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La ‘ndrangheta ha conquistato il nord Italia: ecco la geografia delle cosche

piovra-nord-italiadi Stefano Perri - 26 febbraio 2015
La ‘ndrangheta come una piovra, allunga i suoi tentacoli alla ricerca di nuovi territori da colonizzare, di nuovi mercati da aggredire. Le ‘ndrine non sono più un fenomeno solamente calabrese. La loro presenza nelle regioni del nord Italia è documentata non solo da decine di risultanze processuali, ma anche dalla relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia. In particolare i magistrati si sono concentrati su quattro contesti di riferimento principali: la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e l’Emilia Romagna.

Lombardia
A Milano comanda la ‘ndrangheta. La Dda del capoluogo lombardo l’ha accertato da tempo. Le indagini hanno confermato il suo predominio rispetto alle compagini siciliane. Dopo anni di insediamento in Lombardia, si legge nella relazione della Dna, le ‘ndrine milanesi hanno ” acquisito un certo grado di indipendenza rispetto all’organizzazione di origine, con la quale hanno continuato comunque ad intrattenere rapporti”. Gli ‘ndranghetisti milanesi, residenti al nord ormai da più generazioni, dimostrano ormai una tale conoscenza del territorio, sviluppata attraverso molteplici rapporti con le realtà locali, in gradi di garantire una totale pervasività nelle dinamiche decisionali della politica e della pubblica amministrazione. Una presenza ingombrante, che si fa sentire sul territorio anche attraverso una miriade di fatti intimidatori, quasi sempre diretti a cose ed in qualche caso anche a persone, molto spesso avvolti dal silenzio delle vittime che hanno paura di denunciare. La ‘ndrangheta ha esportato al nord anche il suo mantello scuro di omertà.

Piemonte
Un discorso simile può essere fatto per la pervasività delle ‘ndrine sul territorio piemontese. L’annualità 2014, arco di tempo a cui si riferisce la relazione della Dna, è infarcita di importanti passaggi processuali incentrati sulle attività della ‘ndrangheta a Torino e nel suo comprensorio. ”Praticamente tutti i processi in primo e secondo grado celebrati direttamente a seguito dell’operazione Minotauro del 2011 o a seguito di indagini ad essa collegate hanno visto una significativa affermazione delle tesi di accusa sostenute, con la condanna della gran parte degli imputati per il delitto di cui all’art. 416 bis”. Una parola importante è stata scritta proprio in questi giorni con la sentenza della Corte di Cassazione che confermato le condanne in rito abbreviato nell’ambito del processo Minotauro. Altro importante tassello è costituito dal procedimento Albachiara al quale è affidata la ricostruzione degli interessi criminali delle cosche nel basso Piemonte.

Liguria
Per quanto riguarda il distretto di Genova, l’attività investigativa svolta negli ultimi tempi ha infatti confermato la presenza nella zona di alcune “locali” della `ndrangheta la cui attività è stata recentemente ribadita anche da due collaboratori sentiti come testi nel corso del dibattimento recentemente conclusosi nell’ambito del processo “La Svolta” dinanzi al Tribunale di Imperia. Le ‘ndrine sembrano essere attive soprattutto nel ponente ligure, con una spiccata pervasività sulle amministrazioni locali e sulle attività imprenditoriali presenti sul territorio.

Emilia Romagna
Quanto infine al distretto di Bologna i magistrati dell’antimafia hanno accertato l’esistenza, e la forte espansione, di un potere criminale di matrice ‘ndranghetista in grado di coinvolgere apparati politici, economici ed istituzionali. Quella che un tempo era riconosciuta come una regione con un ottimo modello amministrativo ed un elevato tenore di vita, può essere definita oggi ”una terra di mafia”. Già la relazione dello scorso anno aveva certificato ”una infiltrazione che ha riguardato, più che il territorio in quanto tale con una occupazione “militare”, i cittadini e le loro menti; con un condizionamento, quindi, ancor più grave”. In Emilia la ‘ndrangheta parla crotonese. Le indagini, anche quelle più recenti, hanno accertato la forte pervasività della cosca dei Grande Aracri di Cutro, che nel tempo è stata capace di mettere le mani non solo sul circuito di distribuzione degli stupefacenti ma anche sugli appalti di alcuni importanti lavori pubblici.

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