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Depistaggio via d'Amelio, indagati due magistrati che indagarono sull'eccidio

di AMDuemila
Gli avvisi di garanzia sono giunti per Annamaria Palma e Carmelo Petralia. L'accusa è di calunnia aggravata

L'inchiesta sul depistaggio per la strage di via d'Amelio si arricchisce di un nuovo capitolo. La Procura di Messina, investita dalle indagini sui magistrati, ha iscritto nel registro degli indagati due ex pm che si occuparono delle indagini sull'eccidio di via d'Amelio: Annamaria Palma e Carmelo Petralia, oggi rispettivamente avvocato generale dello Stato a Palermo e procuratore aggiunto a Catania. Proprio il coinvolgimento di un magistrato in servizio alla Procura etnea ha fatto scattare la competenza dei colleghi messinesi. L'accusa nei loro confronti è di calunnia aggravata dall'avere favorito Cosa nostra. Lo stesso reato contestato ai tre funzionari di polizia già sotto processo: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.
Ai due magistrati, così come alle persone offese dal reato (Cosimo Vernengo, Gaetano La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto, Giuseppe Urso e Natale Gambino) la Dia di Catania ha notificato un avviso per un accertamento tecnico irripetibile che si terrà il prossimo 19 giugno al Racis dei carabinieri, a Roma in presenza dei consulenti degli indagati e delle persone offese.
Gli accertamenti tecnici irripetibili, perché c'è il rischio che le prove vadano perdute, a quanto è dato sapere riguarderebbero le cassette con le intercettazioni delle conversazioni del falso pentito della Guadagna, Vincenzo Scarantino, registrate durante il periodo in cui quest'ultimo era sottoposto al programma di protezione nei primi anni Novanta.
Che Scarantino fosse stato "indotto a mentire" era già emerso nel corso del processo Borsellino quater, così come avevano stabilito i giudici della Corte d'Assise. Contestualmente la Corte, alla lettura della sentenza, aveva disposto la trasmissione ai pm dei verbali d’udienza dibattimentale “per eventuali determinazioni di sua competenza”.
A sua volta la procura nissena ha trasmesso una tranche dell'inchiesta ai colleghi messinesi perché accertassero se nella vicenda, ci fossero responsabilità di magistrati.

Foto © Imagoeconomica

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