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Mafie News

Omicidio Alfano, spunta un nuovo indagato nell'inchiesta ''ter''

alfano beppe web4Inviati anche gli atti su due magistrati a Reggio Calabria
di Aaron Pettinari
Da quando i collaboratori di giustizia Carmelo e Francesco D'Amico hanno fornito spunti ed indicazioni sull'omicidio del giornalista Beppe Alfano l'inchiesta “ter” condotta dalla Dda di Messina ha preso veramente un nuovo impulso.
I pm della procura messinese, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, avevano iscritto nei mesi scorsi nel registro degli indagati il 41enne barcellonese Stefano Genovese, killer “a pagamento” e fedelissimo del boss Giuseppe Gullotti, con l’accusa di aver preso parte a quell'esecuzione l’8 gennaio del 1993 in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto. Adesso, dopo 22 anni da quell'omicidio, vi è una nuova iscrizione nel registro degli indagati, quella del presunto fiancheggiatore di Genovese che avrebbe preso parte alla fase preparatoria dell'esecuzione. L'ex killer della famiglia “Barcellonese”, Carmelo D'Amico, aveva infatti raccontato dell’esistenza di un complice che, nascosto nell’auto di Stefano Genovese, parcheggiata vicino alla stazione degli autobus, avrebbe fatto da basista per coprire la fuga. A parlarne è la Gazzetta del Sud che svela il nome dell'indagato, il barcellonese Basilio Condipodero.
In particolare a riferire di lui sarebbe Francesco D'Amico, in un verbale secretato dell'ottobre 2014.

“Nel 1993 circa è stato commesso l’omicidio del giornalista Alfano, del quale non ricordo il nome di battesimo; in questo momento ricordo, anzi, che il suo nome era Beppe – diceva ai pm - Alfano fu ucciso nei pressi del ponte di Barcellona…all’incirca…il bar ‘Gran Cafe”; non ricordo il nome preciso della via; anzi, in questo momento mi pare che la strada fosse via Marconi”. Poi il collaboratore aggiunge di aver ricevuto una confidenza dal fratello: “…mio fratello Carmelo, dopo che usci’ dal carcere nel 1995, a seguito del triplice omicidio Raimondo-Geraci-Martino, mi disse che quell’omicidio non era stato commesso da Antonino Merlino, che dunque era stato arrestato un innocente e che l’esecutore materiale di quel fatto di sangue era stato, in realtà, Stefano Genovese. Mio fratello Carmelo non mi disse come fosse venuto a sapere queste circostanze. Per l’omicidio Alfano furono arrestati Merlino e Pippo Gullotti ma mentre Merlino non c’entrava niente, era coinvolto in pieno Gullotti... Mi pare di ricordare che Carmelo mi disse anche che all’omicidio Alfano aveva partecipato tale Basilio Condipodero, soggetto anche lui affiliato ai barcellonesi. Specifico però che non sono sicuro che mio fratello mi abbia riferito di tali circostanze. Mi pare di ricordare che la partecipazione di Condipodero all’omicidio Alfano me l’abbia riferita qualcun altro, ma in questo momento non ricordo chi”. Ma le novità non si sono fermate qui. A quanto pare la Dda nelle scorse settimane ha trasmesso per competenza ‘incrociata’ ex art. 11 c.p.p. alcuni verbali dei due fratelli D’Amico ai colleghi di Reggio Calabria. A quanto pare i due avrebbero fornito elementi su due magistrati che in passato hanno lavorato tra Barcellona Pozzo di Gotto e Messina. Sui due verbali vige il massimo riserbo ma è chiaro che se si è arrivati ad una tale decisione è perché vi sono elementi ritenuti rilevanti e da approfondire.

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