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‘Ndrangheta, nuovi arresti: fermato in Olanda Francesco Nirta, condannato per la faida di San Luca

nirta-francesco-webA Palinuro scattate le manette anche per il latitante Massimiliano Sestito
di Miriam Cuccu - 21 settembre 2013
La Squadra Mobile di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo della polizia italiana erano sulle sue tracce da una quindicina di giorni. Venerdì pomeriggio, in collaborazione con la polizia Olandese, l’hanno arrestato in un lussuoso appartamenti di Utrecht. Si tratta di Francesco Nirta, 39 anni, legato alla famiglia di ‘Ndrangheta Nirta-Strangio.
L’arresto di Francesco Nirta consegna definitivamente alla giustizia un altro protagonista della faida di San Luca. Al momento dell’arresto, Nirta non ha cercato di scappare ma si è piuttosto complimentato per la buona riuscita dell’operazione, alla quale ha partecipato anche l’Interpol.
Nirta, latitante dal 2007, era inserito nell’elenco dei dieci latitanti più pericolosi. Su di lui pende una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Bruno Piazzata, ucciso nelle campagne di Casignana il 4 gennaio 2007. Il delitto si inserisce negli episodi della faida di San Luca, che vede contrapposte le famiglie dei Nirta-Strangio e dei Pelle-Vottari, culminata con la strage di Duisburg la notte di Ferragosto del 2007 nella quale morirono, di fronte al ristorante “da Bruno”, sei persone ritenute appartenenti ai Pelle-Vottari.

Da anni le due famiglie erano costantemente ai ferri corti: nel 1991 fu uno scherzo di Carnevale (un lancio di uova) a scatenare quella che sarà ricordata come la faida di ‘Ndrangheta più sanguinosa.  Il 14 febbraio dello stesso anno furono uccisi Francesco Strangio e Domenico Nirta, rispettivamente di 20 e 19 anni.  Con l’intervento delle famiglie più potenti del posto, il conflitto fu sedato, ma non definitivamente spento. Nel 2006, poco prima di Natale, dei colpi di arma da fuoco ferirono gravemente il boss Francesco Pelle, detto “Ciccio Sandokan”, che da quel momento fu costretto alla sedia a rotelle. Il capobastone non fece attendere la sua risposta, e il 26 dicembre un agguato determinò la morte di Maria Strangio, moglie del boss Giovanni Luca Nirta e cognata di Francesco, arrestato ieri pomeriggio. Il bimbo di cinque anni, che la donna teneva con sé, rimase miracolosamente incolume. Dopo pochi giorni, il 4 gennaio, venne ucciso Bruno Piazzata. Per il suo omicidio il 12 luglio 2011 la Corte d’Assise condannò Francesco Nirta. Nella sentenza anche le condanne all’ergastolo per altre sette persone, tra cui Giovanni Strangio, uno degli esecutori materiali della strage di Duisburg, arrestato sempre in Olanda, ad Amsterdam, il 12 marzo 2009.
"Questa operazione è stata possibile anche grazie alla credibilità che la Procura di Reggio Calabria ha all'estero. Riusciamo a lavorare tramite rogatorie con le Procure di tutta Europa, dell'America del nord e del sud grazie alla credibilità conquistata in decenni" ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, che ha seguito personalmente insieme al sostituto Francesco Tedesco l'indagine che ha portato all'arresto del latitante 'ndranghetista. "Abbiamo lavorato con rogatorie dirette, on line, modulate in base a quello che serviva alla collega della procura di Amsterdam che ci ha seguiti. Siamo rimasti in contatto al telefono fino a ieri sera", ha poi continuato il magistrato, spiegando che la collaborazione tra le due forze di polizia italiana e olandese è stata necessaria a causa delle diverse normative giudiziarie dei due Paesi: "La polizia giudiziaria olandese non può eseguire una perquisizione d'iniziativa perchè è necessario un decreto del giudice, non può farlo nemmeno la procura".
"L'Europa - ha concluso Gratteri - è piena di latitanti che continuano a mantenere gli interessi della 'ndrangheta nei paesi esteri, smerciando droga riescono a mantenere la propria latitanza e nel contempo continuano a mantenere i rapporti con i territori di provenienza e a ingrassare la 'ndrangheta".

‘Ndrangheta: arrestato un altro latitante nel salernitano
Latitante da agosto dopo essere fuggito dal regime di semilibertà, Massimiliano Sestito, 42 anni, è stato arrestato dalla squadra mobile di Roma mentre prendeva il sole sulla spiaggia di Palinuro, nel salernitano. Sestito, appartenente alla cosca di ‘Ndrangheta Iozzo-Chiefari-Procopio, presente nella provincia calabrese di Soverato, è accusato di omicidio, associazione a delinquere e traffico di sostanze stupefacenti. Il 20 agosto 1991, a poco più di 20 anni, ha ucciso un appuntato dei carabinieri con dei colpi di pistola per farsi strada in un posto di blocco a Satriano, in provincia di Catanzaro. Per questo è condannato a trent’anni di reclusione.
Al momento dell’arresto Sestito ha fornito dei documenti falsi ma i poliziotti, dai quali è stato subito riconosciuto, durante la perquisizione della casa dell’amico con il quale si accompagnava hanno trovato documenti autentici a lui riconducibili. Ritenuto secondo le indagini soggetto di spicco della ‘Ndrangheta calabrese che ha messo le radici nella capitale, Sestito è stato portato nel carcere di Vallo della Lucania, nel salernitano.

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