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Mafie News

‘Ndrangheta in Emilia Romagna: sequestrati beni per 5 milioni di euro

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di AMDuemila - 24 settembre 2014

La cosca Grande Aracri nel tessuto imprenditoriale del Reggiano
L’operazione, scattata nelle province di Reggio Emilia, Perugia e Crotone, ha permesso di accertare la presenza capillare della ‘Ndrangheta in Emilia Romagna con il sequestro di 40 beni immobili, tra terreni e fabbricati, alla cosca Grande Aracri di Cutro (KR). I fratelli Sarcone, tutti imprenditori edili di origine cutrese, da anni si sono stabiliti in Emilia, e risultano essere affiliati alla cosca calabrese particolarmente attiva nelle estorsioni ai danni di imprenditori operanti in vari settori dell’economia locale. A loro sono riconducibili beni con valore palesemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta.

Il sequestro è stato disposto in via d’urgenza dal Presidente del Tribunale di Reggio Emilia, su richiesta del Direttore della Dia Arturo De Felice, dopo che gli investigatori del Centro Operativo di Firenze avevano rilevato, da parte di familiari di uno dei fratelli, ripetuti tentativi di sottrarre al sequestro ingenti somme di denaro.

Oltre ai beni immobili sono stati sequestrati numerosi autoveicoli, intestati a persone fisiche e giuridiche, quote societarie e compendi aziendali, nonché consistenti disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro.

L’operazione riguarda un procedimento di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali, avviato dopo una richiesta formulata dal Direttore della Dia all’esito di un’accurata analisi – effettuata dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze – delle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese nei settori imprenditoriali dell’Emilia Romagna. È in questo contesto che è stata monitorata la posizione dei quattro fratelli Sarcone, tutti pregiudicati. Nicolino Sarcone, artigiano edile 47enne, nel 2013 è stato condannato in primo grado a otto anni ed otto mesi per associazione mafiosa, estorsioni e incendio, essendo stato accertato il suo ruolo di vertice nella famiglia di Grande Aracri. Sarcone era stato arrestato nel 2003 nell’operazione “Edilpiovra” che aveva portato alla luce un giro di estorsioni, danneggiamenti e false fatture che sarebbero stati compiuti per favorire la cosca di appartenenza. Le indagini avevano consentito di mettere in luce la penetrazione della 'Ndrangheta nel Reggiano, con attività estorsive – che sarebbero state dirette da Francesco Grande Aracri – a gestori di esercizi pubblici e privati e fatturazioni seriali per operazioni inesistenti nei confronti di imprenditori, in particolare nel settore dell’edilizia, destinate a celare la 'dazione di denaro' che il gruppo chiedeva alle vittime, minacciando ritorsioni e azioni incendiarie.
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