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STATO CONTRO STATO: Reggio Calabria è la città dei veleni. Come fu Palermo.

di-landroIl procuratore generale Di Landro al Csm: Indaghate sui misteri che da Reggio Calabria si diramano a Palermo, Rome e Milano
di Nerina Gatti - 21 giugno 2013
“In tre anni non si è arrivati ancora ad una verità sulla strategia del terrore attuata a Reggio Calabria nel 2010”. A parlare è il procuratore generale Salvatore Di Landro la più alta carica della magistratura requirente della città sullo Stretto. Riusciamo a contattare Di Landro telefonicamente, a Reggio nessuno sa dove sia.  “Sono in vacanza, non sono sparito” ci rassicura Di Landro.
Conferma di aver inviato un ampio dossier a Roma sulle ultime vicende che circondano la sparizione dell’ex pentito Nino Lo Giudice e agli interrogativi che il suo memoriale sta suscitando in varie procure d’Italia.
Ma ha voglia di chiarire, perché intorno al pentito “spentito” Nino “il nano” Lo Giudice ci sono troppe ombre. Lui l’ha da sempre sostenuto, dentro e fuori le aule di tribunale, ma purtroppo fino ad ora nessuno aveva voluto vederci chiaro. Allora Di Landro prende carta e penna e prima di partire per le vacanze, mette tutto nero su bianco.

Nino detto “il nano”, si era auto accusato degli attentati del 2010 nei confronti di alcuni magistrati della procura di Reggio Calabria, era agli arresti domiciliari. Scompare due settimane fa circa, fa  recapitare un plico contenente un memoriale e un video in cui ritratta tutte le accuse e al tempo stesso afferma di esser stato indotto a mentire da quella che lui definisce “la cricca inquisitoria”di cui farebbero parte fra gli altri l’ex procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ora a capo di quella romana, Michele Prestipino, Beatrice Ronchi e  l’ex capo della Squadra Mobile reggina, Renato Cortese, anche lui ora a Roma.
Ricostruendo le pressioni subite, Lo Giudice lancia accuse anche al procuratore aggiunto della DNA Gianfranco Donadio che si occupa delle indagini sulle stragi di Palermo e che lo avrebbe interrogato in merito.
Ma perchè il procuratore generale ha sentito il bisogno di informare Roma su queste vicende solo ora se è da sempre che dichiara, anche, in sede processuale, che il vero mandante delle bombe non era Lo Giudice?
Di Landro è critico nella gestione del pentito Lo Giudice:“Perchè in tre anni non si è riusciti a capire la verità! Mentre ora è inequivocabile quello che sostengo io da anni che dietro a Lo Gudice c’è un burattinaio! Ho sentito l’esigenza di relazionare gli organi istituzionali centrali su questa vicenda. Una relazione, corposa nella quale si parla ovviamente di Lo Giudice delle sue dichiarazioni, che io ho commentato, evidenziando che ci sono grosse incongruenze. Anche nel memoriale ci saranno cose vere e cose false, ma alla luce del suo comportamento, si desume che avevo ragione che se a mettere le bombe era stato lui, l’aveva fatto su mandato di altri.. ” Chi sarebbero gli altri? “Non so, l’ho giò accennato in passato ma son fatti vecchi” risponde. Nei primi tempi il procuratore aveva indicato come possible motivazione all’attentato alla procura generale i cambiamenti nell’ufficio che lui aveva effettuato che avevano poi visto il sostituto procratore generale Franceso Neri trasferito per incompatibilità ambientale dalla sezione disciplinare del CSM. Nel  memoriale “il nano” riferendosi a Di Landro dice che ”lui sapeva chi sono i burattini e i burattinai”. Sempre secondo il procuratore generale il memoriale sembra scritto per giustificarsi con qualcuno: “Quindi c’è la prova che esiste un burattinaio al quale lui fa riferimento. “ Ribadisce con fermezza che “la causale per gli attentati non era la sua”. Fatto che viene evidenziato anche dal gip di Catanzaro Assunta Maiore, che ha emesso le ordinanze di custodia cautelare per gli attentati, che osservava come, rispetto alle dichiarazioni di Lo Giudice, mancassero l’attendibilità sulla causale, la genesi e la scelta degli obbiettivi. Ma alla domanda sul bazooka fatto ritrovare vicino al Cedir, Di Landro rifiuta sempre di parlarne. Lo stesso Lo Giudice nel suo memoriale non ne parla. Perchè?
Il dossier di Di landro in pratica è una richiesta d’ispezione sull’intera vicenda Lo Giudice e anche una richiesta di chiarezza sulle ombre ed i misteri che hanno circondato le intercettazioni preventive disposte dalla procura negli anni di Pignatone.
Sembra di esser stati catapultati nella Palermo dei veleni. Degli scontri incrociati tra magistrati. Dei pentiti il cui pentimento più che a fare chiarezza intorbidisce le già poche verità. Chi è che usa Lo Giudice? A chi giova la “collaborazione” di questo “nano” che vendeva angurie sul lungomare reggino?
“In seguito al suo allontanamento sono in corso gli approfondimenti necessari, nella cornice del suo comportamento, prima della sua sparizione. Sarebbe ingenuo pensare e limitare il memoriale di Lo Giudice e i messaggi in esso contenuti solo alle indagini che lo rigiardano direttamente.” Queste sono le parole del nuovo capo della procura di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, che in merito alla vicenda non ha voluto commentare oltre.
Ma la lista di persone alle quali “il nano” ha raccontato di esser stato “imbeccato” è lunga. Dal capitano dei Carabinieri Spadaro Tracuzzi, che le condotte illecite con i Lo Giudice è in carcere da oltre due anni ma che ha denunciato in tentativo di pressione da parte di due investigatori, denuncia ora archiviata. A denunciare le bugie di Nino c’è da sempre il fratello Luciano Lo Giudice, Antonio Cortese, anche lui interrogato da Donadio ed  entrambi tutt’ora in carcere, il pentito Marco Marino, i compagni di cella del “nano”, il pentito Di Dieco,  il pentito Massimo Napoletano, che durante un interrogatorio alla presenza del procuratore Pignatone e di quello di Catanzaro, Vincenzo Lombardo (al quale spettano le indagini sugli attentati ai magistrati reggini)  disse che Lo Giudice gli riferì che le accusa al magistrato Alberto Cisterna gli erano state dettate dalle cosche reggine. Napoletano spedì anche una lettera a Cisterna alla DNA il 6 giugno 2012 nella quale scriveva:”Lo Giudice mi parlò di un bazooka che venne fatto rinvenire vicino alla Procura, appositamente per rendere più credibile la sua collaborazione”. Quel bazooka che una telefontata aveva fatto ritrovare, definendolo un ”sorpresa per Pignatone”. Ma perchè a Pignatone? Cosa c’entrava lui con le bombe a Di Landro. Su questo punto non si riesce mai a trovare una risposta prescisa.

Tratto da: nerinagatti.com

Pubblicato su: Lanotiziagiornale.it

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