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Mafie News

Mafia Capitale: due arresti, svelato patto con la 'Ndrangheta

prestipino-pignatonedi Miriam Cuccu - 12 dicembre 2014
“Mafia originale e originaria”, l’ha definita il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, l’organizzazione criminale che è stata scoperchiata dall’inchiesta “Mafia Capitale”. Inchiesta che ieri ha portato all’arresto di altri due soggetti ritenuti vicini alla ‘Ndrangheta: sono Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, accusati di aver creato un collegamento tra alcune cooperative gestite dall’organizzazione di Massimo Carminati, considerato il capo indiscutibile, e la cosca Mancuso di Limbadi. E Pignatone assicura: “Presto ci saranno nuove operazioni”.
I Carabinieri sono intervenuti nelle province di Roma, Latina e Vibo Valentia. Un’altra persona risulta in libertà, ma è stata perquisita. Sequestrati inoltre, dalla Guardia di finanza di Roma, due società cooperative riconducibili all’imprenditore Salvatore Buzzi.

"L'associazione criminale romana, grazie alla mediazione di Rotolo Rocco – si legge nell’ordinanza – aveva stipulato un accordo con il clan Mancuso di Limbadi, in virtù del quale aveva potuto svolgere le proprie attività in Calabria godendo della protezione della 'Ndrangheta”. Rotolo risulta formalmente assunto dalla "Cooperativa 29 Giugno", intestata a Buzzi, società nella quale ha lavorato anche Ruggiero negli anni ’98-’99, per poi passare alla Roma Multiservizi spa, presieduta sino all'ottobre 2013 da Franco Panzironi, ugualmente arrestato. Il patto, prosegue l’ordinanza, è stato stipulato per fare in modo che la cupola romana potesse “svolgere le proprie attività in Calabria godendo della protezione della 'ndrangheta mentre il clan Mancuso aveva inviato su Roma un proprio emissario, Giovanni Campennì, tramite il quale avviare attività imprenditoriali in collaborazione con l'associazione romana".
"Il fatto sta così, che io sono andato dai Mancuso per Salvatore Buzzi e i Mancuso mi hanno mandato a sto soggetto..." è il contenuto delle intercettazioni di un incontro tra Buzzi, Ruggiero, Rotolo, e un quarto soggetto non identificato. "Rocco, lui, è il nipote di Peppe Piromalli” dice Ruggiero, che poi passa a parlare dell’incontro avvenuto nel 2009 con la cosca Mancuso, “il perno centrale che comanda (…) dice 'alt compari, un attimo, parliamo'... ci siamo messi a parlare 'noi siamo... in questo periodo bersagliati... sappiamo tutto ciò che è successo a Vibo... noi siamo bersagliati dai giudici... dai cosi... però chiamiamo un ragazzo... che è pulito nella legge e quindi...”. Il ragazzo “pulito nella legge” è Giovanni Campennì, “imprenditore di riferimento”, si legge nell’ordinanza, dei Mancuso. La cosca consente a Buzzi di operare in Calabria per un affare sul ricollocamento di immigrati. Ma in cambio, cinque anni dopo, chiede che la gestione dell'appalto della pulizia del mercato Esquilino venga affidata a Campennì. “Lo sai che sei stato rispettato, no? – ricorda Ruggiero a Buzzi – so’ passati 5 anni... t’ha toccato qualcuno là sotto?”. Per un affare del genere, però, serve il parere di Carminati, di cui l’imprenditore riceve l’approvazione: “Come no, ma scherzi” risponde l’ex “Nero” della Banda della Magliana. D’altronde, Roma è una piazza troppo grossa per poter essere controllata solo dalla mafia capitolina. “Non c'è un'unica associazione mafiosa che controlla Roma, come a Palermo o Reggio Calabria – ha assicurato il procuratore Pignatone – Ci sono alcune associazioni specifiche che sono a Roma, come per esempio a Ostia i Fasciani e altre, collegate a Cosa nostra, nella città". La ‘Ndrangheta, che più delle altre mafie si è estesa al centro-Nord e all’estero, non è da meno.

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