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Domiciliari Dell'Utri: ''Pericolosità consistente ma non di eccezionale livello''

dellutri marcello 0 c imagoeconomicadi Karim El Sadi
Uscite le motivazioni del Tribunale di Sorveglianza che hanno confermato il differimento di pena

L'ex senatore Marcello Dell'Utri sta scontando ai domiciliari la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Questa mattina Il Fatto Quotidiano ha pubblicato le motivazioni della sentenza del Tribunale di Sorveglianza che lo scorso 5 ottobre ha deciso di confermare la detenzione domiciliare per ulteriori cinque mesi. Secondo il collegio presieduto dal giudice Marco PatarnelloIl quadro della sua pericolosità è senza dubbio molto consistente – è scritto nel provvedimento del 28 settembre –. A parte la latitanza in Libano (…), appare molto significativo constatare come i fronti giudiziari a carico del predetto non si esauriscano nel pur gravissimo titolo in esecuzione”, ossia l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, “ma sono caratterizzati (…) anche da almeno tre vicende estremamente gravi ed allarmanti, anche con condanna non definitiva, fra cui spicca la recente, gravissima e pesante condanna disposta in via non definitiva dagli uffici giudiziari di Palermo”. I giudici si riferirebbero alla sentenza del 20 aprile scorso del processo Trattativa Stato-mafia, dove l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado dai giudici palermitani a 12 anni di carcere per "attentato a Corpo politico dello Stato" assieme ad ufficiali dell'Arma e capimafia.
Riguardo il differimento della pena, nel provvedimento viene inoltre spiegato che sebbene Dell’Utri in passato “ha avuto accesso a mezzi e risorse pressoché illimitati e relazioni criminali, istituzionali e politiche di primissimo livello”, oggi “il quadro della sua pericolosità si è andato avvicinando a quello, pur sempre molto elevato, più propriamente riferibile a un condannato per fatti gravissimi, di 70 anni, con un quadro di grave infermità, con un fine pena non lontano, ancora dotato di assai rilevanti risorse di ogni genere e del tutto lontano da qualsiasi rivisitazione critica del proprio passato deviante, ma verosimilmente non più di eccezionale livello”. In pratica i giudici farebbero riferimento alle recenti condizioni di salute dell'imputato. Sul Fatto Quotidiano si legge che l'ex senatore “E' affetto da cardiopatia, diabete e da un tumore prostatico. A luglio scorso è stato operato una prima volta nella casa di cura Mater Dei di Roma, sottoposto a una angioplastica coronaria con l’impianto di stent. Ci sono state delle complicanze e così ha dovuto affrontare una seconda operazione d’urgenza. Per quanto riguarda il tumore (è stato già sottoposto a radioterapia), invece, come scrivono i periti del Tribunale “il paziente necessita di condurre uno stile di vita corretto con alimentazione regolare, riposo adeguato, ma anche la possibilità di muoversi (…)”. Per questo motivo la condizione di Dell'Utri quindi non sarebbe compatibile con la detenzione, come sostengono i periti. Posizione questa condivisa anche dai giudici i quali sottolineano che nonostante i domiciliari “occorre rilevare che la sua elevata pericolosità sociale esclude rigorosamente il contatto con persone diverse dai familiari conviventi”.
Dell'Utri rimarrà quindi a casa sua, non più dal figlio come stabilito al principio ma nel suo appartamento di Segrate (Milano), almeno fino al febbraio 2019. Quando i giudici decideranno in base alle condizioni di salute se l’ex senatore dovrà tornare o meno in carcere per scontare la condanna definitiva (inflitta nel 2013).
Una decisione che ha suscitato già le proteste di diversi familiari di vittime di mafia come Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione vittime familiari di via dei Georgofili che aveva detto: "I tribunali di sorveglianza sono qualcosa che noi siamo costretti a guardare con avversità, perché la mafia ci ha rovinato la vita e le collusioni con la mafia sono state la causa di dolore e disperazione, perché non hanno mai consentito a causa di trasversalità, completa giustizia per le nostre vittime. Riina è morto in carcere con tutte le patologie che aveva, e chiunque abbia legami con la mafia deve morire in carcere, perché le nostre vittime sono morte nel loro letto, a causa di "collusioni mafiose" che hanno indotto Riina a massacrare i nostri figli per avere annullato il carcere duro, attraverso probabili intercessioni di nascenti partiti politici. Lo Stato ci deve un processo sulla scia di indagini in corso per i "concorrenti della mafia" per la strage di via dei Georgofili e forse solo allora sapremo chi è innocente rispetto alle stragi del 1993".

Foto © Imagoeconomica

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