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Cosa Nostra: confische per 9 milioni a imprenditore vicino ai clan

confisca beni maranzano padi Emiliano Federico Caruso - Video
Antonino Maranzano, imprenditore già raggiunto da una condanna a 8 anni di reclusione, era considerato il sodale del boss palermitano Francesco Bonura e il faccendiere per la "messa a posto" degli affari edilizi per conto dei clan di Uditore, in provincia di Palermo.
Nella giornata di oggi, dietro disposizione della Sezione misura di prevenzione del tribunale di Palermo, la polizia ha eseguito il decreto di confisca di 9 milioni in beni suddivisi tra immobili, rapporti finanziari, polizze vita e aziende nei confronti del 78enne Antonino Maranzano.
L'imprenditore palermitano si occupava principalmente della gestione degli interessi mafiosi nel campo dell'edilizia per conto di Francesco Bonura, boss dell'Uditore in 41 bis dal 20 giugno del 2006, che prese le redini del clan dopo che Giuseppe Inzerillo venne ucciso nel corso della Seconda guerra di mafia.
Vicino anche a Gaetano Sansone, altro boss del Palermitano che, tra l'altro, ospitò Totò Riina durante la sua latitanza, Maranzano era di fatto considerato una sorta di tuttofare in grado di sistemare gli affari dei clan della provincia di Palermo e di riscuotere il pizzo per conto dei boss locali ai danni delle imprese sparse nei dintorni di Palermo. Per investigatori infatti, oltre ad essere il punto di riferimento dei clan di Uditore, Maranzano si sarebbe in particolare “...attivato in favore di Francesco Bonura, sottocapo della famiglia mafiosa dell'Uditore, e di altri appartenenti al sodalizio per le gestione di attività imprenditoriali poste in essere nell'interesse di Cosa nostra” e avrebbe anche “...consentito a esponenti del calibro di Bonura e Gaetano Sansone di continuare a operare in modo occulto le loro infiltrazioni nel settore dell'edilizia in una condizione dominante”.
Abilissimo a muoversi negli ambienti edilizi e finanziari, al punto che di lui parlava bene anche uno come Antonino Rotolo, il numero 25 dei pizzini di Bernardo "'u Tratturi" Provenzano e capomandamento di Pagliarelli ora in 41 bis, nel giugno del 2010 Maranzano venne infine coinvolto con altre 17 persone (una 18ma fuggì e si diede alla latitanza) in una serie di arresti le cui accuse replicavano il perfetto curriculum del mafioso, tra associazione a delinquere di tipo mafioso (il 416 bis), l'estorsione e il trasferimento fraudolento di valori.



All'epoca, nel corso dell'operazione che vide impegnati 200 agenti della Sezione criminalità organizzata, gli inquirenti scoprirono un esteso giro di interessi mafiosi, di cui in particolare Maranzano garantiva la copertura dell'intera filiera: dall'acquisto dei terreni, all'imposizione delle aziende edilizie incaricate dei lavori, fino allo smaltimento finale dei materiali di risulta. Tra gli appalti che all'epoca interessarono i vertici di Cosa Nostra, ci fu anche la costruzione di uno dei termovalorizzatori della discarica di Bellolampo, nel Palemitano.
Tra parentesi, qualche anno dopo, nel 2015, ci avrebbe pensato il pentito Francesco Chiarello, che deteneva una sorta di Libro mastro delle estorsioni per conto dei clan di Borgovecchio, a svelare agli inquirenti molti dei meccanismi della criminalità organizzata palermitana. Tra le altre cose, Chiarello rivelò come i clan di Uditore e di Porta Nuova fossero quasi arrivati allo scontro armato a causa del mancato pagamento di una partita di cocaina.
Al termine dell'intero corso di indagini e di arresti, il 17 gennaio 2013, con una sentenza divenuta irrevocabile il 21 febbraio 2014, Maranzano venne infine condannato a otto anni di detenzione.
Abilissimo a muoversi con cautela, l'imprenditore era riuscito a nascondere agli inquirenti la sua propietà della 3G Costruzioni e servizi s.r.l. ponendosi come socio occulto e intestandola a Francesco Gottuso. Inoltre conosceva bene il funzionamento giudiziario e sapeva come reagire ai vari provvedimenti che lo raggiungevano, al punto che gli investigatori si sono impegnati molto per ricostruire nei dettagli la sua rete di relazioni mafiose, affari, proprietà e aziende:

- Il capitate sociale intero della società 3G Costruzioni e servizi s.r.l.
- Sette immobili in corso Calatafimi ed in via Giuseppe Sunseri a Palermo
- 16 appartamenti a San Vito Lo Capo
- Due autovetture e due autocarri
- L'intero capitale della ditta Edil Color srl
- 11 appartamenti, 5 cantine/box e un esercizio commerciale in via Evangelista Di Blasi a Palermo
- Un ufficio in via Francesco Speciale a Palermo
- Il capitale sociale intero della societa’ Immobiliare Cld s.r.l.
- Vari conti correnti bancari e polizze assicurative

Oltre alla confisca, che conclude il sequestro del 2011, a Maranzano è stata anche riconosciuta dal Questore una certa pericolosità sociale, che ha portato a una misura di prevenzione personale e all'obbligo di soggiorno per tre anni.

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