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Mafie News

''Cupola 2.0'', così la mafia torna ad essere palermocentrica

4Video e Foto
di Aaron Pettinari
Le parole degli inquirenti dopo gli arresti odierni

"Minchia hai visto Bernardo Provenzano...? sta morendo... mischino...E se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno... è vero zio Mario?". Era questo uno dei passaggi di un'intercettazione di qualche anno fa tra Santi Pullarà, uno dei pezzi grossi di Santa Maria di Gesù, figlio dell'ex reggente Ignazio, ed il capomafia Mario Marchese. Con la morte di Provenzano prima, e Riina poi, Cosa nostra ha ritrovato la forza di riorganizzarsi fino ad istituire una Nuova commissione provinciale con una forte influenza "palermocentrica". Il dato viene evidenziato con forza durante la conferenza stampa a commento dell'operazione "Cupola 2.0" che ha portato all'esecuzione di 46 fermi (che dovranno superare il vaglio del Gip), colpendo mandamenti di primissimo piano come quelli di Pagliarelli, Porta Nuova, Bagheria-Villabate e Misilmeri-Belmonte Mezzagno. "Questa operazione conferma l'importanza della creazione delle direzioni distrettuali antimafia, nate 27 anni fa per dare spazio, nel contrasto alla mafia, a una visione unitaria del fenomeno che non fosse un mero approccio atomistico ai singoli gruppi associativi - ha detto il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi - L'indagine odierna è il frutto della messa in comune di 4 distinti filoni investigativi e proprio lo scambio delle informazioni e il coordinamento ha consentito di cogliere nei mesi scorsi movimenti, incontri e contatti sospetti per la qualità dei protagonisti che ci hanno fatto scoprire il tentativo di un ritorno a un assetto unitario all'organizzazione delle famiglie".



La svolta è arrivata quanto i carabinieri sono riusciti ad intercettare, all'interno di un'autovettura, due mafiosi. Un conversazione in cui si faceva riferimento proprio all'avvenuto summit alla presenza di tutti i capimandamento della provincia di Palermo. "Era una riunione ad altissimo livello - ha aggiunto Lo Voi - dove si è discusso dell'esigenza di stabilire un ritorno alle regole. Per certi versi è sembrato di rileggere le dichiarazioni rese a suo tempo da Tommaso Buscetta che confermano come Cosa nostra in questo senso non sia cambiata e non rinuncia alla sua struttura unitaria e verticistica". In quella riunione è anche emerso che la Commissione si riunisce solo per decidere le questioni gravi, come ad esempio gli omicidi. Infatti l'operazione ha sventato l'omicidio di un pregiudicato, "colpevole" di fare estorsioni senza l'autorizzazione di Cosa nostra. In totale sono 28 i taglieggiamenti scoperti dai carabinieri che hanno effettuato l'indagine. Nove delle vittime hanno spontaneamente denunciato il racket del pizzo. Tra i settori presi di mira dagli estortori commercianti e imprenditori soprattutto nel settore delle costruzioni.

Mineo il "nuovo" volto da cui ripartire
Per diritto di anzianità e senza particolari opposizioni Cosa nostra aveva scelto come "Presidente" o "referente principale" il volto di Settimo Mineo. Lo Voi ha ricordato la partecipazione di quest'ultimo al maxi processo. La sua caratura criminale era stata individuata già dal giudice Giovanni Falcone: "Ne avevano parlato pentiti come Buscetta, Contorno e Vitale". "Al processo - ha raccontato Lo Voi - disse che non conosceva nessuno dei suoi 360 e oltre coimputati nonostante un comune giro di assegni con personaggi come Nicolò Greco e Salvatore Buscemi".


Fine dei corleonesi?
Alla conferenza stampa ha partecipato anche il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho che si è complimentato con la Procura ed i carabinieri che hanno inferto questo nuovo colpo all'organizzazione criminale: "Per anni la commissione di Cosa nostra è stata sbilanciata sulla figura di Riina. Col suo arresto tutto si è fermato, la commissione non ha funzionato più. Dopo la morte del padrino corleonese i capi hanno sentito l'esigenza di muoversi e ridisciplinare l'organizzazione. E' necessario cogestire gli affari come la droga e il traffico di rifiuti in cui la mafia fa accordi con 'ndrangheta e camorra e serviva una struttura che fosse punto di riferimento". "La designazione di Mineo al vertice - ha spiegato - significa che la commissione è tornata a spostarsi a Palermo, dopo decenni di strapotere corleonese e che Palermo è tornata centrale". Il capo della Dna ha descritto una mafia che tenta di evitare i conflitti interni. "Si designa il più anziano come vertice - ha aggiunto - Non si parla di merito. Nessuno usa il proprio carisma, nessuno si sente migliore degli altri. Si vogliono superare gli accordi a due o a tre". Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il comandante della Legione dei carabinieri Giovanni Cataldo, il comandante provinciale Antonio Di Stasio ed il procuratore aggiunto Salvatore De Luca. "Dalle indagini è emerso che Matteo Messina Denaro, che prima o poi lo Stato dovrà catturare, non comanda sulla Provincia di Palermo - ha commentato quest'ultimo - La Commissione era tornata a riunirsi dopo 25 anni e la rete degli affari emersi con le indagini vanno dalle estorsioni al traffico di droga fino al nuovo business delle Scommesse on line. Un altro dato è che allo stato non vi è una conflittualità tra i perdenti della guerra di mafia, i cosiddetti 'scappati', ed i corleonesi. Ciò significa che Cosa nostra si ricompatta, anche se è in difficoltà".
Con l'operazione odierna è lecito chiedersi se davvero sia finita un'era all'interno di Cosa nostra. Si riparte da questa indagine per ricostruire i nuovi organigrammi senza dimenticare un dato: nell'intercettazione di qualche anno fa Sutera e Marchese sottolineavano che il cambiamento passava anche dalla morte degli altri "corleonesi". "Non se ne vedono lustro e niente li frega... ma no loro due soli (Riina e Provenzano, ndr), tutto 'u vicinanzo'" diceva sempre Marchese facendo poi i nomi dei più importanti appartenenti allo schieramento corleonese: i fratelli Graviano, Leoluca Bagarella e il latitante Matteo Messina Denaro. Quest'ultimo è ancora latitante mentre i primi sono in galera dove devono scontare svariati ergastoli. Sono gli stragisti ancora in vita. Nomi di spessore da cui è davvero difficile pensare di prendere totalmente le distanze.

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