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Mafie News

Fiancheggiatori Messina Denaro, il pentito Canale è inattendibile: sette prosciolti

di AMDuemila
Per ben due volte la procura aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip aveva chiesto l’imputazione coatta

Nessun riscontro è stato trovato alle parole del pentito calabrese, Simone Canale, 39 anni. Per questo motivo il Gip di Palermo Guglielmo Nicastro ha deciso di prosciogliere sette dei presunti fiancheggiatori del super latitante di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro. Le persone coinvolte sono Vincenzo Salpietro, vecchio capo della famiglia mafiosa di Trabia, in provincia di Palermo, e sua moglie Francesca Chiaramonte (entrambi difesi dall’avvocato Bonaventura Zizzo), Vito Manzo (di Campobello di Mazara, difeso da Giuseppe Barbera e da Benito Capellupo), calabresi Antonio Penna (difeso da Carlo Catuogno), Francesco Leva, Nicola Alvaro e Domenico Antonio Mollica. L’inchiesta era iniziata nel 2015 quando Canale era stato ascoltato dall’ex procuratrice aggiunta Maria Teresa Principato e dal sostituto Maurizio Agnello, oggi aggiunto a Trapani. La procura, siccome non ha trovato alcun riscontro alle dichiarazioni del pentito, aveva già chiesto per ben due volte l’archiviazione, il 24 novembre 2016 ed il 21 marzo 2017. Il giudice Lorenzo Matassa, il 23 marzo 2017, aveva però disposto l’imputazione coatta. Mentre ieri è arrivata il “non luogo a procedere”, come peraltro era stato richiesto dalla stessa accusa, rappresentata dal sostituto Pierangelo Padova. Nella lista c’era anche Francesco Muraria deceduto, però, prima della decisione.
Il pentito aveva fatto i nomi dei boss siciliani e calabresi, che avrebbero favorito la latitanza della primula rossa di Castelvetrano. “Un collegamento forte con Messina Denaro era con Nicola Alvaro che curava i rapporti con la Sicilia. - ha raccontato - Antonino Penna mi ha detto che un chirurgo plastico che lavora al carcere di Biella ed ha un fratello che lavora alla Procura di Aosta, si sarebbe occupato per una modifica dei lineamenti del latitante”. Sempre riguardo una presunta nuova identità del superlatitante, il pentito ha sostenuto: “Messina Denaro ha assunto l’identità di una persona deceduta, suo coetaneo, tale particolare sulla sua latitanza mi è stato riferito da Vincenzo Salpietro nel 2009. Sempre lui mi ha confidato che lo stesso continua ad essere nascosto nel Trapanese e si sposta solo per qualche viaggio. Salpietro mi ha anche riferito che attraverso la moglie, che abita a Trabia si scambiava notizie con una delle sorelle di Messina Denaro”.
Il collaboratore era anche a conoscenza che “per la strage dei giudici Falcone e Borsellino sono stati interessati gli Alvaro per la fase preparatoria” e che “Messina Denaro si reca in Calabria dove si incontro con Nicola Alvaro, Domenico Pennica e Domenico Mollica. Esistono collegamenti con soggetti indicati come massoneria in quanto coinvolti nell’ambiente criminale e facenti parte delle istituzioni. - ha proseguito - Pino Penna, Diego Rado, Nicola Alvaro e Salpietro hanno rapporti con esponenti massoni”.
Canale ha anche spiegato che Renato Francesco Mammoliti, Nicola Alvaro e Salpietro” gli hanno confidato che “Messina Denaro ha rapporti con esponenti delle istituzioni” e “Penna mi ha anche detto che Messina Denaro sarebbe protetto dai Servizi segreti i quali peraltro in passato si sono adoperati per creare faide tra i vari gruppi criminali attivi in Calabria”. Oltre a questo, il collaboratore ha sostenuto che “Salpietro mi ha riferito che lui può fidarsi della moglie in quanto trattasi di una donna d’onore”.

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