ricostruzione dei flussi economici da parte degli organi addetti al controllo. Parte del denaro riciclato varcava i confini nazionali, confluendo nei conti svizzeri e monegaschi intestati allo stesso Bafunno stesso.
Finiti nel registro degli indagati anche sei persone attualmente a piede libero, tra le quali Domenico Luca Trimboli (classe 1986), nipote del boss Domenico Trimboli, narcotrafficante arrestato in Colombia dopo una lunga latitanza, considerato il più importante referente italiano dei cartelli colombiani per il traffico di stupefacenti. Il nipote è accusato di essere stato il “factotum” di Francesco Ietto – nonostante gli arresti domiciliari – ed in particolare di aver costituito il “trait d’union” tra quest’ultimo e Bafunno. Trimboli risulta, tra l’altro, aver assunto la carica di amministratore di alcune società, di fatto gestite da Ietto e costituite ad hoc per il riciclaggio di denaro sporco.

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