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Calogero Zucchetto, il poliziotto che sapeva scovare i latitanti

zucchetto calogero comemorazionedi Davide de Bari
A trentasei anni dall’omicidio il suo esempio è ancora attuale

Calogero Zucchetto era un poliziotto che faceva il proprio lavoro con passione e attraverso il quale credeva che si potesse sconfiggere la mafia. Si arruolò all’età di 19 anni e fu tra i primi agenti della scorta del giudice Giovanni Falcone. Dal reparto scorte passò alla Squadra mobile di Palermo. E’ qui che conobbe il commissario Ninì Cassarà, assassinato da Cosa nostra in un agguato il 6 agosto 1985. Zucchetto setacciava discoteche e paninerie con il suo giovanile entusiasmo e aria simpatica. Aveva agganci nel mondo della prostituzione, del mercato ortofrutticolo e nelle sale corse dove si concentrava la manovalanza mafiosa. Il poliziotto era un segugio, non aveva orari, studiava le carte e girava per Palermo con il suo “Vespone” alla ricerca di fonti e di piste investigative. L’agente diede un'importante contributo, insieme a Cassarà, nella stesura del rapporto “Greco Michele + 161”, la radiografia delle famiglie mafiose dopo la seconda guerra di mafia iniziata agli inizi degli anni ’80 che evidenziò come i corleonesi di Luciano Liggio, Salvatore Riina e Bernando Provenzano avevano conquistato il potere del gotha di Cosa nostra. Zucchetto riuscì ad entrare in contatto con uno dei primi pentiti di mafia, Totuccio Contorno, il quale riferì circostanze utili alla redazione del rapporto.
Con il commissario Cassarà andava spesso in giro in moto nei vicoli di Palermo, in particolare nella borgata, dove era nato, di Ciaculli, feudo del boss Michele Greco detto “Il Papa”. Nessun poliziotto prima di lui ebbe il coraggio di entrare nei quartieri mafiosi. Zucchetto dava la caccia ai latitanti con lunghi e rischiosi appostamenti, uno dei suoi obbiettivi era il boss di Villabate Salvatore Montalto. E’ in questa occasione che si era imbattuto in Pino Greco detto “Scarpuzzedda” (uno dei killier più feroci dei corleonesi) e Mario Prestifilippo che non erano ancora schedati come mafiosi. I due riconoscendo Zucchetto riuscirono a scappare. Qualche giorno dopo, il poliziotto prenderà parte a un importante operazione che poterà all’arresto del capo della famiglia di Villabate. La cattura del latitante riuscì proprio grazie a Zucchetto che tra settembre e i primi di novembre del ’82 tenne sotto stretta sorveglianza la villetta del boss arrestato poi il 7 novembre. Per questo suo modo vincente di investigare, Cosa nostra decise di eliminarlo. Così, qualche giorno più zucchetto calogero 610tardi, il 14 novembre 1982 in via Notarbartolo fu trafitto da cinque colpi d’arma da fuoco sparati da due sicari in motocicletta mentre usciva dal bar Collica dopo aver consumato un panino e una bibita. Il commando che uccise Zucchetto era composto da Pino Greco e Mario Prestifilippo, gli stessi che avevano visto il poliziotto aggirarsi in moto per il quartiere. A ordinare l’assassinio furono i componenti della “cupola mafiosa” ovvero Totò Riina, Bernardo Provenzano e il boss della Noce Raffaele Ganci.
Per il lavoro svolto e l’abnegazione alla sua divisa gli è stata riconosciuta la Medaglia d’oro al valore civile con la motivazione: “Mentre conduceva una delicata operazione investigativa al fine della ricerca e della cattura di pericolosi latitanti, nel quadro della lotta alla criminalità organizzata, in un vile e proditorio agguato tesogli da ignoti criminali, veniva fatto segno a numerosi colpi mortali di arma da fuoco immolando, così, la giovane vita ai più alti ideali al servizio delle Istituzioni. Palermo, 14 novembre 1982”.

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