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Caravaggio rubato, la Procura di Palermo riapre l'inchiesta

caravaggio nativitadi Aaron Pettinari
Torna di grande attualità la vicenda del furto della celebre Natività di Michelangelo Merisi da Caravaggio che venne trafugato la notte del 17 ottobre 1969 nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo.
L'opera, il cui valore ammonterebbe a venti milioni di dollari, venne staccata con una sorta di lametta e portata via dall'oratorio durante la notte. Ad accorgersi della sparizione, solo il giorno dopo il furto, furono le anziane perpetue della parrocchia che avvertirono il sacerdote.
Oggi la Procura di Palermo ha riaperto un fascicolo sul caso, seppur contro ignoti, con l'indagine che è stata assegnata al procuratore aggiunto Marzia Sabella e al pm Roberto Tartaglia. Fino ad oggi vi sono state diverse indagini. C'era chi pensava fosse stata distrutto, chi invece fosse finita in Svizzera per essere venduta sul mercato clandestino dell’arte. Ma il dipinto, nella top ten dei più ricercati dall'Fbi, ha fatto perdere le sue tracce al punto che l'indagine è stata sempre archiviata. Recentemente nuovi input agli inquirenti sono stati dati dalla commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi.
Secondo la relazione, presentata gli scorsi mesi, l'opera non è stata distrutta ma si trova da al di fuori dal nostro Paese, in uno o più Paesi dentro e fuori l’Europa a causa della probabile scomposizione della stessa in più parti, effettuata per mimetizzarne la provenienza furtiva e massimizzare i proventi derivanti dalla vendita non di uno ma di più quadri, ciascuno parte di un capolavoro assoluto. “Pertanto, a livello internazionale - osserva Bindi nella Relazione finale sul lavoro svolto dalla Commissione antimafia - occorrerà una forte cooperazione giudiziaria e intergovernativa per seguirne le tracce e auspicabilmente arrivare un giorno a ritrovarla e restituirla alla città di Palermo, alla Nazione e al mondo della cultura”. Sempre nel documento vengono individuati sia gli esecutori materiali sia coloro che hanno gestito le fasi successive della custodia e del trasporto dell’opera, e della successiva vendita.
Grazie alle voncergenti dichiaraizioni di alcuni collaboratori di giustizia come Gaetano Grado e Francesco Marino Mannoia si è compreso come quel furto, inizialmente maturato negli ambienti della microcriminalità, suscitò poi l'interesse di Cosa nostra al punto che i boss si interessarono in prima persona.
La Natività fu quindi consegnata, dopo alcuni rapidi passaggi di mano, prima a Stefano Bontade come capo del mandamento “competente” per il furto e poi a Gaetano Badalamenti, all’epoca a capo dell’intera organizzazione mafiosa. Secondo quanto riferito da Francesco Marino Mannoia (che in precedenza aveva dichiarato che l'opera era stata distrutta) Badalamenti curò il trasferimento all'estero, verosimilmente in Svizzera. Lì il dipinto sarebbe stato diviso in più parti per essere piazzato sul mercato dei trafficanti di opere d'arte.
Altro dettaglio emerso è che l’intermediazione nella vendita dell’opera sarebbe stata curata da un fiduciario, esperto antiquario, venuto dalla Svizzera, oggi defunto.
Un soggetto che è stato anche identificato in un riconoscimento fotografico effettuato da parte di uno dei collaboratori di giustizia che lo aveva visto personalmente all’epoca dei fatti.
Dopo la trasmissione delle carte alla Procura di Palermo si è aperta nuovamente l'inchiesta e nelle prossime settimane potrebbero essere sentiti i primi testimoni come Guido De Santis, piccolo pregiudicato palermitano da anni residente in Puglia indicato da alcuni collaboratori di giustizia come uno degli autori materiali del furto.

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