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Caso Agostino, i familiari chiedono il processo

agostino ida foto 2L’avvocato di parte civile Repici deposita istanza ai pm
di AMDuemila
L’omicidio dell’agente Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio, assassinati il 5 agosto 1989, è, purtroppo, uno di quei casi senza verità e giustizia. Ad occuparsi delle indagini è la Procura di Palermo per mano dei pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia che, nei mesi scorsi, hanno completato una serie di approfondimenti investigativi ordinati dal giudice Maria Pino nel giugno 2015. Il giudice, infatti, aveva rigettato la richiesta di archiviazione dei magistrati concedendo altri sei mesi di tempo d’indagine nei confronti degli indagati, ovvero l’ex poliziotto Giovanni Aiello, detto “faccia di mostro”, ed i mafiosi Gaetano Scotto e Antonino Madonia, boss di Resuttana. Il Gip aveva suggerito di compiere approfondimenti sul depistaggio che per anni ha portato il caso Agostino in un vicolo cieco a cominciare dalle prime indagini su un delitto passionale inesistente, seguita allora dal Capo della Squadra mobile Arnaldo La Barbera, ed aveva accolto la richiesta del legale di parte civile della famiglia Agostino, Fabio Repici, a recuperare la trascrizione integrale dell’audizione dell’ex prefetto Luigi De Sena davanti ai pm di Caltanissetta il 19 novembre 2010.
Non solo. Nel provvedimento di giugno si disponeva di mettere a confronto il padre dell'agente ucciso, Vincenzo Agostino, con l'ex poliziotto della squadra mobile di Palermo sospettato di essere “faccia da mostro” (l'uomo con la faccia butterata sospettato di aver avuto un ruolo su stragi e delitti eccellenti tra gli anni ottanta e novanta).
Confronto all’americana avvenuto lo scorso febbraio. “E' quello 'faccia da mostro', l'uomo che cercava mio figlio!” aveva urlato Vincenzo Agostino riconoscendo Aiello come l’uomo che venne a cercare il figlio pochi giorni prima dell’omicidio.
agostino vincenzo schiera augustaSempre il Gip aveva suggerito di approfondire le indicazioni dei pentiti Vito Lo Forte ed Angelo Fontana e di interrogare Vito Galatolo, il pentito dell'Acquasanta che nel novembre 2014 ha svelato il piano di morte nei confronti del pm Di Matteo. Anche i collaboratori sono stati sentiti ed hanno fornito indicazioni importanti. Nonostante gli accertamenti siano stati compiuti la Procura deve ancora esprimersi sul chiedere o meno un rinvio a giudizio nei confronti degli indagati e così l’avvocato di parte civile, Fabio Repici, ha depositato una memoria ai pm, firmata anche dal padre Vincenzo Agostino, sollecitandoli ad “assumere le determinazioni conclusive” ed “esercitare l’azione penale nei confronti degli indagati, previa emissione dell’avviso di conclusione delle indagini”. Secondo il legale, tutte le sollecitazioni investigative pronunciate dal gip “hanno trovato conferma piena: non resta che procedere con la richiesta di un processo”. A riportare la notizia del deposito è Il Fatto Quotidiano che spiega come nella memoria di parte civile, firmata anche da Agostino padre, si legge che “sono incontrovertibili le acquisizioni sulla sinergia tra Madonia, Scotto, Aiello, e un blocco criminale, individuato tra Polizia e servizi segreti”. “Il processo si deve fare - conclude Repici - anche per ripagare le persone offese dalle oltraggiose azioni di depistaggio, correlate alla necessità che possenti apparati criminali mantenessero l’impunità”.

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